La procura di Pescara ha chiuso il primo filone d’inchiesta sulla valanga che travolse l’hotel Rigopiano provocando 29 morti. Sono 25 gli indagati – 24 persone e una società – per l’incidente avvenuto nel gennaio 2017 nei giorni dell’emergenza neve e terremoto in Abruzzo. Tra loro anche l’ex prefetto di Pescara, Francesco Provolo, il presidente della Provincia Antonio Di Marco e il sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta.

Non figurano più 15 persone precedentemente indagate compresi tutti gli esponenti politici, compresi gli ex governatori Luciano D’Alfonso, Ottaviano Del Turco e Gianni Chiodi, nonché gli assessori che si sono succeduti nella delega alla Protezione Civile, e della funzionaria della Prefettura di Pescara, Daniela Acquaviva, la donna che raccolse l’allarme lanciato telefonicamente dal ristoratore Quintino Marcella, non credendo alla sua richiesta d’aiuto.

Al termine delle accertamenti condotti dai carabinieri forestali di Pescara, guidati da Anna Maria Angelozzi e coordinati dal procuratore capo Massimiliano Serpi e dal pm Andrea Papalia, i magistrati ipotizzano, a vario titolo, sette reati: disastro colposo, lesioni plurime colpose, omicidio plurimo colposo, falso ideologico, abuso edilizio, omissione d’atti d’ufficio e abuso in atti d’ufficio, ai quali si aggiungono vari reati ambientali.

Restano indagati l’ex prefetto di Pescara, Francesco Provolo, oltre al presidente della Provincia di Pescara, Antonio Di Marco, e al sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta. Con loro i direttori e i dirigenti del dipartimento di Protezione civile, Carlo Visca (direttore del dipartimento dal 2009 al 2012), Vincenzo Antenucci (dirigente Servizio prevenzione rischi e coordinatore del Coreneva dal 2001 al 2013); il tecnico del Comune di Farindola Enrico Colangeli; il gestore dell’albergo e amministratore e legale responsabile della società “Gran Sasso Resort&Spa” Bruno Di Tommaso; il dirigente e il responsabile del servizio di viabilità della Provincia di Pescara, Paolo D’Incecco e Mauro Di Blasio.

Sotto inchiesta anche due funzionari della Prefettura: l’ex capo di gabinetto Leonardo Bianco e la dirigente Ida De Cesaris. Con loro, vengono accusati dai magistrati anche il direttore dei Lavori pubblici della Regione Abruzzo, fino al 2014, Pierluigi Caputi, il dirigente della Protezione civile Carlo Giovani, gli ex sindaci di Farindola Massimiliano Giancaterino e Antonio De Vico, il tecnico geologo Luciano Sbaraglia e l’imprenditore che chiese l’autorizzazione a costruire l’albergo Marco Paolo Del Rosso.

Risultano ancora indagati anche il direttore della Direzione parchi territorio ambiente della Regione Abruzzo Antonio Sorgi, il redattore della relazione tecnica allegata alla richiesta della Gran Sasso Spa di intervenire su tettoie e verande dell’hotel, Giuseppe Gatto, il consulente incaricato da Di Tommaso al fine di adempiere le prescrizioni in materia di prevenzione infortuni Andrea Marrone e il direttore del Dipartimento opere pubbliche della Regione Abruzzo, Emidio Rocco Primavera. Nonché il comandante della Polizia provinciale di Pescara Giulio Honorati, il tecnico reperibile secondo il piano di reperibilità provinciale Tino Chiappino, il responsabile dell’ufficio Rischio valanghe della Regione Abruzzo, fino al 2016, Sabatino Belmaggio e la società Gran Sasso Resort&Spa.

Richiesta d’archiviazione invece – oltre a D’Alfonso, Del Turco e Chiodi – per gli ex assessori Tommaso Ginoble, Daniela Stati, Mahmoud Srour, Gianfranco Giuliante e Mario Mazzocca, l’ex vice presidente della Regione Abruzzo Enrico Paolini, l’ex direttore generale della Regione Abruzzo, Cristina Gerardis, il direttore del dipartimento di Protezione civile, per tre mesi nel 2014, Giovanni Savini, il responsabile della sala operativa della Protezione civile Silvio Liberatore, il dirigente del servizio di Programmazione di attività della Protezione civile, Antonio Iovino, il direttore del Dipartimento opere pubbliche della Regione Abruzzo fino al 2015, Vittorio Di Biase, il responsabile del 118 Vincenzino Lupi e la funzionaria della Prefettura di Pescara, Daniela Acquaviva, diventata nota perché subito dopo l’allarme lanciato telefonicamente dal ristoratore Quintino Marcella, non credendo alla richiesta d’aiuto, affermò che “la madre degli imbecilli è sempre incinta”.