La verità dei media, la verità della giustizia e quella dei fatti non sempre coincidono ma spesso il metodo televisivo sortisce i suoi effetti collaterali con il tifo da stadio tra innocentisti e colpevolisti. Il danno è enorme, forse per questo Storie Maledette, grazie alla sua autorevolezza si propone come cassazione televisiva per i gialli. Una puntata speciale porta lo spettatore nel “cuore ferito della strage di Erba” con l’obiettivo non dichiarato di mettere a tacere “quel venticello revisionista, innocentista che si è sollevato”.

Perché dodici anni dopo la morte di Raffaella Castagna, Paola Galli, Youssef Marzouk e Valeria Cherubini la strage è tornata al centro della scena mediatica. O meglio, lo spazio riservato alle teorie “innocentiste” sono aumentati grazie a Tutta la verità, documentario trasmesso da Nove lo scorso aprile, e Le Iene che ha anche intervistato in carcere Olindo Romano, condannato in via definitiva all’ergastolo con la moglie Rosa Bazzi. A poche ore di distanza dall’ispezione ministeriale, che ha chiesto alla procura di Como gli atti su quanto avvenuto, Franca Leosini incontra in studio i fratelli Pietro e Beppe Castagna. 

La credibilità della giornalista in risposta ai dubbi posti altrove, programmi che non saranno mai citati nel corso della serata. E’ il “contro-interrogatorio” per legittimare non davanti ai giudici ma all’opinione pubblica i fratelli Castagna e quelle voci “infamanti”. Si tracciano i profili dei personaggi perché nulla venga lasciato al caso. Azouz è il “tunisino belloccio” di cui si sottolineano i precedenti per spaccio e la frequentazione post strage con Corona e Mora, la quinta elementare di Rosa, la propensione alla violenza di Olindo. Il rapporto tra i due diventa una “simbiosi morbosa per una coppia di pastori scesa da un presepe sbagliato”.

Una puntata che ha chiaro il suo obiettivo, il bilanciamento mediatico che è ovviamente meno d’impatto. La forza di Storie Maledette è proprio nell’incontro con il (presunto) colpevole, nella capacità di mettere in difficoltà l’altro. Nell’attenzione verso il “mostro” e nell’analisi dei suoi sguardi e delle sue parole. Non si vede la giornalista inchiodare l’assassino con il suo tailleur di marca, con i capelli in ordine e il lessico forbito: è un format stravolto per un diritto di replica. E viene fuori qualcosa di diverso ma la conduttrice si ripropone con immutata vitalità. La Leosini legge, scandisce, intona in modo quasi teatrale. La forza è nella scrittura, la sua, che non lascia nulla al caso. La puntata speciale è stata vista 1.353.000 telespettatori con il 5,9% di share.

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