Quando una grande società naviga in acque finanziarie complesse e i conti richiedono un intervento strutturale, la prima mossa dei manager incaricati del risanamento segue una regola economica ferrea: fare cassa vendendo il vendibile. La liquidazione degli asset immobiliari superflui, o di quelli che non garantiscono i rendimenti sperati, rappresenta la via più rapida per iniettare liquidità immediata nelle casse aziendali. È un copione finanziario consolidato, applicato di recente dal gruppo Kering che, sotto la guida di Luca De Meo, ha scelto di cedere il palazzo dei record in via Montenapoleone acquistato solo un anno prima. Oggi, sulla stessa scia strategica per alleggerire la pressione debitoria, si muove un altro colosso del lusso: Dolce & Gabbana.
L’ipotesi sale-and-leaseback per le sedi di Milano
Secondo quanto riportato dall’agenzia Bloomberg, che cita fonti finanziarie vicine al dossier, Dolce & Gabbana sta valutando attivamente la vendita di alcuni immobili di proprietà situati a Milano. L’obiettivo primario è generare nuova liquidità per sostenere il rifinanziamento di circa 450 milioni di euro di debito. Sebbene la lista esatta degli edifici da immettere sul mercato non sia stata ancora definita con precisione, l’operazione coinvolgerebbe diversi immobili di pregio, uffici e showroom situati nel centro città e nella zona di Porta Venezia. Per non perdere l’operatività delle proprie sedi, l’azienda starebbe studiando formule di sale-and-leaseback (vendita con patto di locazione): il gruppo cederebbe la proprietà degli immobili per incassare subito i capitali, pagando contestualmente un canone di affitto ai nuovi acquirenti per continuare a utilizzare gli spazi.
Il debito, l’advisor Rothschild e la crisi in Medio Oriente
La mossa immobiliare si inserisce all’interno di una trattativa più ampia e complessa con le banche finanziatrici, confermata dalla stessa casa di moda alcuni mesi fa. L’azienda, pur precisando di non avere bisogno di ricapitalizzarsi, ha affidato un mandato ufficiale all’advisor Rothschild & Co. per rinegoziare con un pool di istituti di credito le migliori condizioni per il debito in essere. Sul tavolo c’è anche la richiesta di nuove linee di credito per 150 milioni di euro, destinate a finanziare lo sviluppo della divisione beauty.
Il quadro finanziario si è complicato a causa di fattori geopolitici esogeni. Nel 2025, il gruppo aveva già rifinanziato 300 milioni di euro di debito con scadenza a febbraio 2030, ottenendo fondi per spingere il settore beauty e il real estate. Tuttavia, l’esplosione del conflitto armato tra Stati Uniti e Iran ha drasticamente alterato gli scenari. La guerra e i bombardamenti dell’ultimo mese hanno paralizzato il Medio Oriente, una regione storicamente ricchissima su cui il marchio italiano aveva puntato con forza. Questo rallentamento commerciale ha spinto i creditori a richiedere un’iniezione di nuovi fondi a garanzia del rifinanziamento da 450 milioni, rendendo la cessione immobiliare un’opzione concreta. In parallelo alle manovre finanziarie, si registrano movimenti anche ai vertici societari: il cofondatore Stefano Gabbana, 63 anni, ha lasciato la presidenza del gruppo quest’anno e, secondo le indiscrezioni, starebbe valutando le opzioni strategiche relative alla sua quota di partecipazione, pari a circa il 40% dell’azienda.
Il precedente di Kering in via Montenapoleone
La strategia di Dolce & Gabbana ricalca in modo pressoché speculare la recente operazione condotta da Kering a Milano. Il gruppo francese ad aprile ha deciso di cedere il celebre immobile di via Montenapoleone 8 alla società qatariota Al-Mirqab, facente capo ad Hamad bin Jassim bin Jaber Al Thani (zio dell’attuale emiro del Qatar).
Kering aveva acquistato l’edificio dal fondo Blackstone per 1,3 miliardi di euro, segnando il più grande investimento su un singolo immobile nella storia d’Italia e innescando una rivalutazione degli affitti in tutta la via. La rapida cessione prevede il conferimento del palazzo (che ospita marchi come Cova, Prada e Yves Saint Laurent) in una nuova società controllata all’80% da Al-Mirqab e al 20% dalla società guidata da Luca De Meo. Finanziariamente, Kering incasserà 729 milioni di euro alla chiusura dell’operazione e ulteriori 432 milioni entro cinque anni, per un totale di quasi 1,2 miliardi.
Come specificato dal colosso francese, non si è trattato di un passo indietro ma di una precisa mossa per fare cassa, simile a quelle già attuate a Parigi e New York. In una nota ufficiale, l’azienda ha chiarito: “Questa operazione si inserisce nella strategia immobiliare selettiva di Kering, finalizzata ad assicurarsi location di particolare attrattività per le proprie Maison, rafforzando al contempo la flessibilità finanziaria del Gruppo”. Liberare capitali ingenti dagli immobili per reinvestirli nel core business: la stessa ricetta che oggi Dolce & Gabbana spera di applicare con successo.