È arrivata in porto a Catania la nave Sea Watch 3, partita all’alba da Siracusa. I migranti sono scesi dall’imbarcazione festeggiando, accolti dai soccorritori della Croce Rossa Italiana e delle altre associazioni. La nave con a bordo 47 passeggeri è rimasta bloccata in mare, di fronte alle coste siciliane, per una settimana prima di ricevere il via libera all’attracco. L’equipaggio della ong ha esultato per lo sbarco, abbracciando e salutando gli ospiti che sono stati a bordo per giorni. “La SeaWatch è arrivata a Catania. Siamo contenti che il calvario sia finito per i nostri ospiti. Auguriamo loro il meglio. Speriamo che l’Europa possa accoglierli e permettergli di vivere come meritano”, ha scritto su twitter la ong tedesca.

Secondo fonti investigative, il comandante della nave Jeroen Peters e l’intero equipaggio sono stati sentiti dalla squadra mobile e guardia di finanza come persone informate sui fatti. Gli agenti sono saliti a bordo della nave e, riporta il sito LiveSicilia, sono rimasti per cinque ore a bordo con lo scopo di ricostruire il soccorso e verificare se effettivamente la Sea Watch 3 avrebbe potuto navigare verso un altro porto sicuro. Sempre secondo LiveSicilia, in base al protocollo consolidato della Procura di Catania, guidata da Carmelo Zuccaro, gli interrogatori sono stati svolti in vista di una probabile apertura di un’inchiesta per traffico illecito di migranti.

Al momento sembra escluso il sequestro dell’imbarcazione come ventilato da più parti nelle ultime ore. Mercoledì 30 gennaio era stato lo stesso ministro dell’Interno, dopo aver esultato per la “missione compiuta” a sperare in un’indagine sul comportamento della ong, proprio con l’obiettivo di arrivare al sequestro dell’ultima nave umanitaria rimasta nel mediterraneo centrale. Non solo, il vicepremier, secondo quanto dichiarato, sta lavorando anche ad individuare “una procedura standard” per impedire l’ingresso delle navi ong nelle acque territoriali italiane.

“Siamo costretti a rimanere a Catania per la notte” e “il cambio equipaggio previsto per oggi ci è stato negato” scrive la ong su Twitter sostenendo che “a bordo le richieste di informazioni da parte della polizia continuano. Nel frattempo il Mediterraneo rimane senza navi civili di soccorso”. La replica del ministro: “Secondo voi perché i ‘signori’ della nave Ong Sea Watch hanno paura della Polizia a bordo???”.

Intanto un gruppo di avvocati di Legal Team Italia, insieme all’associazione “Lasciateci entrare”, ha presentato un esposto alla procura di Siracusa a carico del ministro Matteo Salvini. Attentato alla Costituzione, abuso in atti di ufficio, sequestro di persona, violenza privata, tortura: sono gli eventuali profili di reato che il team ha chiesto di esplorare alla procura. La nave, scortata dalle motovedette della Guardia Costiera e della Guardia di finanza, ha viaggiato a 5 chilometri l’ora. La partenza era prevista per le 21, ma un guasto al verricello dell’ancora ha ritardato le operazioni. Il capo missione SeaWatch3 avrebbe chiesto di partire più tardi per fare riposare l’equipaggio, ma la capitaneria di porto ha ribadito l’ordine di levare le ancore e di dirigersi verso Catania. L’ordine di muoversi verso il porto siciliano è arrivato mercoledì 30 gennaio nel pomeriggio. A darne notizia è stato lo stesso Viminale che ha specificato il motivo della scelta: a Catania ci sono centri ministeriali per l’accoglienza dei minori. Quindici in tutto quelli a bordo, il più piccolo Mamadou ha 14 anni e mezzo. I maggiorenni, invece, una volta a terra saranno immediatamente trasferiti all’hotspot di Messina.

Il via libera allo sbarco è stato dato dopo un lungo braccio di ferro, durato otto giorni, tra l’Italia e l’Unione europea. I 47 passeggeri, grazie all’accordo raggiunto a Cipro dal premier Giuseppe Conte, saranno distribuiti tra sei paesi, Germania, Francia, Portogallo, Romania, Lussemburgo e Malta. Il ministro dell’Interno Matteo Salvini, parlando ieri della vicenda, ha aggiunto un settimo paese: la Lituania. Con l’Italia, che partecipa alla distribuzione, si tratta quindi di sei persone per ogni paese.

Prima dell’arrivo a Catania sulla Sea Watch c’era rabbia e felicità. Johannes Bayer, ceo della ong, si è detto “felice per i nostri ospiti che il calvario stia ora arrivando al termine, ma rimane un giorno vergognoso per l’Europa. I diritti umani non sono negoziabili, sulle persone non si dovrebbe mercanteggiare”. Il medico di bordo ha denunciato “gravi conseguenze mentali” per i naufraghi “dopo dieci giorni in mare”. Per il cardinal Bassetti, presidente della Cei, “che in un gigante come l’Europa, dove ci sono le nazioni che hanno maggior benessere del mondo, si debba tergiversare tanto per accogliere 47 poveracci, di cui diversi bambini, è veramente una sofferenza immensa”.