Sono 26 tecnici informatici specializzati. Molti di loro lavorano – di fatto – per il ministero dell’Ambiente dal 2010. Conoscono vita, morte e miracoli del trasporto dei rifiuti in tutta Italia: le ditte, i tir, i siti, le tonnellate scaricate, la qualità e la composizione delle balle, i codici. Dal negozio alla discarica. Hanno imparato perfino i nomi dei camionisti, e quanto tempo ci mettono a percorrere un determinato tragitto. E sono in grado di controllare quel che accade in tutta Italia, da “remoto”, dal loro ufficio di RomaUn centro operativo di alta specializzazione che dal 1 gennaio verrà smantellato dopo la decisione del ministro Sergio Costa di cancellare il Sistri (Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti). Il software ideato per arginare il dilagare delle eco-mafie e dei disastri ambientali, pagato profumatamente a Selex Service Management, società controllata da Leonardoex Finmeccanica – e ora in liquidazione, era stato presentato in pompa magna nel 2009 dall’allora ministro Stefania Prestigiacomo ed era entrato in funzione l’anno successivo, fra polemiche, ritardi e contenziosi economici infiniti. Così con l’arrivo del 2019, si tornerà all’antica: una bolla in pdf inviata per e-mail. Un’autocertificazione, in attesa, “forse”, di un futuribile nuovo software per la raccolta dei dati gps, programma per il quale i 26 lavoratori Selex, in fermento da tempo, non sono stati mai nemmeno considerati. “Forse lo gestiremo in house, ma per ora non ci servite più” è, da mesi, la risposta dei vertici dell’Ambiente ai sindacalisti, senza ipotizzare nemmeno contratti temporanei con le governative Sogesid e Ecocerved.

Ma perché questi 26 tecnici non vengono riassorbiti in Leonardo? I lavoratori sono tutti interinali, oggi sotto contratto con l’agenzia Synergie Italia, e per questo motivo non hanno diritto a internalizzazione, visto che Selex è ormai in liquidazione. Potevano essere salvati attraverso la clausola sociale – facoltativa – se fosse andato a buon fine il cambio d’appalto, vinto da Almaviva e Telecom, bloccato dal un contenzioso amministrativo che dura da più di un anno e, di fatto, reso nullo dal decreto Semplificazioni voluto dall’attuale governo. Anche perché in 8 anni, come spiega Emiliano Santoni, operatore Sistri 1308, “nonostante i cambi di società, noi non ci siamo mai mossi. Abbiamo sempre lavorato al Sistri offrendo assistenza tecnica, informatica e anche normativa”. Finora i tentativi di dialogare con il ministero sono sempre andati a vuoto. Il 5 dicembre, al termine di una protesta in via Cristoforo Colombo, come di rito una delegazione è stata ascoltata dal gabinetto di Costa. Il 20 dicembre ci sarà un nuovo sit-in. Nel frattempo, a decreto approvato, il ministro ha rilasciato una dichiarazione affermando che “i posti di lavoro sono al centro dell’attenzione”.

Con i problemi del Sistri i lavoratori c’entrano davvero poco. “Dal 2010 è costato allo Stato 141 milioni di euro”, ha spiegato il ministro Costa. “Il software era un po’ lento”, hanno ammesso gli stessi tecnici informatici in protesta sotto la sede Selex di via Tiburtina. Ma a essere davvero macchinoso era l’impianto burocratico. Dal 2010 al 2014 qualsiasi azienda – anche il barbiere o il gelataio sotto casa – è stata costretta a pagare, di fatto, una tassa per la gestione di questo sistema (dalle pennette usb ai costi del contratto da 290 milioni in 5 anni con la controllata di Finmeccanica) e a segnalare lo smaltimento di qualsiasi tipo di rifiuto, anche quello più banale. Da questo processo sono nati contenziosi infiniti. Fra le aziende e Selex, fra le aziende e il ministero e fra il ministero e Selex. Basti pensare che i costi fissi avrebbero dovuto portare oltre 200 milioni di euro nelle casse di Selex nel solo periodo di naturale durata del contratto (dal dicembre 2009 al novembre 2014). Solo in questo segmento, il ministero contesta fatture per oltre 192 milioni di euro, mentre quelle di Selex ammontano a quasi 294 milioni. Va da sé che i quasi 5 milioni di euro (cifra arrotondata in eccesso) in 8 anni spesi per il personale (con stipendi da mille euro al mese) hanno avuto un impatto praticamente nullo sulla vicenda.

Nel 2014, tuttavia, il quadro normativo era stato corretto. Sono state coinvolte solo le imprese sopra i 10 dipendenti e segnalati solo i rifiuti speciali ritenuti pericolosi (con l’eccezione della Regione Campania, dove dovevano essere tracciati anche i rifiuti urbani). Il sistema, dunque, è “pienamente operativo sin dal 2013”, come tengono a specificare i lavoratori, in risposta alle dichiarazioni del ministro che pochi giorni fa parlava di “sistema mai entrato davvero in funzione”. Anche se le aziende non hanno mai smesso di protestare: troppo difficile per gli operatori, poco intuitivo. “Una scocciatura”, come ripetevano da anni le aziende obbligate all’iscrizione. Molto meglio l’immagine del registro cartaceo in formato pdf.

Fatto for future - Ricevi tutti i giovedì la rubrica di Mercalli e le iniziative più importanti per il futuro del pianeta.

ISCRIVITI

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Ex Ilva, Arcelor regala ai bimbi i giri sulla pista di ghiaccio. Ambientalisti e abitanti: “Boicotteremo, ci prendono in giro”

next
Articolo Successivo

Alberi di Natale, Coldiretti: “Gli artificiali inquinano dieci volte di più dei naturali”

next