I dubbi del Colle diventano quelli di molti. Li condivide la presidente del Senato Elisabetta Alberti Casellati, “fanno comodo” alla Lega. Nelle ore successive alla lettera con cui Sergio Mattarella ha accompagnato il suo ok alla commissione d’inchiesta sulle banche, il M5s ha assicurato prudenza, “senso dello Stato e responsabilità“, ha detto Luigi Di Maio, come testimonia anche il video in cui Gianluigi Paragone assicura che la commissione non cercherà vendette. Se oggi Casellati su Repubblica invoca ancora “equilibrio” e auspica che “i componenti della commissione siano scelti tra esperti del settore”, il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro, dalle pagine del Corriere della Sera risponde: “L’obiettivo non è punire“, semmai “far luce”. Nessun commento invece dalla Lega che sul tema non si è mai scaldata come i colleghi di governo. Fonti parlamentari leghiste indicano come data per il via libera definitivo dopo la metà di maggio: il timore del Carroccio è che il M5s possa sfruttare il tema delle banche per rilanciarsi in vista delle elezioni Europee, in programma il 26 maggio prossimo.

“Condivido la preoccupazione del presidente Mattarella”, dice la presidente del Senato Casellati intervistata da Repubblica. Per la seconda carica dello Stato “la delicatezza della materia” impone rigore e un’azione “dentro il perimetro delineato dalla Costituzione”. “Diversamente – osserva Casellati – io ritengo che il rischio possa essere quello di una destabilizzazione dei risparmiatori e di una pericolosa ricaduta sui mercati finanziari“. Per questo motivo, spiega, “mi sembra opportuno che i componenti della commissione siano scelti tra esperti del settore che con la loro sensibilità politica e giuridica sappiano affrontare con equilibrio un così difficile compito”, sostiene Casellati.

Proprio i componenti della commissione potrebbero diventare l’oggetto di un braccio di ferro sotterraneo tra Lega e M5s. A guidarlo sarebbe quella parte del Carroccio che fa riferimento al sottosegretario Giancarlo Giorgetti, l’uomo nel governo più vicino al governatore di Bankitalia Ignazio Visco e al governatore della Bce Mario Draghi. Oltre all’ostruzionismo delle opposizioni, proprio la battaglia sui nomi potrebbe diventare complice della Lega nel rallentare l’avvio della commissione. In primis mettendo un veto sulla presidenza, per cui il candidato designato dal M5s è appunto Paragone. “Non intendiamo consentire ai Cinquestelle di dare spettacolo con la loro demagogia sulle banche durante la campagna elettorale per le Europee”, è il pensiero che il Corriere della Sera attribuisce agli ambienti leghisti vicini a Giorgetti. Al contrario il M5S vuole correre, nelle stesse ore in cui aumenta il pressing sul ministro Giovanni Tria per firmare il decreto rimborsi ai truffati dalle banche.

“Ci sono difficoltà tecniche, ma sono superabilissime. Nei prossimi giorni avremo il decreto”, risponde Fraccaro proprio sul tema. Intervistato dal Corsera, il ministro ha voluto ribadire come “i membri della commissione agiranno nel pieno rispetto delle norme, delle proprie prerogative e di quelle altrui”. Una replica al Colle ma soprattutto a tutti coloro che stanno sfruttando la lettera del Quirinale per mettere ulteriori paletti al lavoro d’inchiesta. “L’obiettivo non è di punire, ma di imparare dagli errori del passato”, evidenzia Fraccaro. “Finalmente si potrà lavorare per far luce sulle vicende degli ultimi anni che hanno portato migliaia di famiglie in una situazione drammatica“. “Certamente non si sovrapporrà” alle funzioni di Bankitalia e Bce “ma, nella sua autonomia, analizzerà temi importanti: dalle agenzie di rating ai conflitti d’interesse nelle gestioni bancarie”, ribadisce ancora Fraccaro. Chiarimenti che difficilmente però permetteranno al M5s di accelerare sulla formazione della Commissione: la partita è tutta da campagna elettorale.

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