Due disabili sul treno sono troppi. Lei deve scendere, anche perché non ha preavvertito. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, è quanto si è sentito dire dal controllore il 45enne Edoardo Lucheschi, milanese, disabile al 100 per cento, che ha deciso di raccontare ciò gli è capitato su un convoglio della Trenord. Venerdì 22 marzo Lucheschi era salito con la signora che lo assiste sul convoglio Trenord alla fermata di Cadorna: era diretto a Bovisa, dove la sua assistente doveva andare a prendere la figlia da scuola. Una volta raggiunto il vagone, ripiegata la carrozzina e preso posto, è arrivato il controllore del treno, che ha invitato Lucheschi a scendere: a bordo c’era già un altro disabile e il 45enne non aveva preavvertito la società, così come prescritto sul sito società: i passeggeri che hanno bisogno di assistenza devono farlo sapere 48 ore prima del viaggio. Così Lucheschi è sceso ed è tornato a casa. Qui lacrime irrefrenabili e la voglia di raccontare tutto al fratello avvocato: una volta appreso quanto accaduto (Edoardo Lucheschi non può parlare, quindi è costretto a scrivere), è partita una lettera di denuncia a Trenord per chiedere i danni. La compagnia lunedì mattina ha risposto con sette mail – fa sapere il Corsera -, di cui una con le scuse al 45enne: “Ci dispiace moltissimo per quanto accaduto, segnaliamo la possibilità di avvalersi del nostro supporto tramite mail o numero verde“.

Contattata dal Corriere della Sera, poi, Trenord ha fatto sapere di aver aperto un’indagine interna e preso contatto con Lucheschi. “Il fatto non doveva accadere e non rappresenta lo standard del servizio di assistenza che offriamo a circa 60 passeggeri ogni giorno” hanno detto dall’azienda. E in effetti ciò che non ha funzionato, stando alla ricostruzione di Lucheschi e del fratello, è stato proprio l’atteggiamento del controllore, troppo brusco nell’intimare un ordine così delicato. “Bastava un minimo di flessibilità nell’interpretazione delle regole per evitare l’allontanamento” ha detto il fratello avvocato di Edoardo Lucheschi, secondo cui “mio fratello non richiedeva alcuna assistenza né un sedile particolare, era già sistemato e stava benissimo”. Secondo quanto raccontato dal legale al quotidiano di via Solferino, “mio fratello Edoardo non ha neanche potuto ribattere, è sceso dal treno e tornato a casa con le lacrime agli occhi per la rabbia – ha spiegato – Già è difficile per un disabile conquistare l’idea di poter fare qualcosa quasi come tutti gli altri, magari si sforza di organizzarsi, di non chiedere aiuto a esterni, di non pesare“.

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