Il mondo FQ

Case di comunità, dopo i medici di base manca il piano per gli specialisti: il rischio è gravare ancora sugli ospedali

“In Veneto" - denuncia Pierino Di Silverio (Anaao Assomed) - "hanno già provato i trasferimenti forzati, con ordini di servizio, contravvenendo alle regole contrattuali. Abbiamo inviato una diffida formale"
Case di comunità, dopo i medici di base manca il piano per gli specialisti: il rischio è gravare ancora sugli ospedali
Icona dei commenti Commenti

Finora il dibattito sulle Case di comunità è ruotato principalmente attorno ai medici di famiglia: quante ore devono garantire, con quali accordi, dentro quale modello organizzativo. Un primo passaggio è arrivato con l’approvazione, da parte delle Regioni, dell’atto di indirizzo per il rinnovo contrattuale della medicina generale, che prevede per i medici di base fino a un massimo di sei ore settimanali nelle Case di comunità, per 48 settimane l’anno. Ma per fare in modo che le nuove strutture territoriali siano effettivamente operative, in vista della scadenza del 30 giugno prevista dal Pnrr, non basta sciogliere il nodo dell’assistenza primaria. Le linee di indirizzo di Agenas, infatti, specificano che nelle Case di comunità dovrà essere garantito anche “un numero congruo di ore di specialisti ambulatoriali interni e dipendenti, in base ai bisogni di salute del territorio”. Come questo debba avvenire, con quali risorse e con quale personale, è tutt’altro che chiaro. Tanto che, denunciano i sindacati, muovendosi in questa zona grigia, alcune Regioni stanno già tentando di dirottare gli specialisti ospedalieri verso le Case di comunità, contravvenendo alle regole contrattuali. Il rischio è che il personale ospedaliero, già carente nei numeri e sotto pressione, possa essere costretto a uno sforzo ulteriore, dividendosi tra reparti e territorio.

“In Veneto hanno già provato a farlo”, spiega a ilfattoquotidiano.it Pierino Di Silverio, segretario nazionale di Anaao Assomed. “Hanno tentato di mandare i medici ospedalieri nelle Case di comunità in maniera coatta, con ordini di servizio, contravvenendo alle regole contrattuali. Abbiamo inviato una diffida formale, alla quale seguirà la denuncia”. L’ipotesi contestata è quella di considerare la Casa di comunità come una semplice sede alternativa in cui svolgere le ore ordinarie di lavoro. In questo modo, invece di restare in reparto o negli ambulatori dell’ospedale, il medico viene destinato per ordine di servizio a una struttura territoriale. “È una cosa che non è prevista dal contratto – insiste Di Silverio. – La nostra posizione è che prima deve essere costruita una cornice normativa e contrattuale chiara: deve avvenire tutto su base esclusivamente volontaria e al di fuori dell’orario di lavoro, come avviene per le prestazioni aggiuntive. Se altre Regioni passeranno dalle parole ai fatti, seguendo quanto successo in Veneto, provvederemo immediatamente a denunciarle”.

Anaao dunque non esclude in assoluto il coinvolgimento degli specialisti ospedalieri nelle Case di comunità. “Noi ci siamo, come ci siamo sempre stati – spiega il segretario -. Ma nessuno si deve sognare di utilizzare l’ospedale come fosse un’ultima spiaggia per riempire un contenitore vuoto. Non faremo da tappabuchi”. Le linee di indirizzo per l’attuazione del modello organizzativo delle Case di comunità, redatte da Agenas, parlano di “specialisti ambulatoriali interni e dipendenti”. In questa definizione possono rientrare sia i cosiddetti sumaisti, gli specialisti ambulatoriali convenzionati che già lavorano nei servizi territoriali, sia i medici dipendenti del Ssn. Ed è proprio per questo che, secondo Di Silverio, serve un tavolo ministeriale per stabilire chi debba fare cosa. “Bisogna capire che turni vengono coperti dallo specialista ospedaliero e quali da quello ambulatoriale, dove va l’uno e dove va l’altro. Realisticamente dovrebbe esserci una suddivisione degli orari”.

Il problema è che gli ospedali partono già da una condizione di forte sofferenza. Chiedere a chi ci lavora di coprire anche i turni nelle Case di comunità, senza aumentare gli organici, rischierebbe solo di spostare la carenza da una parte all’altra del sistema. “Se già facciamo 60 ore settimanali all’interno dell’ospedale, compreso lo straordinario, è impossibile che si possa prestare servizio anche sul territorio. L’unico modo è reclutare nuovo personale”, osserva Di Silverio. Per questo il coinvolgimento degli ospedalieri, secondo Anaao, dovrebbe procedere insieme a un piano di assunzioni.

C’è poi il nodo contrattuale. Le prestazioni aggiuntive esistono già negli ospedali e vengono utilizzate per coprire carenze di personale o smaltire arretrati. Ma non sono automaticamente previste per l’attività nelle strutture territoriali. Per renderle utilizzabili anche nelle Case di comunità, secondo Anaao, bisogna intervenire sulla normativa, superando le incompatibilità che oggi limitano l’attività dei dirigenti medici fuori dall’ospedale, e inserire questa possibilità nella cornice contrattuale. Anche perché le ore aggiuntive, precisa Anaao, andrebbero pagate con risorse dedicate, lasciando intatte quelle già stanziate per il prossimo rinnovo del contratto collettivo.

Il tema, dunque, non riguarda solo le scadenze del Pnrr o l’apertura formale delle strutture. Riguarda la loro capacità di funzionare davvero. Senza specialisti, le Case di comunità rischiano di diventare grandi ambulatori di medicina generale, strutture molto lontane dal modello multiprofessionale immaginato sulla carta. Se invece gli specialisti verranno presi dagli ospedali, senza nuove assunzioni, il rischio concreto è che si rafforzi una parte del sistema, indebolendo ulteriormente reparti, ambulatori ospedalieri e allungando le liste d’attesa.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione