Dopo 48 ore dagli eventi attorno lo Stretto di Kerch la situazione appare precaria e di difficile risoluzione. Accuse reciproche di inadempienza ai trattati vengono scambiate fra Kiev e Mosca mentre Europa e Stati Uniti supportano apertamente la tesi ucraina. Il Parlamento di Kiev ha accetto la richiesta di Poroshenko e la legge marziale è stata imposta in alcune zone del paese, a soltanto pochi mesi dalle elezioni presidenziali.

Lunedì le autorità russe hanno interrogato i marinai ucraini arrestati. Gli interrogatori, riferisce la Tass, sono stati condotti da uomini dell’Fsb, l’intelligence erede del Kgb, che ha anche diffuso un video della sessione, in cui uno dei marinai confessa la natura provocatoria delle azioni della marina ucraina. “Le richieste radio (dalle guardie di frontiera russe, ndr) sono state deliberatamente ignorate, c’erano armi e mitragliatrici a bordo: ero consapevole che si trattava di una provocazione“, ha dichiarato davanti alle telecamere il comandante Vladimir Lesovoy.
L’Fsb ha interrogato anche Andrei Drach, un ufficiale del servizio di sicurezza ucraino (Usb), che si trovava a bordo della nave Nikolpol, e Sergei Tsybizov, marinaio dello stesso vascello.

Un tribunale della Crimea, annessa nel 2014 dalla Russia, ha deciso che tre marinai ucraini, tra gli oltre 20 catturati, saranno trattenuti in detenzione provvisoria per due mesi, accusati di aver superato illegalmente la frontiera russa. “Per ora tre persone sono state poste in detenzione provvisoria sino al 25 gennaio”, ha dichiarato la commissaria per i diritti umani della penisola, Lyudmila Lubina. I tre marinai sono stati identificati come Vladimir Varimez, Vladimir Bespaltchenko e Andreï Oprysko.

Sul piano diplomatico il ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov ha rifiutato ogni mediazione internazionale, dopo un incontro a Parigi con il collega francese Jean-Yves Le Drian. “Non vedo la necessità di alcun tipo di mediatori”, ha detto Lavrov, dopo che il ministro tedesco Heiko Maas aveva suggerito che Germania e Francia potessero contribuire a trovare una soluzione tra Mosca e Kiev. Lavrov ha affermato che per scongiurare altri incidenti di questo tipo gli alleati occidentali dell’Ucraina dovrebbero inviare un “segnale forte” a Kiev a fermare ogni “provocazione”. Il ministro russo ha ribadito che sono stati gli ucraini a provocare lo scontro.

Due versioni contrastanti

Vi sono due narrazioni opposte degli eventi accaduti domenica 25 novembre nello Stretto di Kerch, lungo pochi chilometri di larghezza e unico accesso che dal Mar Nero consente agli scafi di inoltrarsi nel Mare di Azov. Da una parte Kiev lamenta la violazione del Trattato, stipulato nel 2003 con Mosca, il quale definisce lo Stretto e le acque circostanti come storicamente condivise da entrambi i paesi e ne stipula la libera navigazione per battelli civili e convogli militari.

Mosca ha da parte sua accusato le navi ucraine di aver manovrato in maniera pericolosa, entrando nelle acque territoriali russe senza aver ottenuto prima alcuna autorizzazione. Queste avrebbero poi cercato di forzare il blocco organizzato dalla Guardia costiera russa, costringendo le autorità a intervenire.

Di certo c’è che due vascelli si sono scontrati e che i militari russi in una fase successiva abbiano aperto il fuoco. Più di 20 marinai ucraini sono al momento detenuti (anche il loro numero è incerto, alcune fonti parlano di 23 mentre altre di 24 uomini) e almeno 3 di questi sarebbero stati curati in ospedali russi. L’intero convoglio ucraino sarebbe stato trainato nella notte fra domenica e lunedì nel porto russo di Kerch.

In una giravolta di telefonate, il presidente ucraino Petro Poroshenko ha raggiunto diversi leader europei. Angela Merkel ha espresso preoccupazione per l’utilizzo di armamenti, impegnandosi con ogni mezzo per contribuire a fermare l’escalation. In una telefonata con il presidente polacco Andrzej Duda, Poroshenko avrebbe ottenuto il supporto della Polonia e un impegno a coordinare i futuri passi per contrastare la “minaccia russa”. Entrambi hanno richiesto all’Unione Europea di introdurre nuove sanzioni e di portare la materia all’attenzione del Consiglio Europeo. Sia Kiev che Varsavia si sono opposti alla costruzione del gasdotto Nord Stream 2 che collegherà Russia e Germania nel Mar Baltico. Da tempo diverse voci chiedono l’imposizione di penali per impedirne la realizzazione.

Lo scontro fra Russia e Ucraina ha avuto luogo anche durante una sessione speciale del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, riunitosi lunedì. Il rappresentante ucraino alle Nazioni Unite Volodymyr Yelchenko ha ribadito che non essendoci “alcun confine russo attorno alla Penisola della Crimea” non vi può essere stata alcuna violazione degli stessi. A tal proposito va ricordato che Kiev non ha mai riconosciuto l’annessione della Crimea alla Federazione Russa. Il diplomatico ha chiesto l’introduzione, anche in sede internazionale, di ulteriori sanzioni nei confronti della Russia.

Il rappresentante di Mosca alle Nazioni Unite, Dmitry Polyanskiy, ha visto respingere la richiesta avanzata dal proprio paese di procedere al confronto in Consiglio riguardo la “Violazione dei confini della Federazione Russa” con 7 voti contrari e 4 astenuti. A votare in supporto di Mosca vi sono stati Cina, Kazakistan e Bolivia.

La rappresentante degli Stati Uniti, Nikki Haley, che sta per terminare il proprio mandato all’Onu, ha definito il sequestro dei 3 vascelli militari come “un’oltraggiosa violazione della sovranità territoriale dell’Ucraina”. Il presidente Donald Trump ha dichiarato di non apprezzare ciò che sta accadendo su entrambi i fronti e che sta lavorando alla risoluzione della questione con i partner europei.

Elezioni in Ucraina

Nel frattempo anche la Rada, il parlamento di Kiev, si è riunito lunedì per deliberare sulla richiesta del Consiglio Nazionale di Sicurezza guidato dallo stesso Poroshenko, di applicare la legge marziale nel paese. Un provvedimento che neppure durante le estese manovre militari nell’Est, durante il biennio 2014-2015, era stato preso. La sua giustificazione troverebbe senso nell’ammissione da parte russa, per la prima volta dal 2014, che unità dell’esercito avrebbero aperto il fuoco deliberatamente contro reparti ucraini.

Da una proposta iniziale di 60 giorni si è però passati a “soli” 30 giorni di applicazione della legge marziale, i quali inizieranno il 28 novembre e non dovrebbero interferire con la campagna elettorale per le presidenziali. L’inizio di questa è previsto per il prossimo 30 dicembre. Il provvedimento, votato da 276 deputati, colpisce soltanto 10 regioni del paese, ovvero quelle confinanti con la Federazione Russa e la provincia non riconosciuta della Transnistria.

L’opposizione parlamentare e alcuni membri del partito del presidente Poroshenko avrebbero chiesto elementi aggiuntivi per giustificare l’imposizione di una tale misura, potenzialmente lesiva delle libertà personali. Il Parlamento, dopo aver rallentato i suoi lavori a causa delle proteste di alcuni partiti, ha blindato la prossima data delle elezioni, il cui primo turno è fissato per il 31 marzo.

Prima della crisi Poroshenko pareva all’angolo e destinato a perdere qualsiasi sfida elettorale a causa della crisi economica che colpisce il paese. Gli ultimi sondaggi a disposizione proiettavano infatti al secondo turno una sfida fra l’ex primo ministro Yulia Tymoshenko, alla guida del partito “Patria” e Vladimir Zelenskiy. La prima, 57enne, ha una lunga carriera politica alle spalle e un’ambigua posizione nei confronti di Mosca. Durante una riunione dello stesso Consiglio di Sicurezza Nazionale nel febbraio del 2014 la Tymoshenko avrebbe insistito perché l’Ucraina accettasse l’annessione della Crimea da parte della Russia. Lo scorso ottobre la stessa avrebbe dichiarato che la popolazione ucraina avrebbe dovuto decidere riguardo l’ingresso del paese nella Nato attraverso un referendum popolare. Al contrario Zelensky, un 40enne uomo di spettacolo e attore, è completamente privo di esperienza politica e per questo attrae una consistente parte di elettorato, in questo momento alla ricerca di idee e volti nuovi.

Secondo le analisi di voto, separato soltanto da pochi decimali dall’attuale presidente, vi sarebbe anche Sviatoslav Vakarchuk, il frontman degli Okean Elzy, una delle più importanti band rock ucraine. La stessa può vantare un largo seguito anche in Russia. Vakarchuck è stata una figura largamente associata alle manifestazioni di piazza del 2014 che hanno portato alla fuga dell’ex presidente Viktor Yanukovych.

Mentre il paese si prepara alla campagna elettorale del 2019, la situazione in Ucraina appare paradossale. Le truppe dell’esercito regolare nel Donbass sono state messe in stato di allerta mentre, secondo quanto riporta l’agenzia russa Tass, l’artiglieria avrebbe attaccato diversi insediamenti dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Lugansk. Il tutto mentre Poroshenko dichiara pubblicamente di avere prove che la Russia starebbe pianificando un attacco su larga scala e le autorità russe dichiarano di aver arrestato alcuni ufficiali dei servizi di sicurezza ucraini a bordo delle navi dirette verso lo Stretto di Kerch.

In un perenne rimbalzo fra richiami al nazionalismo, improbabili cospirazioni e allusioni verso inaspettate aperture future, vi è la sola certezza che da oggi la questione del Mare di Azov fa parte della vasta sfida geopolitica tra Mosca e l’Occidente e che solamente l’elezione di un nuovo presidente in Ucraina non potrà di certo risolverla.

Twitter: @Frank_Stones

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