Fastidio. I commenti alla terribile vicenda che narra di un uomo che ha picchiato la figlia della convivente mi provocano un enorme fastidio. La foto della donna è diventata oggetto di critiche sessiste. Le sue labbra, le sopracciglia, il trucco. Una madre perbene non si truccherebbe di certo così. Ma no. Se lo fa è una zoccola.

Il fatto: Lui picchia la bambina e lei viene vista come carnefice. Lui mediamente assolto. Lei condannata alla lapidazione virtuale. E’ un genitore, certo. Le figlie sono anche una sua responsabilità ma perché tanto livore contro di lei?

Le altre figlie vengono subito tolte alla custodia della madre. Quest’ultima viene punita. Lui è il carnefice e lei subisce una punizione. Ed è giusto applaudire all’intervento istituzionale in una situazione del genere? Giusto legittimare l’intervento di istituzioni addette al controllo che in ogni caso tendono sempre a definire le madri come incapaci di intendere e volere? Questo non rende più semplice il ruolo autoritario di chi vorrebbe imporre alle donne – mai viste in quanto persone – di liberarsi di un uomo violento solo per il bene dei figli?

Il padre biologico delle bambine viene descritto come una persona violenta. Si parla di uso del coltello contro la donna e di precedenti penali. Non si sa se lui contribuisse al mantenimento delle figlie. Lei disoccupata a campare grazie alla pensione del padre. Se lei è sola con le bambine ed ha paura dell’ex violento di chi è la responsabilità? Chi è la vittima? E chi il carnefice?

Lei difende il compagno violento. Banalizza quel che ha fatto e chiede cure. Nega il problema. E’ in piena fase da “ti salvo io”. Ha adottato un problematico figlio. Sostanzialmente lei è madre di quattro persone. Sulla mancanza di cure e aiuto alla persona “malata” a chi vanno attribuite le responsabilità?

In tutto ciò quello che vedo è una storia che parla di solitudine. Mi pare siano tutti soli. Lei, il convivente, le bambine. Di responsabilità penali si occuperà il sistema giudiziario. Di quelle sociali dovremmo occuparci noi. Perciò mi faccio delle domande e propongo una riflessione. Chi aiutava questa donna? In che misura contribuiva il padre biologico delle bambine? Sarebbe stato meglio se le figlie fossero state consegnate al padre violento? La donna avrebbe dovuto evitare di coltivare una relazione con una persona problematica? E’ colpa sua, di lei, quanto è successo?

Leggo i commenti e questo è quello che raccontano. Riassumo: lei è una zoccola, colpevole, se ne frega delle figlie. Dal racconto sparisce lui e le sue responsabilità. Sparisce l’ex violento e spariscono le responsabilità sociali che l’hanno messa in condizione di vivere in quella situazione.

Le frasi più dure arrivano – non che mi sorprenda – dalle donne in preda al delirio da beddamatresantissima. Madri votate al martirio, quelle che i figli vengono prima di tutto. Quella da “io mai… a me non sarebbe mai successo” o “una VERA madre non si trucca così… si vede che lei aveva bisogno di scopare fottendosene delle figlie”. Sono citazioni tratte da commenti sui social. Non invento niente.

Considerazioni: questa retorica diventa uno stigma morale contro tutte le donne e le madri. E’ una retorica da ventennio fascista che vorrebbe le madri sole e asessuate. Una madre non si trucca, non fa sesso, non pensa mai a se stessa. I figli prima di tutto, ovvero prima della vita di ogni donna. Tutto ciò porta ad una sola e ovvia conclusione: i figli sono responsabilità delle donne. Le madri non dovrebbero mai concedersi altre chance di vivere relazioni con uomini che non siano i padri biologici dei propri figli. Di più: una donna che divorzia è già un problema ma se oltre questo desidera una nuova relazione lei va punita.

La retorica comprende un pregiudizio che demonizza i cosiddetti patrigni, tutti descritti come abusanti, come se i padri biologici non avessero mai commesso crimini contro i bambini. Come se non li avessero mai uccisi, picchiati, stuprati. La demonizzazione non riguarda comunque gli uomini perché è finalizzata all’intimidazione delle madri sole. Mai stare con un altro uomo che non sia il padre biologico dei figli. Violento o meno non importa.

Conclusione: la complessità di questa vicenda ci dice soltanto che nessuno dovrebbe porsi su un piano di superiorità. Orrenda la gara a chi ce l’ha più lungo, l’istinto materno. La separazione tra le madri perbene e quelle per male è altrettanto orrenda. Non avreste mai fatto o detto quello che ha fatto o detto lei? Bene, brave, bis. Se non avete altre riflessioni intelligenti che possano contribuire a definire il contesto culturale in cui tutte le donne, madri incluse, sono costrette a vivere non penso che i vostri commenti siano utili. La donna di cui parliamo non è un mostro. Perché i mostri non esistono. Negare il fatto che vi sia una responsabilità culturale che riguarda tutti noi significa porsi in difesa dei carnefici. Che lo comprendiate oppure no poco importa. Di fatto è così. Dunque lei starà pure difendendo un uomo violento ma quel che fate voi, mentre tirate pietre solo a lei, è difendere un sistema di oppressione che giustifica in mille modi le azioni di tutti gli uomini violenti esistenti al mondo.

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