L’Aula del Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge che prevede l’inapplicabilità del giudizio abbreviato ai delitti puniti con la pena dell’ergastolo. Il provvedimento ha ottenuto 168 sì, 48 no e 43 astenuti.

“Con questa legge”, ha dichiarato il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, “diamo un segnale fortissimo a tutti i cittadini di questo Paese. Ora c’è la certezza della pena, non ci sono più gli sconti di pena a cui i criminali un po’ si sono abituati in questo Paese quando ci sono reati gravissimi”. Secondo il ministro si tratta di “un segnale forte a tutti i cittadini onesti: chi sbaglia con noi al governo paga. L’approvazione di questa legge è un tassello molto importante in questa direzione ed è anche un altro punto del contratto di governo che diventa legge”.

Anche Liberi e uguali ha votato a favore del testo. Durante le dichiarazioni di voto, il senatore ed ex presidente di Palazzo Madama Pietro Grasso ne ha spiegato le motivazioni: “Tutto ci divide dall’attuale maggioranza e dal governo”, ha detto, “non condividiamo pressoché nessuna delle scelte adottate finora”. Ma dopo la premessa, ha aggiunto: “Ritengo questo provvedimento un tassello nella direzione giusta, anche se continuo a denunciare, come già ho avuto modo di esprimere in occasione del voto sul cosiddetto ‘spazzacorrotti’, l’errore madornale di provvedimenti specifici in materia penale invece di una più larga revisione dell’intera procedura”. Quindi ha continuato: “La ratio dietro il giudizio abbreviato si riduce tutta in questa valutazione: è sempre lecito, per ogni tipo di reato, diminuire di un terzo la pena in cambio di un risparmio di tempo di circa un anno nella durata del processo in primo grado? Onestamente, per me, no. Vorrei si facesse particolare attenzione su un punto fondamentale: la quantificazione della pena non ha nulla – ripeto: nulla! – a che fare con la sua funzione rieducativa, che riguarda il successivo passaggio dell’esecuzione. Eliminare il rito abbreviato per i reati gravissimi, quindi, non è vendetta, non è rigore, non è giustizialismo. Significa invece restituire al giudice la possibilità di un vero adeguamento della pena al caso concreto sulla base di valutazioni, non sulla base del rito scelto”.

Forza Italia invece si è astenuta. “Noi siamo convinti”, ha dichiarato il senatore di Forza Italia Enrico Aimi, “che debba essere conservato l’istituto del giudizio abbreviato perché garantisce equilibrio anche a favore delle persone offese in un procedimento o per esempio dei pentiti. Io non ho le stesse certezze che vedo invece in quest’Aula. La nostra sarà un’astensione benevola, ma critica anche perché c’è un fondato rischio di impugnativa da parte della Corte costituzionale. Dobbiamo tornare con i piedi per terra e domandarci veramente se l’eliminazione del rito abbreviato porterà a quei benefici di cui parla la maggioranza”.

Ha votato a favore Fratelli d’Italia. “Abbiamo deciso di farlo per frenare l’eccessiva indulgenza di certi magistrati come dimostra il caso di alcuni giorni fa, che ha portato a dimezzare la pena per un omicidio volontario, adducendo una non meglio precisata tempesta emotiva da parte dell’assassino”, ha detto il capogruppo di Fratelli d’Italia in Commissione Giustizia Alberto Balboni. “Avremmo preferito che fosse stato stabilito che prima di applicare le attenuanti, almeno per i reati motivati da motivi abietti o futili o comunque perpetrati da chi ha adoperato sevizie o ha agito con crudeltà, fossero applicate le aggravanti. E in questo contesto riteniamo che dovrebbero essere ricompresi anche reati odiosi come la violenza sessuale o lo sfruttamento della prostituzione. Ma su tutto Fratelli d’Italia continua a ritenere che non è sufficiente escludere dal rito abbreviato alcune storture, ma piuttosto che quando una pena viene irrogata, questa sia scontata sul serio”.

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