“Mio figlio Vito, come i bambini di San Giuliano e gli studenti dell’Aquila, è una vittima di Stato: per anni lo Stato sapeva della condizione delle scuole, ma non ha fatto nulla”. Vito Scafidi è morto il 22 novembre 2008 mentre si trovava a scuola. Aveva 17 anni e da quel momento sua madre, Cinzia Caggiano, non ha mai smesso di lottare per la sicurezza degli edifici scolastici in tutta Italia.

“All’inizio dicevano che si trattava di una tragica fatalità, un colpo di vento – racconta Caggiano – ma nel corso di processi sono venuti alla luce lavori mal fatti, per risparmiare hanno lasciato tubi di ghisa nel controsoffitto, mentre uno Stato avrebbe dovuto dare come segnale il fatto che investire nella sicurezza è un risparmio”. L’inchiesta condotta dal pm, Raffaele Guariniello, ha portato alla condanna di tre funzionari della Provincia e tre responsabili del Servizio di prevenzione e protezione  della scuola, condanne confermate anche dalla Corte di Cassazione nel 2015: “La sentenza di Cassazione ha dato insegnamenti utili in vista di una gestione della sicurezza nelle scuole – ricorda Guariniello – se ricopri il ruolo di RSPP, non puoi poi dire di non sapere, se non conosci non puoi assumere quell’incarico”.

Ma la situazione delle scuole in Italia è ancora preoccupante: secondo i rapporti sulla sicurezza scolastica realizzati da Legambiente e da Cittadinanzattiva, il 43,8% degli edifici necessita di manutenzione urgente, mentre si sono verificati nelle scuole 136 crolli di diversa entità negli ultimi 4 anni: “Qualcosa è stato fatto in questi anni, ma la strada è ancora lunga – racconta la madre di Vito che negli ultimi mesi ha viaggiato per tutto il Piemonte insieme alla carovana per la sicurezza scolastica organizzata dalla Fondazione Benvenuti in Italia – abbiamo svegliato le coscienze, il 22 novembre è diventata la giornata nazionale per la sicurezza nelle scuole e insieme al Politecnico di Torino abbiamo inaugurato il primo dottorato sull’edilizia scolastica”.
Tutto questo però non basta: “Sono rimasto deluso leggendo il contratto di governo – conclude Guariniello – perché sul tema della sicurezza a scuola e sul lavoro, non si affrontano i problemi e non si danno soluzioni, speriamo che vengano fuori delle soluzioni”. Un appello condiviso anche dalla madre di Scafidi: “Sento parlare spesso di sicurezza dai ministri di questo governo, ma spesso applicata ad altri temi: mi aspetto che si mettano una mano sulla coscienza perché non si può morire a scuola”.