Il governo di Benjamin Netanyahu vacilla dopo l’ultimo colpo assestato dal falco Avigdor Lieberman. Il ministro israeliano della Difesa ha annunciato le dimissioni (che avranno valore effettivo tra 48 ore) durante una riunione con i deputati del suo partito. La notizia non potrebbe arrivare in un momento peggiore per il Primo ministro d’Israele, impegnato sul fronte Hamas, e potrebbe far capitolare il Governo, portando alle elezioni anticipate. La naturale scadenza della legislatura, infatti, è a novembre 2019, ma secondo molti si potrebbe andare al voto già in primavera.

“Quello che è successo ieri, il cessate il fuoco, è stata una resa al terrorismo. Non c’è altro significato”, ha spiegato Lieberman che propende da sempre per una risposta più dura contro i terroristi. Il leader dell’Israel Beytenu, il partito ultra nazionalista alleato con la maggioranza, ha spiegato di aver avuto diversi dissensi in passato con il premier, a partire dal “mancato sgombero del villaggio beduino di Khan al Ahmar e l’ok al combustibile del Qatar per Gaza”. “I due punti di svolta che mi hanno spinto alle dimissioni – ha spiegato il leader – sono stati il trasferimento ad Hamas di 15 milioni di dollari da parte del Qatar, e questo significa che abbiamo versato soldi ai terroristi, e la tregua di ieri dopo che loro hanno sparato 500 razzi”.

“È necessario andare al voto anticipato il prima possibile – ha continuato Lieberman – Dobbiamo impedire che il nostro paese si trovi in una condizione prolungata di paralisi”. L’ex ministro della Difesa ha anche sostenuto che domenica prossima si consulterà con le altre formazioni politiche della coalizione di governo per decidere la data del voto. Le elezioni anticipate, però, non sono certe. Ritirando i suoi cinque deputati dalla coalizione di maggioranza, il parlamento, la Knesset, resta di fatto in mano al Likud, il partito di Netanyahu. Una maggioranza risicata, 61 deputati contro i 59 dell’opposizione, ma comunque esistente. Tuttavia un altro partito coalizzato con quello del premier, la Casa Ebraica, guidato dal ministro dell’Educazione, Naftali Bennett, ha dichiarato che se il dipartimento della Difesa non sarà affidato al loro leader lascerà la maggioranza. Intanto non si è fatta attendere la reazione del movimento islamico palestinese, Hamas, che ha esultato per le dimissioni, definendole una “vittoria per Gaza“.

Si preannuncia quindi una lotta intestina alla destra israeliana. E a fare da ago della bilancia sarà proprio il differente approccio dei due al ‘problema sicurezza‘. Come scrive Anshel Pfeffer, analista politico di Haaretz, uno dei maggiori quotidiani di Israele, “le dimissioni di Lieberman costringeranno Netanyahu a difendere le sue impopolari decisioni su Gaza durante la campagna elettorale, che è esattamente quello che il primo ministro sperava di evitare”.

Tre le grandi sfide politiche che si presentano al leader nazionalista, secondo Pfeffer. La prima riguarda il suo partito a rischio già dall’ultima elezione della Knesset. L’Israel Beyteinu infatti ha solo sei seggi in Parlamento e la soglia è fissata a quattro. La seconda sfida riguarda i ‘cuori degli elettori di destra’. Oltre al primo ministro, infatti, anche il leader della Casa Ebraica potrebbe rivelarsi un valido avversario. Il terzo punto che interessa Lieberman, infine, è proprio la sua immagine da ministro della Difesa. Una figura risultata quasi del tutto assente negli ultimi due anni e diventata molto impopolare.

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