Per l’ennesima volta un guasto interrompe i lavori alla centrale nucleare di Zaporizhia, nell’Ucraina centrale. L’impianto, fondamentale per la sicurezza energetica del paese, è stato per la maggior parte costruito con tecnologie e materiali dell’Unione Sovietica e la sua manutenzione è oggi affidata alla compagnia di stato ucraina, Energoatom. Visto l’attrito con Mosca, diverse imprese concorrenti si sono già mosse per avvicinarsi al settore del nucleare civile ucraino, in un connubio fra politica e interessi commerciali di grande rilevanza strategica.

È stato direttamente il sito ufficiale dell’impianto di Zaporizhia, nella giornata del 25 febbraio, a segnalare un improvviso spegnimento della terza unità della centrale. Un malfunzionamento, non meglio specificato, avrebbe infatti innescato le misure di protezione che ne impongono lo scollegamento dalla rete per evitare di incorrere in problemi più severi. Nessun danno a persone o materiali è stato annotato, mentre il livello di radiazioni nel raggio di 2,5 chilometri dalla centrale è apparso regolare ai controlli.

Associare l’incidente al ricordo di quanto accaduto a Chernobyl, nell’aprile del 1986, sarebbe sin troppo facile. Oltre al trattarsi sempre di Ucraina, il modello di tutti e sei i reattori che compongono l’impianto è di matrice sovietica. Il primo di essi è stato inaugurato nel 1985 mentre l’ultimo, per la cui costruzione sono stati necessari 10 anni di lavori, è stato completato nel settembre del 1996. La realtà dei fatti è però assai più complessa ed è necessario tenere conto diversi fattori nell’analizzare quanto accaduto. Innanzitutto ad eseguire i lavori di realizzazione della centrale è stata Atomstroyexport, il braccio estero della compagnia di stato russa Rosatom, la quale ha esportato  questi modelli ben oltre i vecchi confini dell’ex Unione Sovietica, raggiungendo mercati importantissimi come India e Cina. Uno dei più importanti reattori attualmente in costruzione e che presenta un modello aggiornato di questa tecnologia è quello di Akkuyu, sulla costa mediterranea turca.

Zaporizhia è al giorno d’oggi la sesta centrale nucleare al mondo e la prima per capacità di generazione nel continente europeo, in grado di produrre circa 5,700 MW. Una tale quantità di energia ammonta a circa il 50% dell’intera produzione di energia nucleare in Ucraina e oltre il 20% dell’intero fabbisogno nazionale. Un vero e proprio asset strategico nelle mani di Kiev e che negli ultimi anni è stato al centro di diverse vicende.

Nel maggio del 2014 alcuni membri del gruppo paramilitare e ultra-nazionalista ‘Settore Destro’ erano stati bloccati dalle forze di polizia nella città di Energodar, nei cui pressi si trova la centrale, prima di potersi introdurre nell’impianto. Una mossa definita di carattere propagandistico e provocatorio, viste le incombenti elezioni presidenziali nel paese. Di diverso tenore invece l’incidente avvenuto al reattore numero 6 della centrale, del dicembre del 2014, quando un corto circuito ne aveva provocato lo spegnimento. A seguire, un effetto a catena sulla rete aveva provocato diversi problemi nella fornitura di elettricità in varie parti del paese, provocando black-out addirittura a Kiev. L’impianto di Zaporizhia, a soli 200 chilometri dal teatro dei maggiori scontri fra esercito ucraino e separatisti, ha assunto un’importanza ancora maggiore da quando i distretti orientali ucraini, da cui proviene gran parte del carbone consumato nelle centrali termiche del paese, si sono formalmente separati dal resto dell’Ucraina.

Allargando l’analisi oltre Zaporizhia, è l’intero settore del nucleare civile ucraino ad aver subito importanti trasformazioni a seguito della crisi con Mosca. Nel settembre del 2014 un decreto della Rada, il Parlamento ucraino, consentiva la privatizzazione del 40% della compagnia di stato Energoatom, per attrarre capitale straniero. Un anno dopo invece, lo stesso Parlamento bloccava la costruzione di due nuovi reattori da parte della russa Atomstroyexport. Da allora diversi accordi sono stati siglati da compagnie di tutto il mondo per sostituire tecnologia e materiali importati dalla Federazione Russa. Compagnie come la ceca Skoda o la coreana Korea Hydro & Nuclear Power (KHNP) hanno siglato importanti contratti di cooperazione con il governo ucraino e di cui i dettagli contrattuali sono in gran parte rimasti celati.Nel settembre del 2017 Energoatom ha infine siglato un accordo con l’americana Westinghouse per la fornitura di sistemi e strumentazioni di monitoraggio proprio alla centrale di Zaporizhia, inclusa nel programma di consolidamento degli standard di sicurezza, avviato sugli impianti dell’Ucraina.

Ed è proprio la compagnia americana, di proprietà del colosso giapponese Toshiba, ad essere fra le più attive attualmente nel mercato ucraino. Nel maggio dello scorso anno Energoatom annunciava la chiusura di un’intesa proprio con Westinghouse per la fornitura di combustibile nucleare a quattro dei reattori dell’impianto di Zaporizhia. Il combustibile andrà quindi a sostituire quello di provenienza russa. Secondo la compagnia, il carico del materiale sarebbe dovuto avvenire nel triennio 2019-2021 e fra i reattori coinvolti nell’operazione vi sarebbe proprio anche l’unità numero 3 della centrale di Zaporizhia, coinvolta nel recente guasto.

Twitter: @Frank_Stones

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