Uno, cento, mille Mario Marenco. Chi l’ha conosciuto non ricorda nemmeno più in realtà che voce avesse. Il cabarettista, l’umorista, l’attore, l’architetto Marenco Mario da Foggia, morto a Roma ad 85 anni, è stato uno dei più grandi performer comici nonsense della tv e radio italiana. Banda Arbore e Boncompagni di diritto, compagno di merende, pranzi e cene con Giorgio Bracardi e le sue pernacchie, mezza incollatura più surreale e fintamente sgarrupato di Nino Frassica, Marenco si è guadagnato un posto d’onore in una televisione in cui il disimpegno, il non prendersi troppo sul serio, il far ridere senza ergersi a titani dell’intelletto, era ancora una professione umile e popolare.

Dicevamo della voce. O delle voci. Qualcuno l’ha acciuffato al pelo con la tonalità acuta del bambino Riccardino di Indietro Tutta (1987). Molletta per tenere su il ciuffo, grembiulino a quadretti bianco e azzurro, cartellina, squadernino, melina, Riccardo LaMarmora, che già in Telepatria (1981) con Arbore non ricordava la provincia di provenienza, diventò uno dei personaggi di culto del telequiz più assurdo della storia della tv. Riccardino, in fondo, voleva sempre e soltanto leggere i suoi temini di scuola. Si intrometteva con la sua vocina stridula e spalleggiato da Arbore sciorinava sciocchezzuole da infanzia scoperchiando un piccolo tabù, ovvero l’ironia sul comportamento impostato di tanti bambini. Folle Marenco. Quando ad Alto Gradimento in radio nel 1970 interpretava Carmine Petriccione, una delle mille voci inventate con un paio di tocchi e di inflessioni vagamente dialettali in più, era buono di giocare con Arbore&Boncompagni in una finta telefonata da New York sdoppiandosi in modo mirabolante con la centralinista che gli doveva cedere la linea per almeno dieci minuti. Lontani i tempi dei social e di Skype, la chiamata internazionale, o anche solo l’interurbana poteva diventare un ginepraio infinito.

E Marenco in combutta col diabolico duo di autori su questo disguido mangiava e beveva senza sosta facendo sbudellare dalla risate. Basti pensare all’astronauta spagnolo Raymundo Navarro ballonzolante nello spazio in collegamento via satellite. Oppure, quando l’impianto radiofonico delle sue incursioni si trasferì in tv con L’altra domenica (dal 1976 al 1979), ecco il suo Mr. Ramengo, l’inviato dalle capitali europee come Londra e Parigi, che prendeva un po’ in giro la prosopopea del giornalista Sandro Paternostro, perdendosi in lunghe e strampalate descrizioni storiche e di attualità del paese ospitante, e all’improvviso quando l’attenzione stava per sfumare ecco il tormentone a farti sghignazzare. “Carmine!”, urlava Ramengo riferendosi a un amico/collega “fetentone” che stava fuori campo, intento a scherzare. Tanti i personaggi creati anche solo per qualche puntata o per un’intera stagione: dal professor Aristogitone alla Sgarambona (la fidanzata di Arbore che si lamentava delle scarse attenzioni del compagno), dalla Signorina Paola ad Anemo Carloni, fino alla telescrivente umana un vero e proprio delirio vocale e rumoristico da antologia.

Chiaro che questa versatilità, questo continuo camouflage della propria voce e dei propri personaggi è diventato paradigma per molta radio a venire, uno su tutti per il grande Fiorello. Marenco che esordì comunque su piccolo schermo, dopo Alto gradimento in radio e prima della tv assieme ad Arbore, con tre milanesi come Jannacci, Cochi e Renato nel 1972 con Il brutto e il cattivo, è stato anche un importante architetto e designer soprattutto nell’ambito dei saloni dell’auto e dell’arredo da salotto. Su diversi siti web, infatti, si possono trovare parecchi divani disegnati da lui, rigonfi e vintage, datati anni settanta.

Marenco, infine, ha fatto qualche capatina, sempre in secondo piano anche nel cinema. Il suo colonnello Buttiglione di Alto Gradimento diventò il protagonista dell’omonimo film di Mino Guerrini del 1973 dove ad interpretare il severo e conservatore Buttiglione fu il celebre attore francese Jacques Dufilho, mentre per lui volle mantenere un ruolo totalmente defilato di un tenente dell’ospedale militare. Nel 1980 è nel cast de Il Pap’occhio, diretto sempre da Arbore dove con la banda de L’altra domenica interpreta se stesso. Poi ancora tante piccole parti dimenticate e comunque dimenticabili. Marenco era animale radiofonico puro. Voce e non sense. Mancherà come tutti i grandi che hanno scritto pagine indimenticabili e comiche dello spettacolo italiano del dopoguerra.

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