L’ha detto e l’ha fatto. L’autoproclamato presidente del Venezuela, Juan Guaidò, è rientrato a Caracas, come aveva annunciato domenica attraverso le reti sociali, dopo 10 giorni di assenza in cui ha incontrato i presidenti e le autorità di Colombia, Brasile, Paraguay, Argentina ed Ecuador, sfidando la reazione di Nicolas Maduro e l’ordine del Tribunale supremo del Venezuela di non abbandonare il paese.

Dopo aver convocato i suoi sostenitori a scendere per strada a manifestare alle 11 del mattino (le 16 italiane), Guaidó non ha perso tempo, iniziando già a mandare messaggi attraverso Twitter mentre ancora si trovava all’aeroporto, e poi andando nella piazza Mercedes di Caracas, dove si erano concentrate migliaia di persone. “Continuiamo fermi e decisi nel nostro cammino. In questo momento non c’è niente da celebrare, ma molto da lavorare”, ha scritto, e poi ha subito convocato per questo martedì 5 marzo una riunione con tutti i sindacati dei dipendenti pubblici, per fare importanti annunci, e per sabato 9 ha invitato “tutto il Venezuela a mobilitarsi di nuovo per le strade alla ricerca della libertà”. L’avversario di Maduro ha inoltre ordinato alla Forza armata nazionale di fermare “i collettivi armati chavisti, che hanno massacrato il nostro popolo il 23 febbraio quando hanno bloccato l’ingresso degli aiuti umanitari internazionali. Invito inoltre i militari a mettersi al lato della Costituzione e generare il cambio politico di cui ha bisogno il paese”.

Il punto ora è quale sarà la reazione di Maduro. Guaidò aveva già avvertito che “se il regime tenta di sequestrarmi, sarà uno degli ultimi e più costosi errori“. In un video da un luogo sconosciuto postato sui social network, aveva aggiunto che nel caso Maduro “e i suoi complici osassero cercare di bloccarmi, ci sarà una risposta chiara, con precise istruzioni che adotteranno i nostri alleati internazionali e compagni in Parlamento”. Lo stesso vicepresidente Usa, Mike Pence, ha detto che “il rientro sicuro di Juan Guaidò in Venezuela è della massima importanza per gli Usa. Qualsiasi minaccia, violenza o intimidazione contro di lui non sarà tollerata e avrà una risposta rapida”. Ma al momento tutto è andato liscio. Il leader oppositore è tornato in patria come passeggero regolarmente registrato di un volo commerciale proveniente da Panama, e i diplomatici statunitensi, europei e latinoamericani venuti ad accoglierglo all’aeroporto, pronti probabilmente a fargli da scudo, non sono dovuti intervenire. E’ uscito senza problemi, sorridente e disteso, accolto dall’applauso della folla.

Il governo per ora non ha fatto alcun commento: i media ufficiali lo hanno ignorato, le pagine di Maduro sui social contengono solo post sulle bellezze naturali del Venezuela da visitare durante Carnevale. Solo la vicepresidente Delcy Rodriguez ha detto che si sta pensando a delle misure appropriate da prendere, ma al momento ancora non si sa quali. “Guaidò, in una piazza pubblica si è autoproclamato presidente – ha dichiarato in un’intervista a Russia Today – il che può sembrare stravagante. Ora va avanti con questa stravaganza in alcuni paesi, i cui Governi sono satelliti degli Stati Uniti”. Lo stesso Maduro aveva detto che Guaidò dovrà rendere conto delle sue azioni davanti ai giudici. “Non può andare e venire – ha detto – la giustizia gli aveva proibito di lasciare il paese. Io rispetto le leggi”.

Ma a parte le dichiarazioni, per Maduro qualsiasi decisione in questo caso gli si potrebbe rivolgere contro. Se infatti ordinasse l’arresto di Guaidò, dovrebbe affrontare una dura risposta internazionale, mentre se lo lasciasse libero rimarrebbe indebolito davanti agli occhi dei suoi sostenitori. Secondo Angel Alvarez, politologo venezuelano, “il peggiore scenario per Guaidò sarebbe rimanere detenuto e isolato dalla sua base d’appoggio e della comunità internazionale, finendo come l’oppositore Leopoldo Lopez”, privato della libertà dal 2014 e ora agli arresti domiciliari.

Lo scenario più probabile per Alvarez è che Maduro lo faccia arrestare, scatenando moltissime proteste e una risposta internazionale limitata: “Se la reazione straniera si riduce ad una maggiore pressione diplomatica, accordi più duri e altre sanzioni, ma senza alcuna azione diplomatica o militare, Maduro vince il round”. Per Carmen Beatriz Fernandez, consulente politica venezuelana, invece potrebbe aprirsi un lungo assedio, simile a quello delle città medievali, “un processo duro, che però dà risultati”.

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