Il David del cambiamento. No, non è uno slogan filogovernativo,  ma semplicemente un ribaltone di ciò che l’Oscar del cinema italiano è stato finora. “Il cinema vota il cinema” tiene a precisare come “vero slogan” Piera Detassis, presidente e direttore artistico dell’Accademia del cinema italiano – Premi David di Donatello. E l’edizione 2019, che per inciso si celebrerà nella serata del 27 marzo in diretta su Rai 1, vedrà attuate tutte le modifiche del caso. Modifiche radicali, quasi viscerali e alla base delle quali c’è  l’azzeramento della giuria finora operativa che portava ancora la firma di Gian Luigi Rondi, alla cui memoria sarà dedicato il David per il miglior esordiente. In un’affollata conferenza stampa romana odierna, Detassis ha dunque annunciato le novità, ecco cosa cambia nel sistema degli Oscar italiani.

La nuova giuria
Azzerata la precedente formata da 2148 membri, ne è in composizione una (assai ridotta) a 1559 membri costituita dagli 11 membri del consiglio direttivo, dai 1165 “Candidati e Vincitori” e da una giuria ex novo denominata “Cultura e Società” fatta di 383 professionisti, dei quali fanno parte ben 119 “neo votanti”. Tale nuova giuria accorperà “esponenti di chiara fama o riconosciuta competenza nel campo della cultura del cinema e dell’audiovisivo in tutti i suoi ambiti”, includendovi nuove professionalità anche in chiave internazionale. Tutti i nomi dei giurati saranno disponibili fra una settimana sul sito del David di Donatello.

E un nuovo modo di votare
Non tutti voteranno per gli stessi premi, le cui cinquine si costituiranno i due turni di votazioni. Se nel primo turno i produttori, registi e sceneggiatori con il direttivo e il collegio dei soci voteranno per tutte le categorie, gli altri appartenenti a “Candidati e Vincitori” e la giuria di “Cultura e Società” si esprimeranno per le categorie principali. Il tutto attraverso tre preferenze. Una volta formate le cinquine, l’Accademia intera dovrà come secondo turno votare una sola preferenza per categoria designando così i vincitori.

Requisiti di elegibilità al David
Rispetto alla regola precedente secondo la quale i film iscrivibili al premio (usciti dal 1° gennaio al 31 dicembre dell’anno di riferimento) dovevano essere usciti nelle sale delle città capozona con una formula di “tenitura piena”, la nuova regola che entrerà in vigore da gennaio 2019 prevede che i film debbano essere usciti almeno in 5 città (a prescindere dalle capozona) e con una tenitura minima di 7 giorni. Dal 2020, inoltre, la tenitura potrà essere ridotta a 3 giorni per film “a evento speciale” con finestra abbreviata. Al David di Donatello sono elegibili tutti i film italiani secondo la definizione di legge. A rigore della nuova legge sul cinema, infatti, sono definibili “film” tutti quei prodotti audiovisivi che prevedono un’uscita in sala e successivamente (dopo una finestra di tempo) una programmazione televisiva o su piattaforma: in tal senso la polemica Netflix – dalla quale la conferenza stampa sul nuovo David non è stata esente – si risolve nella decisione di escludere dal premio ogni prodotto audiovisivo che non si definisca “film”, ovvero che non abbia un’uscita in sala.

A tal proposito, giusto per dare risposte a ovvie domande, sarà ammesso ai David 2019 anche il film Sulla mia pelle che si ricorda essere uscito la scorsa estate in alcune sale “in contemporanea” con la piattaforma Netflix: il film è ammesso perché ancora non era in vigore la regola sopra esposta.

Nuovi premi
 Dal 2019 è istituito un nuovo premio, ovvero il David dello Spettatore. Il vincitore sarà il film italiano che – uscito entro il 31 dicembre dell’anno precedente – ha totalizzato il maggior numero di spettatori e presenze calcolate entro fine febbraio. Una novità è prevista anche in sede di David “straniero” nel senso che è accorpata in unica categoria (David al miglior film straniero) quella che precedentemente rispondeva a due cinquine, una per il miglior film extra europeo e una per il miglior film europeo.

Documentari e corti
Due giurie ad hoc prevederanno a “scremare” gli elegibili ai relativi premi sottoponendo all’Accademia una selezione sul totale. Donne e uomini. Non riuscendo a mantenere esattamente 50 + 50 in termini di giurati femmine e giurati maschi, Detassis ha sottolineato di aver comunque raggiunto un “soddisfacente e complessivo un terzo di donne votanti sul totale, anche considerando l’effettivo minor numero di rappresentanze femminile nel settore”.

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