Ci sono le madamine, che organizzarono anche la prima manifestazione il 10 novembre. E anche i governatori di Piemonte e Liguria, Sergio Chiamparino e Giovanni Toti. Nonché l’ex segretario e candidato alle primarie del Pd, Maurizio Martina, e diversi esponenti di Forza Italia. Ci sono, soprattutto, un centinaio di amministratori locali, compresi quelli della Lega, che ‘schiera’ anche il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari: “Non si tratta del governo che manifesta contro se stesso – dice – Anche perché la manifestazione non è contro il governo: non vedo bandiere di partito in piazza. Troveremo una sintesi”. I Sì Tav tornano in piazza a Torino, due mesi dopo il flash mob di novembre, per sollecitare il governo a scongelare la Torino-Lione. “Siamo più di 30mila, come l’altra volta”, affermano gli organizzatori dell’evento. In realtà, secondo chi è presente a Torino, il colpo d’occhio è meno imponente di due mesi fa. E in piazza Castello, anche se non ci sono simboli di partito, la manifestazione è politica, come dice Chiamparino e dimostrano i sindaci presenti in fascia tricolore.

Non c’è un palco, né sono in programma discorsi ufficiali. “Siamo qui a far sentire la nostra voce per richiamare il governo alla responsabilità di decidere al più presto sbloccando i lavori per la tratta ferroviaria”, dicono le madamin, che con l’ex sottosegretario Mino Giachino hanno organizzato la mobilitazione. Sul tavolo del ministro Danilo Toninelli c’è l’analisi costi-benefici redatta dalla commissione guidata da Marco Ponti. Che ha suggerito lo stop all’opera perché il dossier è negativo. Ma, come fatto filtrare dal ministero delle Infrastrutture, l’analisi verrà “pesata” con l’analisi tecnico-giuridica e i documenti verranno discussi con Francia e Commissione Ue. Poi la sintesi politica nel governo, con la Lega che continua a dirsi favorevole all’opera. I tempi, insomma, sono lunghi e per la decisione finale potrebbero volerci ancora mesi.

“Certo che si farà la Tav”, dice il presidente della Regione Liguria, Toti. E sulla presenza di diversi esponenti del Carroccio, il governatore è chiaro: “La Lega ha nel suo dna un Paese che cresce, che guarda alle imprese, che vuole modernizzarsi e fatto di grandi opere”. Dunque – aggiunge – “mi sembra naturale che sia qua” perché “se oggi c’è l’alta velocità e ci sono grandi infrastrutture, lo si deve ai governi di centrodestra del passato e questo la Lega non lo dimentica”. Sulla divisione rispetto al tema del Tav interno al governo (“La Lega in piazza fa sorridere”, aveva detto venerdì Chiara Appendino) il vicepremier Luigi Di Maio prova a smorzare dalla Sardegna: “Per me non è una crepa, queste sono due forze politiche che hanno due convinzioni diverse. C’è un contratto di governo. Nessuno toglie il diritto a Lega e M5S di poter manifestare il proprio pensiero”.

Con il Movimento, gli fa eco Molinari dalla piazza, “non c’è alcuno scontro” perché “sapevano fin dal primo giorno che noi avevamo una posizione loro un’altra, abbiamo trovato una sintesi su tanti argomenti la troveremo anche su questo”. Per il capogruppo leghista alla Camera, “non è contraddittoria la nostra presenza in piazza perché la Lega ha una posizione storica a favore della Tav – ha aggiunto – sapevano dal primo giorno che uno dei temi divisivi con i 5 Stelle era quello della Torino-Lione ma per quanto ci riguarda un conto è fare una valutazione attenta su come realizzare l’opera, renderla più efficiente e tagliare eventuali sprechi, un conto è mettere in discussione la realizzazione stessa”.

Eppure, sottolinea Chiamparino, il flash mob a favore del Tav “è politica sì, perché è una decisione su un’opera strategica, partitica no”. La Lega, sottolinea il governatore del Pd, “era già presente il 10 novembre” invitando il Carroccio a “decidere e decidere in fretta prima ancora di venire in piazza”. Mentre Patrizia Chiazza e Roberta Castellina, due delle ‘madamine’ animatrici della manifestazione, vedono nella seconda manifestazione Sì Tav “già un referendum“, quello che secondo Matteo Salvini sarà lo sbocco di un eventuale parere negativo alla fine dell’analisi costi-benefici.

“Ci fa piacere – sottolineano Chiazza e Castellina – che molte forze politiche abbiano deciso di aderire, Lega inclusa. Noi però abbiamo chiesto che non ci siano bandiere di partito, perché la Torino-Lione è un’opera di tutti”. In piazza anche diverse associazioni di categoria, tra le quali la Confesercenti Piemonte: “La Torino-Lione è uno snodo essenziale, in grado di condizionare il futuro nostro e, soprattutto, delle prossime generazioni – sostiene il presidente Giancarlo Banchieri – Si tratta di scegliere tra sviluppo e declino di Torino, del Piemonte e dell’intero Paese”.