Non più solo tensioni e provocazioni a distanza, ora c’è lo strappo diplomatico tra Italia e Francia. Parigi, dopo che solo due giorni fa una delegazione M5s ha incontrato alcuni esponenti dei gilet gialli alle porte della capitale francese e dopo che solo stamattina il Viminale ha polemizzato sui “presunti ritardi dei treni al confine per colpa della gendarmèrie francese”, ha deciso di richiamare l’ambasciatore a Roma Christian Masset “per consultazioni”. “La Francia”, si legge nelle nota ufficiale, “da molti mesi è oggetto di accuse ripetute, attacchi senza fondamento, dichiarazioni oltraggiose”. E “questo non ha precedenti dalla fine della guerra“. Le tensioni tra la Francia e il governo Lega-M5s vanno avanti da mesi e se fino a poche settimane fa Emmanuel Macron aveva perfino evitato di commentare le dichiarazioni del governo italiano, il viaggio di Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista in Francia per incontrare i gilet gialli ha fatto precipitare la situazione con la scelta di Quai d’Orsay di arrivare al ritiro dell’ambasciatore. In serata è intervenuto il premier Giuseppe Conte per cercare di mediare tra i due fronti: “Il rapporto tra Italia e Francia ha una radice antica di ordine culturale ed economico e non può essere messo in discussione”, ha detto. “Di Maio è andato in Francia come capo politico del Movimento”. E quindi non da vicepremier. La situazione di tensione preoccupa particolarmente il Quirinale come rivelato da fonti qualificate all’agenzia Ansa: “Va ristabilito immediatamente un clima di fiducia con i Paesi amici e alleati“, è il concetto espresso. “Questo passa attraverso la considerazione dei reciproci interessi nazionali e il pieno rispetto delle dinamiche istituzionali di ciascun Paese. I consolidati e preziosi rapporti di amicizia e collaborazione con la Francia vanno difesi e preservati”.

Dopo la nota di Parigi, il primo a reagire dal fronte italiano è stato il ministro dell’Interno Matteo Salvini che, a fronte della dura reazione, ha detto di essere pronto al dialogo ma a patto che la Francia ascolti le richieste di Roma: “Non vogliamo litigare con nessuno, non siamo interessati alle polemiche”, ha detto. “Siamo disponibilissimi a incontrare il presidente Macron e il governo francese”. Poi parlando durante un comizio a Pianella in Abruzzo, ha attaccato: “Fanno gli offesi? La risposta è in questa piazza”. Il vicepremier del Carroccio ha quindi chiesto che siano date risposte agli italiani: “Vogliamo parlare di tre questioni: stop con i respingimenti alle frontiere, risultano essere oltre 60mila dal 2017 a oggi compresi bambini e donne abbandonate nei boschi; stop con terroristi italiani, una quindicina, condannati ma che fanno la bella vita con residenza in Francia e basta, infine, danneggiare i nostri lavoratori pendolari che sono letteralmente vessati ogni giorno alle frontiere francesi da controlli che durano ore. Noi siamo pronti e disponibili con spirito costruttivo a voltare pagina per il bene del nostro popolo”. Proprio i controlli della polizia doganale alla frontiera che sarebbero “troppo lunghi” erano stati criticati in mattinata da fonti del Viminale.

Dopo Salvini è intervenuto Luigi Di Maio, principale indiziato delle “provocazioni” nei confronti della Francia. Il vicepremier M5s ha rivendicato l’incontro a Parigi definendolo “pienamente legittimo“: “Rivendico il diritto di dialogare con altre forze politiche che rappresentano il popolo francese”, ha scritto su Facebook. “Così come En Marche, il partito di governo francese, è alleato in Europa con il Pd, partito d’opposizione in Italia, così il Movimento 5 Stelle incontra una forza politica di opposizione al governo francese (Ric). Sono europeista. Ed essere in un’Europa senza confini, significa libertà anche per i rapporti politici non solo per lo spostamento delle merci e delle persone”. Per Di Maio e i 5 stelle bisogna fare una distinzione tra “il popolo francese” e il presidente Macron: “Il popolo francese è nostro amico e nostro alleato. Il presidente Macron si è più volte scagliato contro il governo italiano per motivi politici in vista delle Europee. Questo non ha mai intaccato il sentimento di amicizia che lega i nostri Paesi e mai lo farà”, aggiungendo che su temi come quello dell’immigrazione “il dialogo e la collaborazione con il governo francese è sempre massimo e siamo disponibili a incontri al più alto livello con il governo francese per trovare soluzioni“.

Allarmate le reazioni delle opposizioni. “E’ davvero grave che l’Italia, Paese fondatore dell’Ue e membro del G7, abbia una politica estera che ci isola come mai avvenuto in passato”, ha detto il presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani (Fi). “Mi vergogno come italiano e come europeo”, ha commentato l’ex premier Matteo Renzi ai microfoni di una radio francese, mentre il candidato alla segreteria Pd, Maurizio Martina, ha preso carta e penna per scrivere direttamente a Macron e denunciare “un governo scellerato”, quello di Conte, con “ministri incompetenti” in cerca di visibilità. “Questo governo sta cancellando settanta anni di politica estera italiana, con danni ingentissimi che saranno prolungati nel tempo”, ha sottolineato la capogruppo di Forza Italia alla Camera, Mariastella Gelmini. Non era mai successo dai tempi della Seconda guerra mondiale che Parigi richiamasse il proprio ambasciatore in Italia. L’ultima volta accadde nel 1940 quando il Regno d’Italia entrò in guerra contro la Francia, consegnando la dichiarazione all’allora ambasciatore André François-Poncet.

La Francia ritira l’ambasciatore a Roma: “Essere in disaccordo è una cosa, strumentalizzare la relazione a fini elettorali è un’altra”
Il governo francese ha deciso di richiamare l’ambasciatore di Francia in Italia “per consultazioni”. La notizia è stata ufficializzata nel primo pomeriggio del 7 febbraio con una nota: “La Francia”, si legge, “è stata, da diversi mesi, oggetto di accuse ripetute, di attacchi senza fondamento, di dichiarazioni oltraggiose che tutti conoscono e hanno presente – si legge nel comunicato del Quai d’Orsay – Questo non ha precedenti dalla fine della guerra. Essere in disaccordo è una cosa, strumentalizzare la relazione a fini elettorali è un’altra”. A cosa si riferisce la diplomazia d’oltralpe? Tutto lascia pensare che a scatenare le ire dell’Eliseo sia stato l’incontro del 5 febbraio tra Di Maio e Alessandro Di Battista con alcuni rappresentanti della lista Ric dei gilet gialli all’Hotel de France di Montargis. “Questa nuova provocazione – era stato il commento del ministero – non è accettabile tra Paesi vicini e partner in seno all’Unione europea”.

Nella stessa direzione va il comunicato odierno del Quai d’Orsay: “Le ultime ingerenze costituiscono una provocazione supplementare e inaccettabile. Violano il rispetto dovuto alle scelte democratiche, fatte da un popolo amico e alleato. Violano il rispetto che si devono tra loro i governi democraticamente e liberamente eletti”.

E’ solo l’ultima delle frizioni consumate nell’ultimo anno sull’asse Roma-Parigi, i cui rapporti hanno conosciuto improvvise e ripetute frizioni in special modo sul tema dell’immigrazione. Il 20 gennaio Luigi Di Maio aveva attaccato la Francia accusandola di usare “il franco delle colonie” per finanziare il suo debito pubblico a spese dei Paesi africani. “Se vogliamo continuare a parlare degli effetti continuiamo con la retorica dei morti in mare che ovviamente sono una tragedia e hanno tutto il mio cordoglio – aveva affermato il vicepremier durante un comizio in Abruzzo – ma dobbiamo parlare delle cause perché se oggi c’è gente che parte è perché alcuni Paesi europei con in testa la Francia non hanno mai smesso di colonizzare l’Africa“. Il giorno successivo l’ambasciatore italiano a Parigi, Teresa Castaldo, era stata convocata dal Quai d’Orsay “in seguito ad affermazioni inaccettabili e inutili delle autorità italiane”.

Sul tema è tornato nel pomeriggio Alessandro Di Battista: “Più che richiamare l’ambasciatore francese in Italia, suggerisco a Macron di richiamare in Francia i dirigenti francesi che dettano ancora legge nelle banche centrali africane“. “Abbiamo sollevato una serie di questioni – ricorda l’esponente dei 5 Stelle – il controllo da parte dei governi francesi delle risorse africane; il tema del Franco Cfa, moneta stampata a Lione e spedita a 14 paesi africani che toglie sovranità monetaria all’Africa; superamento di regole stupide per una nuova politica europea sull’immigrazione; consegna dei terroristi italiani ancora in Francia”.