Sorpresa, l’Italia riprende quota. Nella lirica. Se, appena due anni fa, il divario tra Italia e Germania nel numero di festival annuali dedicati all’opera sembrava incolmabile (14 contro 43), i dati sul 2018 riportati da operabase.com consegnano alle cronache un quadro inedito: il numero dei festival italiani con programmazione operistica parziale o integrale, e dunque destinatari dei contributi del FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo), è salito a 25, mentre in Germania è sceso a 34.

Ancora più interessante il confronto con la Francia, dove si registra il dato di maggior successo: due anni or sono i festival d’opera francesi erano più numerosi di quelli italiani (18), oggi, restando quel numero invariato, il numero dei festival peninsulari ha superato di gran lunga quello dei cugini d’oltralpe. Analogamente gli eventi austriaci sono rimasti pressoché invariati (20 nel 2016 e 21 nel 2018), dunque anche nel rapporto con l’Austria la situazione si è decisamente invertita.

Anche i numeri al botteghino, come si evince dai report Siae, registrano una crescita significativa: se infatti nel 2016 gli incassi totali dell’intero settore operistico ammontavano a quasi 97 milioni di euro, l’anno successivo la spesa al botteghino è salita a 102,5 milioni, grazie al contestuale aumento del numero complessivo di ingressi, che è passato dai 2.192.308 del 2016 ai 2.319.252 del 2017: “Le letture possibili – afferma Alberto Triola, direttore artistico del Festival della Valle d’Itria e sovrintendente della Fondazione Arturo Toscanini di Parma – per spiegare questo incremento sono due: da una parte le nuove normative ministeriali, negli ultimi anni, hanno incentivato moltissimo l’aumento della produttività. Il FUS, in questo senso, premia sempre di più la produzione quantitativa: quante più opere fai, quanto più pubblico registri, tanto aumenta il finanziamento. Dall’altra si è registrato un aumento di domanda che mi sembra abbastanza oggettivo: vai al cinema e spesso lo trovi mezzo vuoto, vai a teatro e lo trovi molto frequentemente pieno. La televisione ha soppiantato il cinema, ma grazie a Dio non ha soppiantato il teatro”.

I numeri presentati finora non tengono però conto del numero di abitanti per Paese, dato imprescindibile al fine di stilare una vera e propria classifica dei Paesi operisticamente  più attivi. Ecco dunque che l’Austria svetta certamente su ogni altra nazione, con un numero di festival decisamente imbattibile per numero di abitanti: la patria di Wolfgang Amadeus Mozart offre infatti un festival ogni 420.000 persone. Seguono Svizzera, Norvegia, Repubblica Ceca e Svezia, mentre l’Italia, che piazzandosi al sesto posto precede Germania e Francia (rispettivamente settima e ottava), offre alla popolazione un festival d’opera ogni 2.423.000 persone. Anche se solo due anni fa in una simile classifica l’Italia non figurava nemmeno.

Dove invece la Penisola va decisamente peggio è nella classifica del numero di performance per città: nessuna infatti delle città medio-grandi italiane, quelle con una forte tradizione operistica, figura tra le prime venti della classifica mondiale. Milano è infatti al 26esimo posto, con 138 performance nella stagione 2017/2018, mentre Roma è alla 29esima posizione. Ai primissimi posti troviamo invece città come Mosca, prima in assoluto con le sue 632 performance stagionali, Vienna, in seconda posizione con 621 spettacoli e, al terzo posto, San Pietroburgo con le sue 567 rappresentazioni.

Considerando invece il numero di abitanti delle città la classifica premia innanzitutto una miriade di città di area austro-tedesca: al primo posto, con una performance operistica ogni 931 persone, si colloca Innsbruck, subito seguita da Salisburgo con uno spettacolo ogni 983 persone e, in terza posizione, la tedesca Regensburg, con una performance ogni 1.046 persone. La prima città italiana a comparire in questa classifica è Venezia, che si posiziona al settimo posto con uno spettacolo d’opera ogni 1.925 persone. È invece quando ci si sposta sui nomi dei grandi compositori e sui titoli delle opere più rappresentate in tutto il mondo che l’Italia trae, da sempre, le maggiori soddisfazioni: ben tre delle cinque opere più rappresentate in tutto il mondo sono infatti italiane, e si tratta della Traviata, che si piazza al numero uno, La bohème e Tosca. Allargando poi il raggio di osservazione, ben tredici delle venti opere più eseguite al mondo sono di autori italiani. In ultima analisi, sono italiani ben quattro dei cinque operisti più rappresentati in tutto il mondo, col nome di Giuseppe Verdi in testa subito seguito Puccini, Rossini e Donizetti. Unica eccezione, Mozart.