La “Ferrante fever” colpisce ancora. I due nuovi appuntamenti, “Le metamorfosi” e “La smarginatura”, andati in onda martedì sera sono stati seguiti su Twitter da migliaia di cinguetti corredati dall’hashtag #lAmicaGeniale. Gli episodi, così come era accaduto per i primi due, seguono pedissequamente il romanzo, accompagnando Lila e Lenù dall’infanzia all’età adolescenziale. La prima scena è quasi surreale. Con sottofondo la risata amara di Raffaella, unica delle due protagoniste a rendersi conto del cambiamento che il mondo intorno a loro sta subendo, lo spettatore in pochi secondi vive un salto temporale di quasi tre anni. Morto il “capo” del quartiere, don Achille, tutto è ora nelle mani della famiglia Solara, proprietaria dell’unico bar della zona.

Sullo schermo cambiano anche le attrici. A vestire i panni della narratrice è Margherita Mazzucco, 16 anni e nessuna esperienza nel mondo della recitazione, mentre la tenebrosa e intelligentissima Raffaella Cerullo è interpretata da Gaia Giraci, 15 anni. Il ritmo, scandito dalla voce fuori campo di Alba Rohrwacher, è lento ma ragionato. Giusto per far capire, anche a chi non ha letto il romanzo, i cambiamenti interiori delle protagoniste che affrontano i primi “problemi” della vita, le prime mestruazioni, i primi amori. Proprio il tema del menarca evidenzia le differenze caratteriali tra le due. Lenù ne è spaventata, ha “paura di morire”, mentre Lila, anche qui, si dimostra superiore, quasi disinteressata, e con un secco “Io non le ho perché non le voglio”, mette a tacere le amiche.

Nel corso dei due episodi Lila e Lenù sono costrette a dividersi e, inevitabilmente, si allontanano. La prima, a cui i genitori impediscono di proseguire gli studi, è presa dalla “fatica” (il lavoro ndr.) e dal sogno di realizzare la scarpa da viaggio perfetta, la seconda, invece, si immerge prima nelle scuole medie, poi nelle superiori. E dalle immagini emerge, sempre più forte, la differenza dei loro due mondi, quello chiuso e violento del rione, e quello, invece, aperto e spensierato della Napoli del dopoguerra, scoperta da Elena con la frequentazione del ginnasio. Il primo fa crescere la figlia dello scarparo troppo velocemente, il secondo lascia invece Elena in una bolla, fatta di libri e di ignoranza.

Anche gli altri personaggi, a tratti volutamente caricaturali, crescono con Elena e Raffaella e, rispetto ai due precedenti episodi, nei quali avevano un ruolo marginale, diventano co-protagonisti. Proprio uno di questi, Pasquale Peluso, introduce un ulteriore spunto, fondamentale nella crescita delle due amiche: il senso del “prima”. Dove per prima si intendono la guerra, la camorra, i soldi facili con cui i Solara fanno gli usurai e con i quali i Carracci si sono potuti comprare la salumeria.

A dare il senso di questa crescita repentina è la sequenza finale del secondo episodio. La festa di San Silvestro che dovrebbe sancire la pace tra i figli di Don Achille e il coetaneo comunista Pasquale e l’alleanza di tutti i figli del rione contro la prepotenza dei Solara, si chiude con una scena confusa, ma memorabile. È tra il fumo che viene dall’esplosione continua di botti di Capodanno che il sogno di Lila si infrange e gli occhi di Lenù si aprono. E ad incarnare questa ‘smarginatura’, titolo, tra l’altro, dell’episodio, è la figura di Rino, fratello di Lila e sostenitore dell’idea del calzaturificio Cerullo, stravolto dall’odio e dalla rabbia, e troppo inferiore a lei nell’ingegno, non ha alcuna possibilità contro la violenza di Marcello e Michele Solara. Lila realizza così che è tempo di cercare altri alleati.