Ricapitolando: dopo 10 anni di deficit eccessivi, con picchi addirittura al 7% del Pil e sfondamenti anche nel periodo in cui il commissario Ue Pierre Moscovici era ministro delle Finanze, la Francia ottiene l’ennesimo sforamento del tetto del 3%. Niente da fare invece per l’Italia: la riduzione del deficit dal 2,4% al 2,04 non va ancora bene.

Sono chiare a questo punto due cose fondamentali:

1) l’attacco della Commissione Ue nei nostri confronti è più politico che economico: contro i sovranisti Salvini e Di Maio (mentre il buon Macron è un fervido europeista) e contro le politiche del governo (quota 100 e reddito di cittadinanza). Le misure promesse dal presidente francese ai gilet gialli sono “indispensabili per l’urgenza del potere d’acquisto”, dice Moscovici. E il reddito di cittadinanza non è altrettanto indispensabile per rafforzare il potere d’acquisto – nullo – di 5 milioni di italiani poveri? Evidentemente no. “Eh, ma la situazione della Francia è meglio dell’Italia”, vero, ma meglio non significa bene, come dimostrano le proteste dei gilet gialli e alcuni dati macroeconomici: debito pubblico più basso del nostro ma sempre sostanzioso (98,5% del Pil nel 2017 contro il nostro 131%); disoccupazione a ottobre al 9,3% contro il nostro 10,6, ma se l’Italia è la terza peggiore in Europa dopo Grecia e Spagna, la Francia è quarta.

2) Questa Europa vuole la rivoluzione. Invece di riconoscere che i “gilet gialloverdi” al governo in Italia hanno instradato su canali democratici il malcontento che in Francia si sfoga nelle violenze di piazza (anche delle forze dell’ordine), tenta il tutto per tutto: stoppare con le leve economiche il governo italiano, per creare malessere e delusione negli elettori ed evitare uno tsunami di M5s e Lega alle prossime elezioni europee. Resta da vedere se, così facendo, non verrà travolta lo stesso – e con impeto ancora maggiore.

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