Se la ministra per gli Affari regionali Erika Stefani insiste sulle Autonomie differenziate, rivendicando, al di là delle resistenze in casa M5s, che “sono nel contratto di governo” e che l’obiettivo è “chiudere con Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna prima delle Europee”, è il presidente Giuseppe Conte a frenare sui tempi. “Ce’ armonia nel governo perché abbiamo le idee chiare. Ci stiamo adoperando per poter compiere questo percorso nel tempo più breve possibile, prima o dopo le Europee l’importante è fare le cose bene“, ha spiegato, a margine di un incontro a Palazzo Chigi con le Regioni.
Quanto al ruolo delle Camere, se Stefani ha sottolineato come “l’intesa non pare emendabile”, Conte invece si è limitato a spiegare come l’impegno del governo sarà quello di portare avanti “l’interlocuzione nel modo più rispettoso delle prerogative del Parlamento”. Ma senza affrontare il nodo delle possibile modifiche. “Io non sono preoccupato, il dibattito ci deve essere anche perché sarà un grande arricchimento dal punto di vista culturale. Ma dall’altro dico anche che la Costituzione prevede che ci sia la firma dell’intesa tra il presidente della Regione e il Presidente del Consiglio, e io firmo se mi piace il progetto”, ha invece avvertito il presidente della Regione Veneto Luca Zaia
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