La verità sulle gomme “vecchie”. Il nemico non è il tempo, ma l’incuria
Pneumatici? non hanno una data di scadenza e le modalità della loro conservazione contano più della loro età. Lo dimostrano le prove di Assogomma, l’associazione di Confindustria che rappresenta i comparti gomma, cavi elettrici e affini (210 imprese per un totale di circa 30.000 addetti, gommisti e ricostruttori esclusi, che valgono un fatturato tra i 7 e gli 8 miliardi), eseguite sul circuito di Varano de’ Melegari.
Prove che hanno confermato una volta di più la necessità del corretto gonfiaggio delle gomme: non soltanto per una questione di sicurezza, ma anche economica. “Abbiamo calcolato che su un’auto che con un litro percorre mediamente 15 chilometri per un totale di circa 10.000 l’anno, una pressione più bassa di 0,5 bar rispetto a quella indicata dal costruttore (del veicolo e non dello pneumatico, ndr) può determinare una spesa superflua fra i 350 e i 400 euro”, sintetizza Fabio Bertolotti, direttore di Assogomma. La differenza misurata sul circuito è stata tra il 12 e il 14,5%: con il gasolio oltre i due litri (il test è stato effettuato su un’Alfa Romeo con motore diesel) il risparmio è tutt’altro che indifferente.
“Durata, consumo e prestazioni dei pneumatici (l’Accademia della Crusca ha sdoganato l’articolo, ndr): facciamo chiarezza!” è il nome dell’iniziativa promossa da Assogomma per mettere in discussione alcuni luoghi comuni. “Non interveniamo sulle dichiarazioni, ma in questo caso abbiamo ritenuto opportuno ‘mettere i puntini sulle i’ con dei numeri”, avverte Bertolotti. La proverbiale goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata una promozione per la vendita di “pneumatici freschi”, con l’implicito suggerimento che le prestazioni di quelli nuovi fossero decisamente migliori rispetto a quelli datati. I test hanno dimostrato “differenze farmaceutiche” (la definizione è di uno dei tecnici) tra pneumatici nuovi (tra pochi mesi e meno di un anno di età) e del 2023. Non solo sull’asciutto, ma anche sul bagnato. Però, appunto, il problema di quelli con una certa anzianità di servizio è il modo di conservazione. E quindi necessariamente non esposti agli agenti atmosferici (sole e acqua soprattutto), non soggetti sbalzi termici, lontani da frigoriferi e condutture elettriche e non a contatto con lubrificanti e combustibili e anche correttamente stoccati, cioè preferibilmente in verticale oppure “a ciambella”, ma meglio se non oltre il metro e venti di altezza.
“Indipendentemente dalla trazione – interviene Bertolotti – le gomme migliori vanno montate sull’asse posteriore. È vero che l’auto la governo davanti, ma se mi parte dietro è troppo tardi per correggere”. Almeno sull’asciutto, gli pneumatici usurati hanno una resa talvolta perfino migliore rispetto a quelli con un battistrada normale: un risultato solo in parte sorprendente. “In determinate condizioni ambientali e magari in circuito, dove si gira comunque in sicurezza, è anche così – conferma Bertolotti – La nostra prova serviva però per sensibilizzare gli automobilisti, che nelle prossime settimane affronteranno probabilmente anche lunghi viaggi. Dobbiamo sempre interrogarci sullo stato di salute delle gomme della nostra macchina, perché possiamo dover affrontare situazioni estreme. Non solo il caldo, ma anche forti temporali”.