Paolo Savona, attuale ministro per gli Affari europei, è stato indicato come nuovo presidente della Consob dal consiglio dei ministri che si è riunito martedì alle 12. Ora la decisione del governo dovrà superare il vaglio definitivo del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che a maggio si era opposto alla scelta dell’82enne economista sardo come ministro dell’Economia. L’intesa tra Lega e M5S sul nome di Savona, dopo gli oltre quattro mesi di stallo seguiti alle dimissioni di Mario Nava, è stata raggiunta nelle ultime ore. I 5 Stelle hanno accettato che Marcello Minenna, oggi capo dell‘ufficio analisi quantitative dell’authority e da mesi loro candidato per guidarla, assuma il ruolo di segretario generale (anche se l’attuale segretario generale Giulia Bertolozzo è stata nominata solo otto mesi fa e il mandato dura cinque anni). L’interim per il ministero degli Affari europei ora guidato da Savona è stato affidato al premier Giuseppe Conte, senza alcun rimpasto di governo.

A livello politico, la scelta di Savona al posto di Minenna è potenzialmente fonte di malumori all’interno del Movimento. Nel merito, poi, come ha subito ricordato il Pd la nomina in apparenza contrasta con alcune previsioni normative per le quali Savona sarebbe ineleggibile. Il primo inciampo è la legge Frattini del 2004 sul conflitto di interessi (articolo 2) relativa alla incompatibilità di membri di governo con altri incarichi in enti di diritto pubblico, che dura per un anno dal termine dell’incarico di governo. Un ostacolo aggirabile secondo la presidenza del Consiglio, che sta valutando l’applicabilità al caso Savona di un parere legale che il governo Gentiloni chiese all’avvocato Andrea Zoppini – ritenuto vicino a Conte – per valutare l’eleggibilità dell’ex ministro per la Coesione territoriale Claudio De Vincenti al vertice dell’authority per l’Energia. Il parere fu positivo (anche se la nomina non andò in porto) perché l’Autorità per l’Energia si poteva ritenere “un’amministrazione dello Stato” e non un “ente pubblico” in senso stretto, dribblando la Frattini.

L’altro scoglio potrebbe essere la legge Madia del 2015, secondo cui un pensionato può assumere incarichi dirigenziali e direttivi in enti pubblici solo a titolo gratuito e per non più di un anno, mentre il mandato in Consob per il presidente è di sette anni. Una circolare di interpretazione della stessa Madia sembra però escludere “gli incarichi conferiti da organi costituzionali”. E il presidente della Repubblica, che dovrà firmare il decreto di nomina, è appunto un organo costituzionale.

Critiche alla scelta del governo sono arrivate dalle opposizioni. Il Pd ha attaccato ricordando che “le ragioni di incompatibilità di Savona sono diverse”. Simona Malpezzi, vicepresidente del gruppo dem a Palazzo Madama, ha detto che il ministro “ha lavorato fino a maggio 2018 per il fondo Euklid” – è stato direttore dell’hedge fund lussemburghese Euklid Master Fund e presidente di Euklid ltd, basata a Londra – “quindi per un soggetto vigilato da Consob, in più risulta in conflitto con le leggi Madia e Frattini. Se il Cdm approvasse la nomina, pur in presenza di tali incompatibilità, ci troveremmo di fronte ad una situazione gravissima e senza precedenti”. In un tweet il deputato Pd Filippo Sensi scrive: “Sul caso Savona ho l’impressione che delle due l’una: se non vale la Madia, vale la Frattini, e viceversa. L’incompatibilità resta evidente, gli azzeccagarbugli sono avvertiti”. “Ricordo, inoltre, che la 281/1985 (la legge che istituisce la Consob) definisce la “piena autonomia” della Commissione e tra i criteri per la scelta dei suoi componenti esplicita quello della “indipendenza“. Come la mettiamo con le veline sull’accordo “politico” su Savona?”. E ancora: “Il ministro Savona – che si dimise lo scorso maggio da direttore di Euklid Ltd e presidente del Fondo di investimento omonimo lussemburghese – è ancora azionista di Euklid? E in che percentuale? E, nel caso, questo sarebbe compatibile con suo incarico Consob?”.

Per Anna Maria Bernini, capogruppo di Forza Italia al Senato, “sulla nomina pendono seri dubbi sul rispetto di due leggi che portano i nomi degli ex ministri Madia e Frattini. Non ci sorprende, si sa che per i grillini le leggi devono osservarle tutti tranne che loro. Aspettiamo e vediamo come finirà quest’altra telenovela”. Il senatore di Fratelli d’Italia Adolfo Urso invece ha sottolineato che “il governo Lega-5Stelle che doveva fare ‘guerra’ all’Unione Europea rinuncia persino al ministro delle Politiche comunitarie, con il conferimento dell’interim al primo ministro, quale merce di scambio pronta per il rimpasto del dopo elezioni: il ‘governo del cambiamento’ riesuma così la liturgia della vecchia politica sacrificando l’interesse nazionale”.

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