La tv è morta, anzi no la tv è viva. Il dibattito potrebbe forse aggiungere sul tavolo un altro tassello: la televisione è diventata sempre più liquida, uscendo dallo schermo per approdare su device diversi. Così, numeri alla mano, in un anno la platea si è ridotta in prima serata quasi di un milione di telespettatori e del 3,6% di share. A cambiare è però la fruizione dello spettatore ma l’Auditel è ferma un passo indietro nel sistema di rilevazione, non tenendo conto dei numeri extra dunque distante dai numeri reali. Perché è esplosa la tv in streaming e i risultati delle piattaforme online della tv generalista sono sempre più interessanti. Netflix, Amzon Prime, MediasetPlay, RaiPlay e così via. Un mondo parallelo, se così si può dire.

A perdere maggiormente è Mediaset che dal 9 settembre al 18 febbraio registra un calo dell’1,3% in prime time e dell’1,1% in daytime. Sotto il 31% nel totale e lontanissima dai numeri della Rai. La crisi di Canale 5 è sempre più visibile e preoccupante, non certamente giustificabile con la  riduzione della platea totale. Gli errori dal punto di vista editoriale quasi non si contano con flop pesantissimi per la rete diretta da Giancarlo Scheri e per l’immagine dell’azienda di Cologno Monzese.

Il progetto Adrian, costato più di venti milioni di euro, è crollato sotto l’8% di share. La strategia della presenza-assenza di Celentano ha stancato il pubblico, l’idea era poco convincente già in partenza e ora ci si lecca le ferite. L’inattesa crisi dei reality ha fatto il resto: ha deluso il Grande Fratello Vip in calo di oltre quattro punti, sta facendo peggio L’Isola dei Famosi che è arrivata a toccare anche il 13% share. Bassi ascolti per il ritorno di Scherzi a parte con Paolo Bonolis, facilmente battuto da Tale e Quale Show, per non parlare dei numerosi film programmati e sempre sotto la doppia cifra. Senza dimenticare la crisi del settore fiction: i flop di Barbara D’Urso con La Dottoressa Giò e di Marco Bocci con Solo 2. Tipiedi segnali di ripresa con L’Isola di Pietro 2 e Non Mentire.

In una situazione così allarmante, dove delude anche la nuova Rete4, rassicurazioni arrivano dal fortissimo daytime di Canale 5 e dall’imbattibile Maria De Filippi. I suoi programmi rappresentano ormai le uniche eccezioni di successo: da C’è posta per te e Tu si que vales spesso vicini al 30% di share, dall’ottima prova di Temptation Island sia nell’edizione nip che vip, oltre ai dati importanti di Uomini e Donne al pomeriggio. Lo speciale trasmesso in prime time, venerdì 15 febbraio, ha ottenuto ascolti molto positivi deludendo però dal punto di vista contenutistico. La scelta della tronista Teresa è sembrata non sostenuta da una scrittura forte e con tempi troppo dilatati. Analogo discorso per Amici che al sabato pomeriggio, in attesa del serale, fa volare la curva di Canale 5. Dopo anni trovare nuova linfa non è semplice nemmeno per il talent condotto da Maria De Filippi che rischia di stancare lo spettatore.

Vince invece la Rai sul fronte Auditel registrando il 38,7% in prime time (+0,1% rispetto allo scorso anno) e il 37,2% nell’intera giornata (+0,3%). A Viale Mazzini si godono il successo del Festival di Sanremo e un settore fiction sempre più forte e apprezzato da pubblico e critica. Titoli di peso nel daytime che permettono di rifiatare: Domenica In, L’Eredità, I Soliti Ignoti, Storie Italiane bilanciano le difficoltà di altri programmi sulla prima rete. Cominciano a pesare i numeri negativi della nuova Rai2 di Freccero mentre rassicura la stabilità della Rai3 di Stefano Coletta. Azienda travolta spesso dalle polemiche ma che dal punto di vista degli ascolti nel totale può tirare un sospiro di sollievo e tenere a debita distanza una Mediaset mai così in difficoltà. Sorride anche La7 con il 5,3% in prime time (+0,9% rispetto allo scorso anno) e il 4,2% (+0,7%). La tv soffre, la tv cambia. Il pubblico scappa? Forse cambia solo il modo di guardare il piccolo schermo.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Claudio Bisio: “Sanremo? Mai più. Clima pesante e faticoso. Dietro le quinte c’era timore per ogni cosa”

prev
Articolo Successivo

Andrea Camilleri, dopo l’implacabile successo di Montalbano stasera torna in scena su RaiUno un suo romanzo, La stagione della Caccia

next