Il palazzo occupato da Casapound nel centro di Roma? Sgomberarlo non è una priorità. Come già aveva fatto in passato, la Prefettura capitolina torna a derubricare l’edificio di via Napoleone III, a due passi dalla stazione Termini, fra gli immobili che possono attendere tempi migliori per essere restituiti al legittimo proprietario – l’Agenzia del Demanio, in questo caso – non essendo né pericolante né essendoci emergenze o urgenze varie dal punto di vista sanitario, di sicurezza o sul fronte erariale. A comunicarlo è stato il gabinetto del ministro dell’Economia, Giovanni Tria, a Virginia Raggi, in una lettera in risposta alla missiva che la prima cittadina aveva inviato al Mef – che controlla l’Agenzia del Demanio e dunque è proprietario dell’edificio – il 31 gennaio scorso, quest’ultima presentata in ottemperanza alla mozione approvata pochi giorni prima in assemblea capitolina.

Il ministero dell’Economia precisa comunque di aver inviato in Campidglio “la lettera del direttore dell’Agenzia, che il capo di Gabinetto del ministro si è limitato a trasmettere a Virginia Raggi”. In quella missiva “si informa il sindaco di Roma di tutti gli atti compiuti e della richiesta fatta in tal senso”. L’effettuazione e la data dello sgombero sono di competenza del Prefetto di Roma che li farà secondo le proprie priorità”.

A quanto risulta a Ilfattoquotidiano.it, la Prefettura starebbe preparando una sorta di ‘ranking’ degli 88 edifici occupati – pubblici e privati – da sgomberare. Una classifica che va ad aggiornare quella dei Top 74 stilata nel 2016 dall’allora commissario prefettizio del Campidoglio, Francesco Paolo Tronca, e la cui bozza prevede almeno 22 priorità, fra le quali non è stata inserita l’attuale sede nazionale di Casapound. Con la lettera a Raggi, gli uffici del ministro Tria non avrebbero fatto altro che prendere atto di questa situazione e rispondere che “per ora non sarà sgomberato”. Fonti dello stesso dicastero precisano di avere “svolto l’istruttoria” e “tutti gli adempimenti necessari” ribadendo al contempo che “a questo punto l’effettuazione dello sgombero dovrà essere valutato dal Prefetto di Roma, che non lo ritiene prioritario in forza dei criteri stabiliti ad hoc”. L’ennesima conferma a quanto spiegò Matteo Salvini il 14 novembre scorso, all’indomani dello sgombero dell’insediamento del Baobab Experience: “Il calendario lo fanno le emergenze, prima vengono gli stabili di cui ho parlato, poi toccherà anche a loro”.

In realtà, il nodo è sì tecnico ma anche politico. La circolare sugli sgomberi proposta dal ministero dell’Interno quando ancora era guidato da Marco Minniti, prevedeva di mettere in cima alla lista delle priorità il parametro della criticità strutturale. Il decreto Salvini sulla Sicurezza, aggiunge come priorità anche decreti di sequestro preventivo o di rilascio con procedure avviate dall’autorità giudiziaria, di solito su input dei proprietari cui serve il bene con urgenza e che potrebbero far causa allo Stato per danno erariale. In questo caso, però, non esiste alcun decreto di rilascio. Nel 2003, quando Casapound occupò lo stabile, la proprietà era del Miur, guidato dall’allora ministro Letizia Moratti. Dagli uffici di viale Trastevere non partì mai la denuncia necessaria all’avvio dell’iter giudiziario, né addirittura poterono partire le indagini contro chi materialmente eseguì l’occupazione, un gruppo di militanti del movimento di estrema destra Casa Montag. E a quanto risulta, al momento nemmeno il ministero Economia e Finanze avrebbe avviato questo tipo di procedura, per far sì che il palazzo di via Napoleone III possa risalire qualche posizione nella classifica delle priorità.

Paradossalmente, Casapound sarebbe già potuta essere sgomberata se fosse andato in porto il piano dell’ex sindaco Gianni Alemanno, che nel 2009 inserì lo stabile in un pacchetto di beni che il Demanio avrebbe ceduto al Comune, intendimento bloccato dalle proteste che ne scaturirono. L’obiettivo era quello di patrimonializzare l’edificio e assegnarlo regolarmente in concessione ai “fascisti del terzo millennio”. A quel punto, via Napoleone III sarebbe andata a finire nel calderone dello scandalo Affittopoli, che negli ultimi due anni ha portato alla chiusura di sedi anche storiche di vari partiti politici, come quella del Pd Centro Storico a via dei Giubbonari o di Fratelli d’Italia a Colle Oppio. Alla luce di quanto comunicato da Tria a Raggi, invece, la sede della Tartaruga nera e le 18 famiglie “amiche” ospitate nell’edificio potranno restare ancora per molto tempo al loro posto.

*Aggiornato alle ore 21 e 18 del 20 febbraio 2019