Terzo giorno di proteste per i sindaci “disobbedienti” che non intendono applicare il decreto Sicurezza. Dopo lo scontro con i vicepremier e nonostante il tentativo di mediazione del premier Giuseppe Conte, oggi sono ricominciati gli attacchi da una parte e dall’altra. Ma c’è un problema in più per la maggioranza: crescono i malumori in casa 5 stelle. Il senatore dissidente Matteo Mantero, già graziato dai probiviri nella tornata di espulsioni del 31 dicembre, ha ribadito la sua opposizione al decreto: “E’ stupido e incostituzionale”, ha scritto su Facebook. Linea condivisa dalla collega Paola Nugnes, su cui invece la procedura disciplinare interna è ancora pendente: “Io sto con i sindaci”, ha scritto sul suo nuovo blog ospitato da l’Huffington post. A loro, utilizzando parole molto simili a quelle di Matteo Salvini, ha replicato il leader M5s Luigi Di Maio: “Se c’è qualche membro della maggioranza a disagio”, ha dichiarato, “si deve ricordare che fa parte di una maggioranza che quel decreto lo ha votato, di un governo che lo sta applicando, che lo sosteniamo e che chi prende parte in questo momento a questa boutade prende parte a una boutade politica per far sentire un po’ di sinistra chi con la sinistra non ha più nulla a che fare”. Il problema è che a Palazzo Madama il governo ha ora un margine di quattro voti e non può permettersi di perdere altre pedine.

Intanto stamattina a Palermo un presidio di associazioni, forum e sindacati è stato organizzato in difesa del sindaco Leoluca Orlando, il primo a dare il via alla battaglia contro il provvedimento: “Il porto di Palermo”, ha dichiarato il primo cittadino alla folla, “è aperto e accoglie i migranti, dico al ministro Danilo Toninelli di smetterla di fare il pupo nelle mani dell’eversivo Salvini”. Ma lo scontro con il Viminale è appena iniziato. Dall’ufficio dell’anagrafe del Comune hanno fatto sapere che in mattinata sono arrivati alcuni agenti della Digos che “hanno chiesto cosa accade quando vogliamo regolarizzare la posizione di un richiedente asilo e quali sono le procedure che stiamo seguendo”. Una versione però smentita dalla questura di Palermo.

Chi non vuole sentire ragioni è il ministro dell’Interno Matteo Salvini che, come ricostruito dal Corriere della Sera, è già pronto a inviare gli ispettori nelle sedi dei comuni che non applicheranno le regole. Con lui naturalmente la ministra leghista della Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno che, intervistata da Libero, attacca gli amministratori locali dando un’interpretazione simile a quella arrivata ieri dal vicepremier Luigi Di Maio: “Provocazioni inscenate per spostare l’attenzione e ottenere un po’ di visibilità“, ha detto. E ha poi aggiunto: “Se ciascuno di noi decide di applicare la legge solo quando la ritiene valida e giusta, è il caos totale. Dicono che il Far West è quello che vogliamo fare noi della Lega con la legittima difesa, ma il vero Far West è il loro”. E magari proporsi come leader nazionali della sinistra, campagna elettorale da parte di sindaci che si devono sentire un po’ di sinistra“. Ma anche il fronte dell’Anci non è compatto: un gruppo di sindaci leghisti ha chiesto un “confronto” al presidente Antonio Decaro “affinché l’Associazione su queste ed altre questioni cruciali non venga usata strumentalmente per sostenere le posizioni politiche di una parte del Paese”.

Insieme al fronte dei comuni si è schierato anche il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi che ha annunciato presenterà un ricorso alla Consulta contro “la legge del governo nazionalpopulista”. Nel pomeriggio a lui si è unito il presidente del Piemonte Sergio Chiamparino. Un’azione che però il collega della Puglia Michele Emiliano ha già smontato: “Difficile immaginare una lesione delle competenze regionali”.

Scontro dentro il M5s, Mantero: “Decreto incostituzionale”. Di Maio: “Così prende parte alla boutade politica della sinistra”
Non è la prima volta che Mantero si espone contro il decreto Sicurezza. Da sempre considerato una delle voci dissidenti dentro il gruppo, in occasione del voto in Senato per il decreto Sicurezza aveva deciso di non partecipare al voto. Nonostante ciò è stato graziato dai probiviri, probabilmente per il silenzio che ha mantenuto nelle settimane successive. Oggi però, alla luce delle proteste dei sindaci, ha deciso di intervenire con un post su Facebook: “La protesta dei sindaci”, ha scritto, “è quello che si ottiene emanando un Decreto incostituzionale e stupido, a solo scopo propagandistico, che auspicabilmente sarà smontato dalla Consulta: creare illegalità dove non c’era, ridurre l’integrazione peggiorando le condizioni di vita di italiani e stranieri, far fare bella figura ai sindaci del Pd che hanno contribuito a creare il falso problema dell’immigrazione e ora passano per i paladini dell’integrazione. Filotto insomma…”. E ha concluso: “La prossima volta proviamo ad ascoltare i nostri sindaci, come quelli di Roma e Torino ad esempio, che avevano esposto in maniera chiara e non strumentale come stanno facendo Orlando & C. le problematiche che avrebbe causato questo decreto”.

Una dissidenza subito messa a tacere da Di Maio in persona, che ha accusato i critici di voler partecipare “alla boutade politica della sinistra”. “Nessun governo”, ha detto il vicepremier M5s, “dirà mai ad un sindaco di disobbedire ad una legge dello Stato. Come governo non lo diremo perché l’abbiamo sostenuta e la portiamo avanti. La protesta dei sindaci è una boutade politica. Se ci saranno dei ricorsi che in via incidentale andranno alla Corte Costituzionale e sarà la Corte a giudicarli”. E ha poi attaccato: “Vorrei mettere al centro qualche verità: i sindaci che dicono ‘apriamo i porti’, non hanno nessuna autorità per legge di aprire o chiudere un porto. Questo dimostra che tutte queste dichiarazioni fanno parte di una grande occasione per fare un po’ di campagna elettorale e chiedere un po’ di voti”.

Sono tante però le voci interne che hanno espresso perplessità. Giovedì 3 gennaio ad esempio, il sindaco pentastellato di Livorno Filippo Nogarin aveva fatto sapere che “prenderà atto” se la norma “dovesse essere giudicata incostituzionale” ma “fino a quel momento, in quanto rappresentante di un’istituzione, è mio dovere applicarla” nonostante sia “tutt’altro che una buona legge. Ci sono aspetti che non mi convincono da un punto di vista politico ed etico e altri che ritengo siano difficilmente applicabili da un punto di vista amministrativo”.

Rossi e Chiamparino: “Ricorso a Consulta”. Emiliano: “Difficile immaginare lesione di competenze regionali”
Intanto la protesta si estende anche alle Regioni. Su Facebook il presidente della Toscana Enrico Rossi ha annunciato che farà “ricorso alla Corte Costituzionale” contro “la legge del governo nazionalpopulista”: “Io e la mia giunta abbiamo proposto al consiglio una legge che tutela i diritti della persona umana, a prescindere dalla cittadinanza“, ha detto. “Vogliamo tutelare per tutti il diritto ad essere curato, ad avere una dimora, un’alimentazione adeguata e il diritto all’istruzione”. Una posizione condivisa anche dal presidente del Piemonte Sergio Chiamparino: “Non possiamo stare a guardare come se non stesse accadendo nulla. Stiamo dunque valutando se esistono i fondamenti giuridici per un ricorso della Regione, direttamente o come tramite dei Comuni, alla Corte Costituzionale. Se ci sono le condizioni giuridiche, non perderemo tempo. Le forti critiche che emergono in tutto il Paese sono le stesse che avevo avanzato in un recente incontro con i sindaci e i responsabili Sprar del Piemonte”. Il governatore della Regione Puglia Michele Emiliano però si chiede quale sia “il profilo della lesione delle competenze” in base al quale la Toscana intende ricorrere per conflitto di attribuzione: quella dell’immigrazione è “una materia in cui è difficile immaginare lesioni di competenze regionali”. Dunque “condivido l’indignazione dei sindaci ma purtroppo la loro iniziativa, che condivido nel merito, ovviamente troverà presto un limite dal punto di vista operativo perché non spetta a chi deve applicare la legge la valutazione sulla sua incostituzionalità e non è consentita la disapplicazione di una norma che si sospetta essere incostituzionale”.

Più moderata anche la posizione di Matteo Renzi. Sul decreto Sicurezza “io la penso come il Sindaco Dario Nardella”, ha scritto nella enews. “Il decreto Salvini è scritto male, creerà molti problemi e pasticci e forse sarà sanzionato dalla Corte Costituzionale. Ma in attesa della decisione della Consulta, le leggi si rispettano. Salvini tre anni fa invitava alla disobbedienza civile contro le nostre leggi sui diritti civili, sul canone Rai e su molto altro. Proprio perché noi non siamo come Salvini”.

Il cardinale Bagnasco: “Nessuno vuole essere sovversivo, ma ci sono problemi di coscienza”
“Penso che nessuno voglia essere sovversivo, ma ci sono problemi che richiedono giudizi di coscienza”. Così il cardinale Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente dei vescovi europei è intervenuto sul decreto sicurezza. I sindaci “dovranno prendere le loro decisioni, verificarle ai livelli giusti. L’obiezione di coscienza è un principio riconosciuto. Ognuno prenderà le proprie decisioni, nel rispetto naturale dell’ordinamento”. Il decreto è lesivo dei diritti umani? “Mi interessa che chi ha un bisogno vero possa trovare un aiuto”. “Ci sono delle persone che, in modo onesto e serio, chiedono aiuto perché fuggono da situazioni disperate”, ha aggiunto il cardinale.
Bagnasco ha ricordato l’esempio del Campus di Genova Coronata che “grazie a chi lo guida, don Giacomo Martino e i suoi collaboratori, ritengo che sia un buon esempio, un esempio virtuoso di integrazione, perché l’integrazione non è una parola generica, c’è un percorso preciso fatto di borse lavoro, di insegnamento di mestieri, di tirocini. È un esempio a cui ispirarci”. Il sindaco di Genova, Marco Bucci, dovrebbe fare obiezione di coscienza?. “Essendo una cosa personale, bisogna che ognuno pensi a quello che ritiene, ripeto, all’interno dell’ordinamento generale”, ha risposto Bagnasco.

Il giurista Mirabelli: “Firma del Capo dello Stato non garantisce costituzionalità” – Quanto al fatto che, come sostiene Salvini, il decreto sia stato “firmato e promulgato dallo stesso Presidente della Repubblica” che i sindaci “applaudono per il discorso di fine anno”, sul Messaggero l’ex presidente della Consulta Cesare Mirabelli ricorda che “il Presidente ha la funzione di promulgare una legge approvate dal Parlamento, ma non concorre con la sua volontà alla formulazione della legge. E non è detto che la condivida”. “La firma del presidente non può essere garanzia di costituzionalità di una legge. Se così fosse, non ci sarebbero i giudizi della Consulta per affermare la legittimità costituzionale di una legge”. Va poi ricordato che dopo la firma il capo dello Stato ha inviato al premier una lettera in cui richiamava “gli obblighi costituzionali e internazionali dello Stato’ e, in particolare, “quanto direttamente disposto dall’articolo 10 della Costituzione e quanto discende dagli impegni internazionali assunti dall’Italia”.

I numeri dopo il crollo degli sbarchi e la stretta del decreto Sicurezza
Il crollo degli sbarchi e la stretta contenuta nel decreto sicurezza, divenuto legge, stanno determinando un netto calo delle domande di asilo: a dicembre sono state 2.753, il 27% in meno rispetto alle 3.784 di novembre. In aumento i dinieghi: 5.870, l’82% del totale (erano l’80% a novembre ed il 74% ad ottobre). Mentre scende al minimo storico la protezione umanitaria, cancellata dal provvedimento del ministro Salvini: è stata concessa a dicembre solo al 3% dei richiedenti (236 persone), contro il 5% di novembre ed il 13% di ottobre. Lo indicano i dati del Viminale.

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