Per Luigi Di Maio in Bankitalia “serve discontinuità, non possiamo pensare di confermare le stesse persone che sono state nel direttorio se pensiamo a tutto quel che è accaduto in questi anni”. E Matteo Salvini non solo sposa la linea dura ma va oltre, arrivando a dire che “Banca d’Italia e Consob (alla cui presidenza è in arrivo Paolo Savona, ndr) andrebbero azzerati, altro che cambiare una-due persone. Scrivono che c’è il governo che sta mettendo le mani su chi governa le banche: stiamo facendo l’esatto contrario. Se noi siamo qua, se voi siete qua col conto corrente in rosso, è perché chi doveva controllare non ha controllato“. “Indipendenza non può essere irresponsabilità, ci sono questi organismi indipendenti di vigilanza e poi non paga mai nessuno”, ha aggiunto. Chi sbaglia “deve pagare civilmente e penalmente”. Dopo gli scontri su Tav e trivelle gli alleati di governo si incontrano a Vicenza all’assemblea degli ex obbligazionisti ed azionisti delle banche popolari venete finite in liquidazione e cedute a Intesa e ritrovano l’intesa sul tema della difesa del risparmio e dell’attacco alle istituzioni di vigilanza.

Il leader M5s ha esordito spiegando il perché dello scontro andato in scena giovedì notte nel consiglio dei ministri che avrebbe dovuto dare il via libera formale alla riconferma di Luigi Federico Signorini, in scadenza l’11 febbraio, come vice direttore generale di Bankitalia (l’iter prevede che il cdm sia “sentito” sulla proposta di nomina o rinnovo fatta dal Consiglio superiore della Banca d’Italia e che la delibera sia approvata con decreto del Presidente della Repubblica su proposta del presidente del Consiglio). La conferma vedeva favorevoli il ministro dell’Economia Giovanni Tria e il sottosegretario leghista Giancarlo Giorgetti ma si è arenata di fronte allo stop arrivato da Di Maio. E Salvini sembra aver deciso di allinearsi. Perfetta unità di vedute anche sui rimborsi automatici per azionisti e obbligazionisti, nonostante le perplessità della Commissione Ue sulla procedura delineata in manovra che non prevede l’accertamento della “truffa” da parte di un giudice o di un collegio arbitrale. 

“Siamo uno Stato sovrano che difende il risparmio, come dice la Costituzione, e non difende le banche”, ha premesso Di Maio all’assemblea degli ex soci. “Noi abbiamo messo nella legge di bilancio i soldi a fine anno, siamo al 9 febbraio, questa è la settimana in cui si scrivono i decreti e si erogano i soldi“, ha detto il ministro del Lavoro e dello Sviluppo, che dieci giorni fa ha annunciato l’arrivo di una lettera che contesta la scelta di concedere un ristoro senza valutazione preventiva sulle modalità con cui sono stati venduti i titoli “azzerati”. “Ce ne faremo una ragione. Non me ne frega niente, doveva vigilare e non l’ha fatto, noi siamo qua per metterci i soldi”. D’accordo Salvini: “Siam qua da otto mesi, c’erano a bilancio 150 milioni, adesso c’è un miliardo e mezzo, sperando che da Bruxelles non arrivino rotture di scatole”, gli ha fatto eco. “Sento dire che questa cosa del fondo per i risparmiatori all’Europa non andrebbe bene. Se all’Europa va bene, d’accordo, se all’Europa non va bene, per noi va bene lo stesso, tiriamo dritto”.

“Questa gente”, ha ripetuto il leader M5s, “ha diritto ai suoi soldi. Sono i loro, non sono di qualcun altro. Hanno ragione, è passato tanto tempo ma in otto mesi e mezzo abbiamo fatto quel che gli altri non avevano fatto per anni”. I risarcimenti, ha spiegato, “verranno erogati direttamente, senza che queste persone si debbano impegnare o spendere altri soldi in cause. Questa è la cosa importante. Nessun arbitrato, nessun contenzioso. Noi come governo erogheremo quei soldi”. Dunque “all’Europa stiamo scrivendo una lettera cordialissima in cui diciamo che vengono prima i risparmiatori e i loro problemi, e poi tutti quelli che sono i tecnicismi europei. Tanto questa Europa a maggio è finita. Per quel che mi riguarda dopo le elezioni europee non avremo più il problema nemmeno di questi commissari, che si mettono contro i risarcimenti ai truffati delle banche”. “Questo mese” poi “faremo partire la commissione di inchiesta sulle banche, Gianluigi Paragone sarà presidente. Chiamiamo Consob e Bankitalia per primi. Li convochiamo tutti e iniziamo a farli cantare perché i conflitti di interesse nelle banche hanno spolpato i risparmiatori”.

Secondo Letizia Giorgianni, presidente dell’Associazione vittime salvabanche, il governo ha avuto “una buona dose di coraggio politico” ma le contestazioni della Ue, che potrebbe avviare una procedura di infrazione sui rimborsi automatici, richiede ora “risposte credibili” dal governo. “Salvini e Di Maio non hanno risposto nulla di convincente sul fatto che una sentenza della Corte costituzionale potrebbe obbligare le amministrazioni a disapplicare le norme in contrasto con il quadro legislativo comunitario. Davvero ci vogliamo raccontare che, in presenza di una procedura di infrazione, una commissione ministeriale si prenderà la responsabilità di erogare 1,5 miliardi di euro, esponendosi a una richiesta di risarcimento di danno erariale per colpa grave da parte della Corte dei conti?”. “Siamo venuti a Vicenza pensando che ci avrebbero presentato le linee guida del decreto attuativo delle norme per il ristoro in favore dei risparmiatori truffati contenute nella legge di bilancio. Così però non è stato”, lamenta l’associazione. “Temiamo che una procedura di infrazione congelerebbe i rimborsi, anche se i due vicepremier hanno escluso questa ipotesi. Ma davvero siamo sicuri che i rimborsi, in questo clima di incertezza, potranno essere erogati a partire dal 2019? Oppure alla fine il governo sarà purtroppo costretto a ripristinare, dopo aver perso inutilmente mesi preziosi, una procedura di valutazione caso per caso, come richiesto dalla Commissione europea? E allora perché non introdurre subito una norma di deroga ai termini di prescrizione che rischiano, con una terribile beffa finale, di annullare ogni diritto dei risparmiatori truffati?”.

Alcune delle associazioni di ex correntisti della Banca popolare di Vicenza hanno poi protestato per essere state escluse dall’assemblea organizzata dal coordinamento “Noi che credevamo…” presieduta da Luigi Ugone e dal Coordinamento don Torta parlando di “una sceneggiata elettorale con nessun risultato concreto per i risparmiatori traditi”. Oggi, sostengono le associazioni escluse, “doveva essere presentata la modulistica per l’accesso al fondo indennizzo risparmiatori. Nessuna modulistica è stata presentata, ma vi è stata solo la generica promessa di provvedere in futuro all’attuazione del fondo indennizzo risparmiatori, senza indicare alcun termine”. “A nulla è servita – prosegue la nota – la cabina di regia composta fino al 14 dicembre da 17 associazioni, che aveva lavorato sull’art 38 Fondo Ristoro e che 13 associazioni avevano portato a considerevoli miglioramenti”. In particolare si prevedeva un acconto del 30% con 1,575 miliardi dei conti dormienti e un successivo 15% con un miliardo dei conti dormienti in prescrizione fra il 2019 e il 2021. Due giorni dopo, al Senato, il M5S avrebbe ascoltato “esclusivamente l’avvocato Andrea Arman e Ugone, trasformando il fondo “in un indennizzo sul valore di acquisto del 30%, cancellando l’ulteriore possibilità futura del 15%”.