“Per la Francia lo sforamento oltre il 3 per cento del rapporto tra deficit e Pil può essere preso in considerazione”. Ma solo in modo “limitato, temporaneo ed eccezionale”. Il commissario europeo agli Affari economici e monetari Pierre Moscovici, intervistato da le Parisien, ha dato garanzia che Bruxelles non si opporrà al nuovo budget di Emmanuel Macron, dopo che ha annunciato le misure per placare le proteste dei gilet gialli. Per Moscovici però, il caso non può essere paragonato a quello italiano: “Non c’è nessuna indulgenza, sono le nostre regole”, ha detto. Proprio gli annunci del presidente francese hanno aperto un dibattito sul fronte italiano. Oggi il premier Giuseppe Conte è a Bruxelles per incontrare Jean-Claude Juncker e cercare di arginare la procedura di infrazione che incombe sulla manovra italiana.

Moscovici, interpellato dal quotidiano francese, ha però specificato che lo sforamento deve essere “eccezionale”: “Se ci riferiamo alle regole, oltrepassare questo limite (del 3%) può essere preso in considerazione in modo limitato, temporaneo, eccezionale”, ha detto appunto il commissario. “Ogni parola conta e l’eventuale sforamento del 3% non deve protrarsi per due anni consecutivi né eccedere 3,5% su un anno”. Per Moscovici le misure annunciate lunedì 17 da Macron (e stimate intorno ai 10 miliardi di euro) sono “indispensabili per rispondere all’urgenza del potere d’acquisto”.

Alla domanda di Le Parisien su un trattamento di favore alla Francia rispetto all’Italia sui conti pubblici Moscovici ha però smentito con forza. “Non c’è nessuna indulgenza, sono le nostre regole, soltanto le nostre regole”, ha dichiarato il commissario, aggiungendo: “Soprattutto non facciamo come se ci fosse da una parte una severità eccessiva e dall’altra non so quale lassismo”. Per lui il paragone con l’Italia “è allettante ma sbagliato perché sono due situazione totalmente diverse”. “La Commissione europea sorveglia il debito italiano da tanti anni”, cosa che invece non ha “mai fatto” per la Francia.

Il governo francese peraltro rivendica che 0,9 punti di deficit sono una tantum perché derivano dal cumulo, solo per il 2019, tra il Credito di importa per la competitività e l’impiego e tagli fiscali permanenti che dall’anno dopo lo sostituiranno. Ma “non possiamo fare come se quello 0,9 non esistesse”, dice Moscovici. Il ministro Gérald Darmanin “cifra il deficit pubblico 2019 al 2,5% senza tenerne conto”.