Una serie di telefonate intercettate, tra persone vicine a Marco Di Lauro. Argomento, il femminicidio appena commesso da Salvatore Tamburrino, ex sorvegliato speciale ritenuto vicino al clan camorristico. Che sabato mattina, a Melito di Napoli, ha ucciso a colpi di pistola la moglie Norina Mattuozzo che l’aveva lasciato e nel pomeriggio è andato in Questura a confessare. E’ da quelle telefonate che è scattata l’operazione che ha portato all’arresto in una casa di via Emilio Scaglione a Marianella del quarto figlio del boss Ciruzzo ò Milionario. “Nel primo pomeriggio c’è stata una inusuale fibrillazione dell’attività investigativa che ci ha consentito di fare degli intrecci per arrivare all’abitazione dove si nascondeva Marco Di Lauro”, ha spiegato il questore di Napoli Antonio De Jesu lasciando intendere che i due avvenimenti sono collegati.

Tamburrino si era presentato sabato mattina in casa della suocera, dove la moglie e madre dei suoi due figli di 7 e 14 anni si era trasferita dopo averlo lasciato. Ha chiesto di parlare con lei e i due si sono chiusi in una stanza dalla quale dopo poco è uscito solo l’uomo. Quando sono arrivati i carabinieri per la donna non c’era già più niente da fare: era stata colpita a morte da tre colpi di pistola. In casa c’erano anche i due bambini. L’uomo, una sfilza di precedenti a carico, nel 2007 fu vittima di un agguato al Rione dei Fiori nell’ambito della cosiddetta faida di Scampia interna al clan Di Lauro. In prognosi riservata per giorni, riuscì a salvarsi dopo un delicato intervento chirurgico.

Dopo aver ucciso la moglie, Tamburrino ha fatto perdere le tracce, ma la sua fuga è durata poco. I carabinieri erano sulle sue tracce quando, dopo aver contattato il suo avvocato, l’uomo si è costituito negli uffici della squadra mobile di Napoli dove è stato sottoposto a interrogatorio per ricostruire l’esatta dinamica dei fatti. E di lì condotto in carcere. In Campania si tratta del primo caso di femminicidio nel 2019.