“Un crescente numero di segnali indica che per l’Occidente un golpe militare in Venezuela è divenuto prioritario“. È l’ultima accusa lanciata dalla Russia contro gli Stati Uniti tramite la portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova. Secondo il Cremlino, inoltre, il convoglio di aiuti umanitari statunitensi che tramite Cucuta, in Colombia, dovrebbero arrivare nel Paese, dal 23 gennaio diviso tra due presidenti, “potrebbe essere usato come provocazione con vittime“. La Casa bianca “ha scelto uno scenario altamente conflittuale, e sta incoraggiando le forze militari all’ammutinamento”, ha detto ancora la Zakharova.

Intanto anche Cuba ha denunciato un’incursione statunitense. Secondo il governo guidato da Miguel Diaz-Canel, le unità militari degli Usa si sono recate nei Caraibi per preparare un'”aggressione” e un'”avventura militare” contro Caracas, travestendo l’azione da intervento umanitario. Secondo il ministero degli Esteri de L’Avana, fra il 6 e il 10 febbraio ci sono stati “dei movimenti di forze di operazioni speciali degli Stati Uniti verso gli aeroporti di Porto Rico (in territorio statunitense ndr.), Repubblica Dominicana e altre isole dei Caraibi, senza che i rispettivi governi ne fossero informati”. “La preparazione di un’aggressione militare contro il Venezuela con un pretesto umanitario va avanti”, ha aggiunto il governo cubano, alleato del presidente venezuelano in carica Nicolás Maduro.

Anche l’erede di Hugo Chavez ieri ha accusato Donald Trump di preparare un intervento militare, affermando che il Venezuela “non si arrenderà davanti all’imperialismo e andrà avanti nel proprio sentiero di dignità, di ribellione, di rispetto” e assicurando che “trionferà contro l’aggressione criminale dell’impero statunitense”. Il presidente, eletto con le ultime elezioni del maggio 2018 considerate illegittime, è tornato anche sulla questione dell’assistenza umanitaria, considerata inutile. Il Paese, infatti, “dispone di tutte le condizioni per un grande salto produttivo” e comunque i venezuelani “non sono un popolo di schiavi e mendicanti“. I “presunti aiuti”, secondo Maduro, sono solo “uno show” per giustificare un intervento militare. Riferendosi senza nominarlo a Juan Guaidò – il presidente del Parlamento che si è dichiarato presidente ad interim assumendo i poteri dell’esecutivo – Maduro ha detto che è stato “messo lì come un fantoccio per fare il lavoro del cavallo di Troia, ma non è andata come pensavano: il Venezuela è in pace”.

Nonostante Maduro neghi che il popolo abbia bisogno di aiuti, martedì il direttore d’orchestra venezuelano Gustavo Dudamel ha pubblicato un appello alle Forze armate proprio per chiedere di lasciare entrare l’assistenza umanitaria inviata dall’estero. Via Twitter il direttore musicale dell’Orchestra Sinfonica Simon Bolivar in Venezuela e della Filarmonica di Los Angeles ha detto che “bisogna aprire le porte”. “Salvare vite e alleviare la sofferenza della popolazione deve essere la priorità, non può esservene un’altra”, ha scritto il direttore d’orchestra, avvertendo che se l’aiuto umanitario fosse bloccato alla frontiera “si starebbe condannando gli innocenti e si starebbe dicendo al mondo che la politica è più importante della vita dei cittadini”.

Ieri intanto una nave con a bordo 64 container contenenti medicinali di vario tipo è giunta nel porto venezuelano di La Guaira, nello Stato di Vargas. I farmaci saranno distribuiti “nel giro di una settimana” a centri medici di tutto il Paese, come ha resto noto il ministro della Salute, Carlos Alvarado. In dichiarazioni alla tv statale Vtv, riferisce l’agenzia di stampa Avn, Alvarado ha precisato che il carico, di 933 tonnellate ha un valore di 25 milioni di euro ed è composto da farmaci come anestetici, vaccini, antibiotici, alimentazione per donne incinte, antipiretici, analgesici e protettori gastrici. Spiegando la provenienza dei medicinali, il ministro ha indicato che “per la maggior parte sono frutto di accordi con Cuba e Cina“. Alcuni, ha aggiunto, sono “acquisti realizzati dal ministero della Sanità nel mercato internazionale in Paesi che non hanno bloccato le transazioni” al Venezuela. Una terza parte, invece, proviene dai “Fondi di rotazione e strategico dell’Organizzazione panamericana della salute (Ops)”. Il carico comprende anche 22.575 unità di pezzi di ricambio di macchinari medici, 192mila kit di diagnosi e oltre 100mila kit per citologia.

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