“Faccio un appello affinché tutti quelli che possono aiutarci, come il Santo Padre, possano collaborare per la fine dell’usurpazione, per un governo di transizione, e a portare a elezioni veramente libere in Venezuela, al più presto. Sarei felice di ricevere il Papa nel nostro Paese, un Paese molto cattolico, molto devoto, di grande tradizione religiosa”. Lo ha detto in un’intervista esclusiva a Sky Tg24 il presidente autoproclamato del Venezuela Juan Guaidò. Il 4 febbraio era stato il suo avversario Nicolas Maduro a rivolgersi al pontefice: “Io chiedo al Papa che produca il suo miglior sforzo, la sua volontà per aiutarci nella strada del dialogo. Speriamo di ricevere una risposta positiva”, aveva detto l’erede di Hugo Chavez a Sky TG24.

“Perché si faccia una mediazione, ci vuole la volontà di ambedue le parti – aveva risposto Bergoglio il 5 febbraio sul volo di ritorno da Abu Dhabi, al termine della visita di tre giorni negli Emirati Arabi Uniti – Le condizioni iniziali sono chiare: che le parti lo chiedano, siamo sempre disposti. Come quando la gente va dal curato perché c’è un problema tra marito e moglie: va uno, ‘e l’altra parte viene o non viene? Vuole o non vuole?’. Servono sempre ambedue le parti“. “Il Santo Padre si è sempre riservato e dunque si riserva la possibilità di verificare la volontà di ambedue le parti accertando se esistano le condizioni per percorrere questa via”, ha ribadito oggi il direttore ad interim della Sala Stampa vaticana, Alessandro Gisotti.

Poco dopo è arrivata la richiesta di Guaidò: “La cosa drammatica in questo momento in Venezuela – ha spiegato Guaidò al corrispondente di Sky Tg24 a Caracas – è lo spargimento di sangue è in corso. Il 23 gennaio abbiamo avuto una manifestazione senza precedenti nel nostro Paese, in 53 città del Venezuela, milioni di persone nelle strade: quando le persone stavano ritornando a casa, dei gruppi paramilitari armati, denominati collettivi o gruppi del Faes, che sono una unità delle forze armate, hanno assassinato a sangue freddo molti di questi ragazzi per cercare di intimidirci, di farci paura. Questo spargimento di sangue è responsabilità di chi usurpa il palazzo presidenziale”.