“Hanno ripetutamente attuato le procedure raccomandate da Boeing, ma non sono riusciti a controllare il velivolo”. È quello che hanno fatto i piloti dell’aereo Ethiopian Airlines, il volo che si è schiantato a febbraio in Etiopia uccidendo 157 persone.  È quanto emerso dal rapporto preliminare sulle cause dell’incidente del 10 marzo: a precipitare nei pressi di Addis Adeba è stato un Boeing 737 Max 8, decollato appena sei minuti prima. Dopo il disastro aereo, tutti gli aerei 737 del produttore americano sono stati bloccati, in attesa di revisione. Lo schianto in Etiopia è stato infatti il secondo in cinque mesi in circostanze simili per quel tipo di jet: anche l’aereo Lion Air precipitato a ottobre nel mare vicino Giacarta è caduto poco dopo il decollo e dopo oscillazioni violente e ravvicinate. Gli occhi sono puntati sul sistema anti-stallo, che gli esperti sospettano sia all’origine dei disastri.

A presentare le prime conclusioni è stata la ministra dei Trasporti etiope, Dagmawit Moges, spiegando che secondo il rapporto “il sistema di controllo di volo dell’aereo deve essere rivisto dal produttore”. Boeing ha comunicato che analizzerà il dossier. Inoltre, “le autorità per l’aviazione – ha proseguito Moges – dovranno verificare che la revisione del sistema di gestione di volo dell’aereo venga correttamente effettuata“, prima che i jet siano autorizzati a volare di nuovo. La ministra non ha fatto esplicito riferimento al sistema di stabilizzazione (Maneuvering Characteristics Augmentation System, Mcas), che potrebbe aver avuto un ruolo chiave nell’incidente e che già era stato chiamato in causa nello schianto del 737 Max 8 in Indonesia.

Il sistema Mcas è stato creato appositamente per i 737 Max, per correggere un’anomalia aerodinamica legata ai motori pesanti. Nel novembre scorso Boeing spiegava in una nota agli equipaggi che un errore della sonda che misura l’angolo d’attacco (che valuta i flussi d’aria in relazione alle ali) avrebbe potuto portare il sistema a spingere brutalmente l’aereo in picchiata. Raccomandava ai piloti, nel caso, di disattivare il sistema e “disconnettere i compensatori elettrici”, questo “sino alla fine del volo”. Il Wall Street Journal, citando persone che hanno avuto accesso ai dati delle scatole nere dell’aereo, ha riferito che i piloti avrebbero “inizialmente” rispettato la procedura d’emergenza, riaccendendo poi il sistema. Intanto, Boeing tenta di correggere il Mcas per ridurne la forza d’azione. E l’agenzia federale dell’aviazione statunitense (Faa), dopo aver rivisto le prime modifiche proposte, ha annunciato di aver creato un gruppo d’azione che comprende Nasa e autorità per l’aviazione civile internazionali, per valutare gli aggiustamenti. Il direttore delle indagini in Etiopia, Amdiye Ayalew, ha precisato anche che per avere il rapporto completo bisognerà attendere fra sei mesi e un anno.

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