Per l’avvocatessa che lo difende le espressioni “forse un po’ infelici” che compaiono nel pronunciamento della Corte d’Appello di Bologna vanno comunque lette “in un contesto della sentenza molto più ampio. Sui motivi abietti e futili non si discute” ma Michele Castaldo, l’assassino, “era seguito dal centro di igiene mentale e aveva tentato due suicidi”. Per la politica il dimezzamento della pena concesso a Castaldo con la motivazione che la sua gelosia “a causa delle sue poco felici esperienze di vita” gli causò una “soverchiante tempesta emotiva e passionale” è un ritorno al passato, ai tempi in cui il delitto d’onore era punito con pene attenuate perché in qualche modo “giustificato”. Mentre la sorella della vittima parla di “ingiustizia” e si augura un ricorso in Cassazione della Procura generale, che sta valutando se ci sono gli estremi per presentarlo.

Per la ministra della pubblica amministrazione Giulia Bongiorno, avvocatessa da anni impegnata contro la violenza sulle donne e lo stalking, “in alcuni passaggi sembra un ritorno a un passato remoto. Non ho nessuna nostalgia del delitto d’onore e dell’idea della donna come essere inferiore”.

Le senatrici e i senatori del Movimento 5 Stelle nella commissione di inchiesta sul Femminicidio hanno definito “gravissimo oltre che inaccettabile che nel 2019 la sentenza di un tribunale consideri la gelosia sotto le mentite spoglie di una ‘tempesta emotiva’ un’attenuante per l’omicidio di una donna”. “Si ritorna al delitto d’onore” proseguono, “una norma-vergogna che in Italia è stata abolita solo nel 1981. Se la gelosia – che meglio sarebbe chiamare col suo nome, ovvero possesso – torna ad essere un’attenuante, stiamo compiendo enormi passi indietro sulla strada dell’emancipazione e della giustizia”, concludono.

“Leggeremo nelle prossime ore con attenzione le intere motivazioni della sentenza, ma se l’impostazione emersa in queste prime anticipazioni di stampa dovesse essere confermata, ci troveremmo sicuramente di fronte ad un precedente pericolosissimo”, aggiunge la presidente della commissione Femminicidio, Valeria Valente, senatrice del Pd. “Così rischiano di annullarsi anni di battaglie e di conquista di diritti fondamentali per le donne. È forse poi giunta l’ora di aprire una riflessione e fare una verifica sulle modalità con le quali vengono eseguite perizie e consulenze, talvolta redatte in modo così burocratico da risultare poco accurate e puntuali, e che finiscono in ogni caso per essere determinanti nella valutazione del giudice”.

“Le sentenze si rispettano, ma si possono e si devono anche criticare”, commenta Anna Maria Bernini, capogruppo di Forza Italia al Senato. E’ una “sentenza choc”, afferma, la “tempesta emotiva non è un’attenuante. Una inaccettabile aberrazione giuridica che riporta le lancette della giustizia italiana indietro di mezzo secolo”.

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