Con il dibattito aperto sul memorandum sulla Via della Seta (fino a ieri misterioso nei suoi contenuti) stipulato tra Italia e Cina, sono emerse preoccupazioni e si sono sviluppate polemiche non sempre giustificate sulla penetrazione dei mercati italiani – e conseguentemente anche europei – da parte dei prodotti commerciali cinesi. In questo contesto in molti hanno ricordato che i cinesi hanno anche messo le mani, con Cosco (operatore portuale), sul grande porto del Pireo ad Atene che ha chiuso il 2018 al primo posto per traffico passeggeri e al sesto per movimentazione di container in Europa. Insomma la colonizzazione europea sarebbe già partita anche sotto il profilo logistico.

Gli italiani che se ne lamentano con lacrime di coccodrillo scordano che fu la Troika (anche con il placet italiano) a imporre al governo ellenico le privatizzazioni di porti, aeroporti e ferrovie come ulteriore garanzia dei prestiti ricevuti dall’Europa e dai suoi organismi finanziari, assieme a una raffica di nuove e più pesanti misure fiscali. Chi considerava il piano di salvataggio “insufficiente” – come i tedeschi, “ci volevano più lacrime e più sangue” guidati dall’ex ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble – ha approfittato della privatizzazione dei ricchi aeroporti greci messi in svendita. Il creditore più severo in due tranche ha comprato prima gli scali regionali e poi i maggiori aeroporti, compreso quello di Atene tramite la società aeroportuale tedesca AviAlliance e la Fraport tra il 2015 e il 2017.

Quando nel 2016 i cinesi hanno concluso l’acquisto con l’agenzia delle privatizzazioni greche Hradf del porto del Pireo, non si sono sentite voci di dissenso. Per 280 milioni di euro i cinesi sono venuti in possesso delle chiavi del Mediterraneo. Nessuno ha pensato a un bel consorzio europeo, tipo quello di Airbus, per tenere in mano europea un asset strategico (questo si può definire davvero strategico) per il controllo dei commerci mondiali. Se c’è chi ha approfittato della crisi greca, come Germania e Cina (presto acquisteranno anche il porto di Salonicco), all’Italia non è rimasto che il premio di consolazione. L’acquisto del carrozzone ferroviario ellenico. Scalcinato, privo di mercato e con diverse ferrovie locali a scartamento ridotto.

Alla gara l’Italia ha risposto con un’offerta strabiliante di 45 milioni per gestire circa 350 treni al giorno tra passeggeri e merci (in Calabria c’è lo stesso numero, senza contare i treni merci). Mentre le ferrovie austriache Obb avevano proposto al governo greco di gestirle e risanarle solo se fossero stati i greci a pagare l’azienda ferroviaria. Dai fatti si passa ai poco trasparenti contenuti nel memorandum: ”Le controparti esprimono il loro interesse nello sviluppo di sinergie tra la Via della Seta, il sistema italiano di trasporti e infrastrutture, come – tra gli altri – strade, ferrovie, ponti, aviazione civile e porti e la Rete trans-europea dei trasporti dell’Unione europea (Ten-T)”.

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