E’ il 2006 quando una ricerca dell’Eures segnala che i morti in famiglia superano quelli della mafia. Un paragone che colpisce Matilde D’Errico, anima e in parte volto di una tv di servizio, che dopo ricerche e analisi propone a Rai3 una nuova trasmissione: “Lì è scattato qualcosa in me. Sapere che il mio lavoro può salvare anche una sola donna mi riempie di soddisfazione”, ci racconta mentre al montaggio coordina i suoi collaboratori. Ideatrice e regista di Amore Criminale in onda dal 2007, conduttrice dello spin off Sopravvisute. 

Sono passati dodici anni, cosa è cambiato?
“I numeri purtroppo sono rimasti gli stessi, con lievi oscillazioni. Nel 2018, considerando i primi dieci mesi, sono state uccise 106 donne. Il problema è capire perché una coppia diventa una polveriera e si arriva a un omicidio. Fin da subito ho chiesto una collaborazione con l’Arma dei carabinieri e la polizia di Stato, non doveva essere per me solo racconto ma impegno civile e sociale.”

Come scegliete le storie?
“C’è un lavoro di redazione accuratissimo, i canali sono i più vasti: dalla ricerca sul web ai giornali fino alle segnalazioni degli avvocati. I criteri sono diversi, per le quattordici puntate annuali le storie devono essere trasversali sia dal punto di vista geografico che dal punto di vista dello stato sociale.”

Incontrate le famiglie prima delle registrazioni?
“Si, facciamo un lavoro di relazione molto lungo. Non contattiamo mai personalmente le famiglie, c’è un dolore vivo e bisogna muoversi con cautela. L’incontro avviene solo quando loro sono pronti per una fase conoscitiva, spieghiamo come funziona la trasmissione e diamo loro del tempo per riflettere. Non forziamo mai, se c’è il sì iniziamo tutto il lavoro con lo studio dettagliato degli atti giudiziari, un nuovo incontro con le famiglie, cominciamo a lavorare sulle interviste e alla docufiction. Dagli atti processuali apprendiamo tutto, a volte anche quello che loro non sanno.”

Amore Criminale è un programma di servizio pubblico ma qual è l’effetto concreto che una puntata ha sugli spettatori?
“Dopo la messa in onda siamo inondati da mail, telefonate e messaggi di donne. C’è chi scrive perché si è riconosciuta e dopo aver visto la puntata ha voglia di aprire gli occhi, c’è chi ha denunciato ma è disperata perché non è accaduto nulla. Quando ho visto che questo tipo di mail erano diventate veramente tante mi sono posta con la redazione il problema. Ogni volta che una donna ci chiede aiuto noi contattiamo un centro antiviolenza della sua città, raccontiamo la storia e li mettiamo in contatto.”

Capita spesso che il condannato provi a bloccare la messa in onda per vie legali?
“Capita ma non spesso. Noi chiediamo sempre un’intervista all’avvocato della difesa, nel rispetto del principio del contraddittorio.”

Nel programma sono assenti sia la vittima che il colpevole ma è presente la loro storia, le piacerebbe aggiungere un’intervista al condannato o la trova inutile dal punto di vista narrattivo?
“Lo trovo inopportuno dal punto di vista etico, quando ho costruito la prima edizione questo problema me lo sono posto ma la vittima è morta e non può più parlare, perché devo lasciare l’ultima parola a chi sentendosi onnipotente ha pensato di avere un diritto di vita o di morte su una donna? E’ stata una scelta precisa, dal punto di vista televisivo potrebbe suscitare maggiore curiosità ma diventerebbe altro e non mi interessa.”

La visione per lo spettatore è spesso un pugno allo stomaco, per chi lo fa? Non sente il peso di queste vite spezzate?
“Si, tantissimo. Il primo anno sono andata in ‘burnout’, le vittime me le sognavo la notte. Sono stata malissimo, dopo ho imparato a proteggermi, come fanno i medici o gli avvocati. Non è facile nemmeno per tutta la redazione che è formata da persone speciali che, oltre a una grande competenza, hanno una forte sensibilità.”

C’è una storia che l’ha colpita più di altre e che non è riuscita a dimenticare?
“Una volta abbiamo raccontato una storia di pedofilia, una ragazzina era stata abusata per anni da un amico di famiglia. Le diceva che avrebbe ucciso sua madre se lei avesse raccontato tutto. Dopo anni trova il coraggio di parlare con sua madre, la donna denuncia immediatamente e il pedofilo finisce in carcere. Dalla sua cella commissiona l’omicidio della mamma, io gli occhi di quella ragazza non li dimenticherò mai.”

Con “Sopravvissute“, spin off di Amore Criminale, ha voluto dare un messaggio diverso.
“Mi sembrava necessario comunicare alle donne che dalle relazioni tossiche si può uscire. Volevo raccontare soprattutto la violenza psicologica che può essere altrettanto devastante ed è più difficile da riconoscere.”

Come ha vissuto il passaggio da autrice a conduttrice?
“E’ stato abbastanza naturale, mi muovo su temi che conosco. Il mio approccio è quello di una autrice prestata alla conduzione, cerco di andare in sottrazione. Mi sono preparata con un coach perché sono una secchiona.”

“Esistono gli omicidi di uomini e di donne, non il femminicidio”, ha detto il giornalista Giuseppe Cruciani. Per altri il termine è abusato, cosa risponde?
“Penso sia giusto parlare di femminicidio, una donna viene uccisa perché donna. Viviamo ancora in un contesto patriarcale e maschilista.”

Gli uomini ne escono distrutti, esiste un problema culturale e di educazione del genere maschile?
“Esiste ed è enorme, vado nelle scuole a parlarne. Non immagina quanti ragazzini sono possessivi e violenti con le fidanzatine. C’è un problema culturale e di mentalità in Italia. Bisognerebbe inserire nelle scuole un’ora di educazione ai sentimenti.”

Esistono storie, seppur minoritarie, di uomini come vittime. Perché non dargli spazio?
“Qualche volta le abbiamo raccontate a dimostrazione che la nostra non è una trasmissione contro gli uomini. Dal punto di vista statistico sono una minoranza, sono consapevole che raccontiamo una fetta di uomini ma un problema culturale c’è e ne sono certa.”

“Each man kills the thing he loves” (Ogni uomo uccide la cosa che ama) si ascolta nella sigla, il titolo è Amore Criminale. Associare la parola amore a ciò che ammazza ed è criminale è giusto?
“E’ un titolo che tira, se lo sono ricordati tutti fin dall’inizio. E’ un ossimoro volutamente provocatorio, se per parlare a più persone serve un titolo forte ben venga.”

L’argomento spopola nei diversi contenitori, penso al “chi ti picchia non ti ama” della D’Urso alla campagna con le scarpe rosse da Nuzzi o le numerose interviste nei diversi programmi del daytime. Le piace come viene trattata la violenza sulle donne in tv?
“Non sempre in televisione si parla in modo giusto di violenza sulle donne, a volte se ne parla perché l’argomento tira e fa ascolti. C’è chi lo fa bene e c’è chi lo fa in maniera più strumentale, la linea tra usare l’argomento e farlo con spirito di servizio è molto sottile.”

La conduzione di Veronica Pivetti sembra convincente, soddisfatta?
“Scelgo sempre attrici e non giornaliste perché le prime sono al servizio del format. L’attrice recita un copione e Amore Criminale ha la necessità di una voce fuori campo. Sia la Pivetti che la De Rossi sono doppiatrici straordinarie. Veronica è bravissima, una donna intelligente, forte e ha la sensibilità giusta. E’ stata una bella scommessa arrivando lei dalla commedia, avevo intuito che aveva anche chiavi diverse.”

Anche Asia Argento ha condotto, tra le polemiche, Amore Criminale. Dopo il caso Weinstein l’ha sentita?
“Ci siamo sentite e ne abbiamo parlato. Trovo che sia stata coraggiosissima, lei è la vittima imperfetta. L’immaginario pubblico vuole che la vittima sia mite col capo cosparso di cenere, Asia non è così. E’ una donna piena di contraddizioni ma questo non la rende meno vittima. Era una ragazzina e certe affermazioni su di lei le trovo ridicole. Il dolore di una donna ha una scadenza? Quanti le hanno detto grazie? Le altre attrici non si sono esposte, le donne dovrebbero essere solidali.”

Rete 4 ha lanciato un format molto simile, Il terzo indizio, proprio con Barbara De Rossi. Lo ha visto?
Il terzo indizio è uno spin off di Quarto Grado che esisteva prima dell’arrivo di Barbara, sono stata contenta che lei abbia subito trovato una collocazione. E’ un tentativo da parte di Mediaset di cavalcare una trasmissione come la nostra, lascio a chi guarda la possibilità di trovare le differenze.”

Amore Criminale si muove intorno al 5% di share, soddisfatta?
“Si può fare sempre meglio ma siamo soddisfatti perché la domenica sera è affollatissima e con una forte concorrenza su tutte le reti. Le curve sono sempre in crescita e le nostre edizioni si muovono spesso tra il 5-6. Siamo piccoli e sfidiamo i colossi, facciamo quello che possiamo. Alla Rai dico grazie perché continua a darci fiducia, sono stati coraggiosi a crederci quando di violenza sulle donne non ne parlava nessuno.”

Questa sera cosa vedremo?
“Verrà una mamma sopravvissuta alla morte di un figlio di 25 anni, un ragazzo gay ucciso dall’ex fidanzato della sua coinquilina. Affrontiamo due temi: una mamma che sopravvive al figlio e i pregiudizi sull’omosessualià.”

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