Il centro storico selvaggiamente bloccato dai pullman turistici, le manifestazioni degli Ncc (noleggio con conducente) con tanto di bandiere dei 5Stelle bruciate, i taxi che a loro volta scioperano contro possibili “salvataggi” degli Ncc. Se si aggiungono fermate della metro chiuse per incendi o scale mobili pericolose e l’ennesimo bus a fuoco il quadro  del trasporto pubblico della capitale proprio in questi giorni natalizi appare decisamente drammatico. Ma se l’Atac ha i suoi problemi che vanno risolti, sulla questione dei pullman turistici va fatto un discorso a parte. Perché, con grandissimo sollievo dei residenti della città, specie del centro e dell’area vicino a San Pietro, finalmente questa massa composta da centinaia di torpedoni che ogni giorno entravano in città provocando disagi enormi, paralizzando il traffico, spesso causando incidenti gravi, anche mortali – è successo negli ultimi mesi in tre casi – sarà costretta a stare fuori dal centro storico della capitale, con sensate eccezioniSenza possibilità di ricorsi ulteriori, pare, perché la magistratura si è esposta più volte, stabilendo che troppi sono i danni arrecati da veicoli troppo grandi per calcare le piccole e fragili stradine del centro, facendo tremare i palazzi e rovinando le strade. A Roma i cambiamenti sono lentissimi, perché qualsiasi microscopica variazione viene attaccata dalla relativa lobby colpita, con tanto di ricorsi e controricorsi, tanto che spesso tutto si risolve in un nulla di fatto. Nel caso dei pullman, però, siamo finalmente alla fine di un iter lunghissimo, cominciato con la precedente amministrazione, e che sembra finalmente diventare realtà. Una città non più in ostaggio di migliaia di mostruosi torpedoni che ogni giorno la invadono è davvero un sogno. Sarà bellissima, chi vive a Roma aspettava questa misura da anni.

Più complicata la questione degli Ncc, in pratica le navette noleggio con conducente che da anni scarrozzano in maniera indisturbata sempre nel centro. Anch’esse sono diventate centinaia e centinaia, le si vede ad ogni angolo della strada, spesso si fermano in mezzo alla carreggiata per scaricare i turisti che nulla sanno del fatto che queste auto, in realtà, dovrebbero operare solo nel comune in cui hanno preso la licenza, ovvero se fanno una corsa la legge le costringerebbe a rientrare nel comune di provenienza e poi eventualmente spostarsi per una chiamata, salvo poi nuovamente rientrare. Questa normativa, entrata in vigore nel 2009, è sempre stata disattesa, grazie a un mix di deroghe parziali via via rinnovate e di indifferenza delle amministrazioni, che hanno chiuso un occhio verso una pratica che a sua volta danneggia, facendo concorrenza sleale, i taxi che hanno comprato la licenza a carissimo prezzo e non possono andare in altri comuni ad esempio, Fiumicino (con ciò non voglio difendere a spada tratta la categoria dei tassisti, altra lobby fortemente politicizzata e non sempre campione di democrazia. Ma in questo frangente, non sono loro a violare le regole). Da gennaio 2019, in teoria, non sarà più consentito utilizzare il centro storico come terra di saccheggio (perché così è), anche se si è affacciato in manovra l’ennesimo tentativo di salvare questa categoria, consentendo, pare, agli Ncc di stare in città a patto di avere più prenotazioni già in mano (non è chiaro se passerà o meno).

Voglio però fare una premessa, visto che il tema è delicato e chi scrive contro queste potenti lobby rischia di essere non solo criticato ma pure minacciato verbalmente e non solo. Mi è chiarissimo che queste misure, come chi sta manifestando spiega, provocheranno molti licenziamenti. Che ci saranno famiglie in difficoltà, forse, che molti conducenti si troveranno senza lavoro e senza sapere che fare. Tutto vero. Il fatto è, però, che qualsiasi attività che dia lavoro deve svolgersi entro le regole, perché com’è noto, per fare un esempio estremo, anche la mafia dà lavoro ma certo non per questo non va combattuta. Vorrei ricordare inoltre che tante categorie di lavoratori sono state spazzate via dai cambiamenti, giornalisti compresi. Anche chi sarà penalizzato da queste misure dovrà cambiare, riconvertirsi. Accade. Si soffre molto all’inizio, poi spesso si trova un’altra strada.

Si dirà anche: ma come fanno i turisti anziani e che non possono camminare? L’obiezione è scarsamente sensata. Ci facciamo questa domanda quando andiamo in altre capitali europee, pulitissime, ordinate, e dove mai vedremo pullman a due piani arrivare sotto i siti archeologici più preziosi o fragili, magari con contorno di navette abusive e pure carrozzelle con cavalli? No. Eppure i turisti ci vanno. Magari prendendo i mezzi pubblici, il taxi, navette non abusive. Si fa. Ma poi: non è possibile concepire Roma solo come una città turistica. Roma è una città dove vivono milioni di persone che hanno figli, lavorano. Bisogna rispettare anche loro, i residenti, i cui diritti sono sempre totalmente calpestati, perché troppo succulento è il bottino che si fa sfruttando i turisti il più possibile, nella completa indifferenza del fastidio provocato ai chi ci vive.

Naturalmente, nulla cambierà se anche i romani non cambiano. Perché anche loro, i romani, sul trasporto hanno le loro colpe. Basta vedere le strade continuamente piene di macchine in doppia fila, oggi esattamente come vent’anni fa, basta pensare alla loro pigrizia nel prendere un pezzo pubblico, anche quando funziona. Ma le proteste di questi giorni parlano di altro. Di categorie che non possono continuare ad agire nell’arbitrio e nell’indifferenza dei danni che causano. I pullman anzitutto. Gli Ncc, anche. Poi è giusto che l’amministrazione – che pure, per fortuna, ha fatto dell’eliminazione dei pullman dal centro una importante battaglia simbolica, e di questo gli va dato atto (come di altre cose) – dialoghi con tutti. Poi magari, ad esempio nel caso degli Ncc, si potranno trovare dei compromessi, che speriamo però non si limitino a fotografare la situazione attuale. Ma Roma ha un bisogno disperato di regole e di regole stringenti. Chi ha fatto di questa città una terra di conquista per anni deve capire che questo non può continuare. Ciò che più conta è la sicurezza dei centri storici e la tutela della loro fragilità. Insieme al rispetto di chi ci vive, perché né Roma né Firenze né Venezia sono unicamente mangiatoie per gli operatori del turismo ma anche città. Altrove cominciano a capirlo, contingentano gli ingressi nei centri storici, vietano un eccesso di case vacanze nei palazzi,  danno incentivi alle persone per tornare a vivere nei centri. Sbrighiamoci anche noi, per tutelare il nostro patrimonio artistico e insieme noi stessi.

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