Donald Trump pare non aver preso benissimo la notizia che GM taglierà circa 15 mila posti di lavoro in Nordamerica: tanto che oggi il tycoon ha minacciato di bloccare i sussidi governativi alla General Motors, compresi i fondi destinati alle auto elettriche (attualmente i veicoli a emissioni zero della GM beneficiano di un credito d’imposta di 7.500 dollari). Al solito il Presidente degli USA ha affidato ad un tweet i suoi mal di pancia, dichiarandosi “molto deluso dalla General Motors e dal suo ceo, Mary Barra (nella foto con Trump), per la chiusura degli stabilimenti in Ohio, Michigan e Maryland”.

E poi dito puntato sulle produzioni estere di GM: “Niente verrà chiuso in Messico e Cina. Gli Stati Uniti hanno salvato la General Motors e questo è il grazie che riceviamo. Ora stiamo esaminando il taglio di tutti i sussidi, inclusi quelli per le elettriche. La GM ha fatto una grande scommessa in Cina anni fa, quando ha costruito le sue fabbriche nel Paese asiatico (e in Messico): non credo che la scommessa stia per pagare. Sono qui per proteggere i lavoratori americani”. Trump ha aggiunto che “il presidente ha grande potere su questo tema” e che dopo i fatti legati a General Motors “sono allo studio” del governo nuovi dazi sull’importazione di auto prodotte all’estero.

L’ipotesi è stata respinta nettamente dal Fondo monetario internazionale. In termini generali, ha detto la direttrice Christine Lagarde, “sappiamo che le crescenti barriere commerciali sono controproducenti per tutti i soggetti coinvolti. La ricerca del Fmi suggerisce che la liberalizzazione degli scambi di servizi potrebbe a lungo termine aumentare dello 0,5% per cento, 350 miliardi di dollari, il Pil del G20”. Allo stesso tempo, ha aggiunto Lagarde, le azioni dei singoli paesi “possono rafforzare le economie e ridurre gli squilibri globali”. Tra gli esempi: la Germania “potrebbe usare il suo spazio fiscale per rafforzare il potenziale di crescita, aumentando gli investimenti e incentivando la partecipazione della forza lavoro”. Gli Stati Uniti “potrebbero aiutare abbassando il proprio deficit fiscale” e la Cina “accelerando il suo riequilibrio economico”. Nello specifico, mette nero su bianco il Fondo, un eventuale balzello della amministrazione americana potrebbe, al contrario, causare una riduzione della crescita globale dello 0,75%.

Tuttavia, il presidente Usa non è l’unico ad aver espresso sdegno per le decisioni industriali di GM. Il senatore Bernie Sanders, ad esempio, non è stato meno tenero su Facebook: “Quest’anno, la General Motors ha fruito di una detrazione fiscale di 514 milioni di dollari, ma anziché utilizzare questi soldi per aumentare i salari, i benefici o incrementare i posti di lavoro, sta facendo l’esatto opposto”. Sanders ha definito il piano di razionalizzazione della General Motors addirittura “oltraggioso”.

“La compagnia non è povera e non è in fallimento. Quest’anno la GM ha realizzato profitti per 6 miliardi di dollari e ha avuto abbastanza fondi per acquisire 100 milioni stock buyback arricchendo i suoi azionisti. L’anno scorso ha assegnato al Ceo un compenso di 22 milioni di dollari, 295 volte più di un lavoratore medio della GM. Grazie al governo Trump, ha anche ricevuto 600 milioni in vantaggiosi contratti federali. I contratti governativi”, ha concluso il senatore, “dovrebbero andare a società che creano posti di lavoro in America, non a imprese che li stanno eliminando. L’avidità della General Motors sta distruggendo il tessuto sociale americano”.