Ha mai pensato di chiudere Facebook?” Silenzio. Dopo due minuti in cui la tensione era palpabile, Mark Zuckerberg inizia a parlare: “. Abbiamo pensato di sospendere Facebook, in diverse occasioni, nel 2010 e poi di nuovo qualche mese fa, per difendere la privacy delle persone coinvolte nella fuga di dati a opera di hacker”. È questa la grande ammissione fatta dallo stesso inventore del popolare social network durante la conferenza stampa online di giovedì organizzata per spiegare  quali progressi sono stati fatti nel controllo dei contenuti e per annunciare novità importanti. Zuckerberg ha tenuto a precisare che comunque l’ipotesi di sospendere Facebook avrebbe riguardato solo un numero ristretto di utenti e che, finora, non si è mai verificata. 

Novanta minuti a rispondere a domande anche impegnative, rivelando però molto poco di quello che succede negli uffici di Menlo Park. E qualche imbarazzo è evidente. Ad esempio quando a Zuckerberg viene chiesto se qualcuno perderà il lavoro dopo l’articolo del New York Times, che descrive in maniera minuziosa manovre oscure, ritardi, incertezze e insabbiamenti nella gestione di Facebook. “Sono questioni serie, abbiamo fatto le nostre indagini. Facciamo errori e impariamo. Valutiamo costantemente il rendimento di chi lavora a Facebook”. Ma il ceo del social network è stato costretto a rispondere soprattutto a domande sulle accuse di  avere sottovalutato la questione dell’influenza russa nelle elezioni americane di avere cercato di nascondere il problema anche quando i dirigenti di Facebook hanno ipotizzato che Trump avesse sfruttato Facebook per i suoi scopi politici. “Dire che volevamo nascondere quello che sapevamo o ostacolare le indagini è assolutamente falso“, ha detto Zuckerberg.