Centinaia di Ncc sono scesi in piazza a Roma per protestare contro il decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri, che disciplina il settore. I lavoratori si sono riuniti in un sit-in a piazza della Repubblica, dove hanno esposto una bara avvolta in un tricolore con su scritto “la liberà assassinata dal governo del cambiamento” e poi dato fuoco a un fantoccio con le fattezze del vicepremier Luigi Di Maio. La tensione in piazza con la polizia è salita dopo il ritorno della delegazione di autisti Ncc, che è andata al Quirinale per presentare un documento con le istanze della categoria. “Al Quirinale hanno solo protocollato il documento che abbiamo portato, la protesta continua”, hanno poi detto ai microfoni in piazza, precisando che non c’è stato alcun incontro al Colle: i manifestanti chiedono infatti al presidente della Repubblica Sergio Mattarella di non firmare il decreto legge del Governo.

“Siamo andati al Quirinale dove abbiamo potuto protocollare le nostre richieste: abbiamo lasciato un testo articolato in relazione alle norme che non vogliamo che passino, norme che il Mit ci ha prima proposto come base per un confronto ma che poi ha messo così com’erano nel decreto”, ha spiegato il presidente di Federnoleggio Confesercenti, Luigi Pacilli, del Comitato Difesa Ncc. “Al presidente della Repubblica – prosegue – abbiamo anche lasciato una lettera piena di riferimenti all’anticostituzionalità e anticoncorrenzialità delle norme contenute nel decreto, alcune anche in contrasto tra di loro”, ha aggiunto Pacilli. E anche se “la speranza è l’ultima a morire”, il Comitato Ncc non si aspetta che l’appello a Mattarella perché rifiuti di firmare il dl vada a buon fine: “speriamo che il Presidente valuti i testi scritti dai nostri consulenti giuridici nel tempo che servirà a trasformare questo decreto in legge”.

Le tensioni registrate in queste ore, aggiunge Giorgio Dell’Artino, presidente di Azione Ncc, “spiegano bene lo stato di forte preoccupazione dei tanti noleggiatori che anche oggi non hanno avuto alcuna garanzia sul futuro del proprio lavoro”. “Condanniamo ovviamente ogni forma di violenza – continua Dell’Artino – ma dall’altra parte se siamo arrivati a questo punto la responsabilità è solo del governo, che, di fronte alle nostre legittime richieste, ha dimostrato la sua incapacità di gestire questa situazione. Non solo, si è chiuso a riccio sdraiandosi sulla posizione dei tassisti che, e lo vogliamo ricordare, ad ora sono stati gli unici ad essere ricevuti dal ministro, nonostante la nostra categoria, l’unica condannata dal provvedimento, abbia richiesto un incontro da settimane”. L’augurio, conclude Dell’Artino, è “di avere quanto prima una risposta dal Governo con un impegno concreto nel regolamentare il settore, così da non lasciare senza lavoro né futuro 80mila persone e le loro famiglie.”

Il decreto ricalca la norma presente nel maxiemendamento, poi stralciato nel pomeriggio di venerdì per problemi di coperture. In sintesi si prevede lo stop al ritorno in rimessa per il servizio Ncc e la moratoria di 90 giorni per le sanzioni. Gli Ncc potranno operare a livello provinciale “ma senza dover tornare sempre in rimessa”. La deroga è prevista solo se nel “foglio di servizio” già sono indicate “più prenotazioni oltre la prima”. Il decreto legge prevede anche una deroga per 2 anni per chi abbia contratti con società di altri territori, stipulati fino a “15 giorni” prima dell’entrata in vigore della norma. Previsto infine lo stop al rilascio di nuove autorizzazioni fino alla piena operatività di un nuovo “archivio informatico pubblico nazionale”, dove dovranno essere registrate anche le licenze dei taxi.