Camilleri Andrea, Porto Empedocle, 1925. Lo scrittore siciliano appare in tv e incanta il pubblico dei social. Suona come una dicotomia, eppure basta andare su Twitter e digitare il suo nome capire quanta ammirazione e tenerezza viaggino su 140, 0 280 caratteri. “Non condividere non significa che il pensiero e le idee dell’altro siano sciocche. Bisogna ascoltare sempre e fino alla fine”, “Il mondo sta tornando indietro, ancora qualche anno è torneremo all’età della pietra. Ma io ho grande fiducia nell’uomo e nell’umanità”. Si citano le sue parole, le frasi che in un suo discorso diventano aforismi senza fatica. Scrittore sopraffino, Camilleri è anche Re della fiction di RaiUno. Inutile ricordare Montalbano e il suo successo gargantuesco (aggettivo che spesso si associa alla tavola ma che in questo caso sembra incastonarsi bene tra uno spaghetto alla vongole e una ‘passiata’ sul molo).

Stasera, la rete ammiraglia propone un’altra fiction tratta da un romanzo storico dello scrittore siciliano, La Stagione della Caccia, c’era una volta Vigata, con Francesco Scianna e per la regia di Roan Johnson. Protagonista, una Vigata che non esiste anche se in molti potrebbero giurare di esserci stati (i set su cui si muove Zingaretti in Montalbano sono tutti nel Ragusano, da Ibla a Scicli, fino a Sampieri, Donnalucata, Monte Crasto e al Castello di Donnafugata).

Ospite di Fabio Fazio, ieri sera, Camilleri ha raccontato di questo romanzo e di molto altro, e non sono stati in pochi a chiedere che la brillantezza, l’eleganza, la memoria dello scrittore, vengano regalate come meno parsimonia al pubblico Rai. Resta nella testa di chi l’ha ascoltato, uno dei tanti aneddoti raccontati da Andrea durante una puntata di Meraviglie, il programma di Alberto Angela (che torna su RaiUno a marzo 2019 con quattro nove puntate). Lo scrittore, in quel caso, aveva raccontato il suo incontro con Robert Capa.Una storia di quelle che si vorrebbero ascoltare cento volte. “Quando nel luglio 1943 gli alleati sbarcarono in Sicilia io mi trovavo con mia madre e alcuni familiari al centro dell’Isola. Mio padre, per ragioni di servizio, era rimasto a Porto Empedocle e noi non sapevamo nulla di lui…”. Memoria e occhi puntati verso il futuro, un episodio che rende conto di come certe vite siano destinate ad incontrarsi, anche per pochi secondi.

Più di novantanni, Camilleri, sfoggiati quasi sa supereroe. “Ho pochissimi amici o conoscenti della mia età – scrive Henry Miller in On Turning 80, saggio composto poco dopo il suo ottantesimo compleanno – E anche se di solito sono a disagio in compagnia di persone anziane, ho la massima ammirazione per due uomini che sembrano rimanere eternamente giovani e creativi. Intendo dire Pablo Casals (violoncellista e compositore catalano) e Pablo Picasso, entrambi più di 90, ora… Se a ottant’anni suonati non sei storpio o invalido, puoi ancora goderti una bella camminata, mangiare di gusto, dormire senza prima aver preso qualche pillola, se gli uccelli e i fiori e le montagne e il mare ti ispirano ancora, dovresti metterti in ginocchio ogni mattina e ringraziare Dio o chi ti dà ancora questa forza”. “I veri decrepiti – continua Miller – i cadaveri viventi, sono semmai quegli uomini e quelle donne di mezza età che sono bloccati nei loro solchi confortevoli, ritirati nei loro rifugi antiaerei mentali, disposti a tutto per mantenere uno status quo aspettando non si sa cosa”.

C’è da scommettere che Henry avrebbe apprezzato molto anche Andrea. Tra l’altro, una cosa in comune i due scrittori l’hanno, eccome (condivisa per la verità con tanti altri da Federico Fellini a Pablo Picasso, da Paul Auster a Charles Baudelaire): amano i conigli dal cilindro, la magia, i funamboli, i domatori che infilano senza paura la testa nelle fauci del leoni, i clown, i giocolieri, gli acrobati, figure antichissime le cui origini si confondono con il mito. Non resta che aspettare che Camilleri torni in tv (a metà marzo) proprio con il mito, Conversazioni su Tiresia, l’indovino della mitologia greca che lo scrittore porta a teatro.  Camilleri e Tiresia, entrambi ciechi: “Da quando io non vedo più, vedo meglio. Da quando Zeus, o chi ne fa le veci, ha deciso di togliermi di nuovo la vista, questa volta a novant’anni, ho sentito l’urgenza di riuscire a capire cosa sia l’eternità“.