“Il santo Popolo di Dio ci guarda e attende da noi non semplici e scontate condanne, ma misure concrete ed efficaci da predisporre. Ci vuole concretezza”. Lo ha affermato Papa Francesco aprendo, in Vaticano, l’inedito summit sulla pedofilia al quale partecipano i presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo. Tre giorni e mezzo fitti di programma con ben nove relazioni, una celebrazione penitenziale e una messa conclusiva. “Dinanzi alla piaga degli abusi sessuali perpetrati da uomini di Chiesa a danno dei minori – ha sottolineato Bergoglio nel discorso di apertura del vertice – ho pensato di interpellare voi, patriarchi, cardinali, arcivescovi, vescovi, superiori religiosi e responsabili, affinché tutti insieme ci mettiamo in ascolto dello Spirito Santo e con docilità alla sua guida ascoltiamo il grido dei piccoli che chiedono giustizia. Grava sul nostro incontro il peso della responsabilità pastorale ed ecclesiale che ci obbliga a discutere insieme, in maniera sinodale, sincera e approfondita su come affrontare questo male che affligge la Chiesa e l’umanità. Iniziamo, dunque, il nostro percorso armati della fede e dello spirito di massima parresia, di coraggio e concretezza”.

A tutti i partecipanti Francesco ha fatto distribuire delle linee-guida sulla pedofilia utili per le riflessioni del summit. L’obiettivo del vertice è dare ai vescovi di tutto il mondo le direttive da applicare immediatamente per contrastare gli abusi sessuali su minori del clero. Per troppo tempo, infatti, abusatori seriali sono stati spostati di parrocchia in parrocchia con la complicità dei loro superiori che hanno coperto la pedofilia. Questo quando non sono stati cardinali e vescovi a commettere direttamente le violenze.

Numerose le associazioni delle vittime che da tutto il mondo sono arrivate a Roma per protestare per la mancata accoglienza da parte della Chiesa cattolica. Prima del summit, il Comitato organizzatore ha incontrato un gruppo di rappresentanti di vittime. “Erano presenti 12 persone, uomini e donne, – ha affermato il direttore ad interim della Sala Stampa vaticana, Alessandro Gisotti – provenienti da diverse aree del mondo e appartenenti a diverse organizzazioni. L’incontro è durato poco più di due ore. I membri del Comitato sono molto grati alle vittime che hanno partecipato per la sincerità, la profondità e la forza delle loro testimonianze, che li aiuteranno certamente a comprendere sempre meglio la gravità e l’urgenza dei problemi che saranno affrontati nel corso dell’incontro”. Non sono mancate, però, le proteste di tutte quelle vittime che sono rimaste escluse a iniziare da Peter Saunders, ex membro della Pontificia commissione per la tutela dei minori. Nel 2016 Saunders si era dimesso dall’organismo vaticano accusando la Curia romana, e in particolare la Congregazione per la dottrina della fede, di ostacolare la lotta alla pedofilia.

Alla Curia romana il Papa aveva già spiegato che “la Chiesa da diversi anni è seriamente impegnata a sradicare il male degli abusi, che grida vendetta al Signore, al Dio che non dimentica mai la sofferenza vissuta da molti minori a causa di chierici e persone consacrate: abusi di potere, di coscienza e sessuali”. Francesco aveva aggiunto che “parlando di questa piaga, alcuni all’interno della Chiesa si infervorano contro certi operatori della comunicazione, accusandoli di ignorare la stragrande maggioranza dei casi di abusi, che non sono commessi dai chierici della Chiesa – le statistiche parlano di più del 95% – e accusandoli di voler intenzionalmente dare una falsa immagine, come se questo male avesse colpito solo la Chiesa Cattolica. Invece io vorrei ringraziare vivamente quegli operatori dei media che sono stati onesti e oggettivi e che hanno cercato di smascherare questi lupi e di dare voce alle vittime. Anche se si trattasse di un solo caso di abuso – che rappresenta già di per sé una mostruosità – la Chiesa chiede di non tacere e di portarlo oggettivamente alla luce, perché lo scandalo più grande in questa materia è quello di coprire la verità”.

Nel corso del summit, come spiegato dal cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, in un’intervista a Qn, si parlerà anche dell’ipotesi di denunciare i casi di pedofilia alle autorità civili, anche se “sarà decisiva la prossima assemblea della Cei a maggio”. Il numero uno della Conferenza episcopale italiana ha spiegato di non escludere “che, la dove l’accusa si riveli verosimile, si affermi un dovere di denuncia, a maggior ragione questo si impone quando c’è un pericolo fondato di reiterazione dell’abuso”. La tutela della cura dei minori, ha aggiunto, “deve costituire il criterio prioritario, anche quando esige scelte sofferte”.