Addio alle domeniche gratuite tout court, ma 20 giornate a ingresso gratuito distribuite in modo diverso rispetto al passato, per far sì che siano i direttori ad avere maggiore discrezionalità nella scelta. Il ministro della Cultura, Alberto Bonisoli, spiega come intende riformare le entrate gratuite nei musei: “L’anno prossimo le giornate gratuite aumenteranno, si passerà a 20. Voglio introdurre dei criteri di gestione nei musei e non di propaganda politica”, annuncia a margine dell’inaugurazione dell’anno accademico della Fondazione Milano. Il ministro, nel suo intervento, ricorda invece la necessità di “spendere” per promuovere la cultura: “La nostra capacità di spesa non è quella che ci meriteremmo“.

Il 31 luglio scorso l’uscita a sorpresa dello stesso Bonisoli – elimineremo le domeniche gratuite” – aveva scatenato la reazione dell’opposizione e in particolare del suo predecessore e ideatore dell’iniziativa, Dario Franceschini: “Eliminare questa abitudine, buona, per una discontinuità politica è molto grave”, aveva dichiarato il deputato Pd. La proposta però era stata accolta positivamente dai principali direttori delle gallerie d’arte italiane che vedevano in questa soluzione meno problemi di “sicurezza“ e maggiore “flessibilità” nella scelta di giorno e fasce orarie.

Proprio in questa direzione dice di volersi muovere il ministro Bonisoli: “Criteri di gestione significa – chiarisce – che alcune giornate verranno decise a livello nazionale. Ad esempio, la settimana che si conclude con il 10 marzo in tutti i musei statali sarà gratuita, dal martedì alla domenica. Alcune domeniche del mese rimarranno gratuite da ottobre a marzo, le altre giornate saranno a disposizione dei singoli direttori”.

Quindi, continua il ministro della Cultura, “se Brera vuole mantenere la prima domenica del mese gratuita d’estate io sono contento, e avrà due giornate in più da mettere dove vuole”. “Se invece un museo ha troppi visitatori che arrivano durante la domenica gratuita, come il Colosseo, potrà mettere un’entrata gratuita magari in una fascia pomeridiana per gestire meglio i flussi“, argomenta Bonisoli, che ricorda infine come “dal prossimo anno tutti i ragazzi dai 18 ai 25 anni entreranno a 2 euro perché vogliamo incentivare e creare l’abitudine di andare al museo nei ragazzi che non hanno grandi mezzi economici, perché vedere una parte del nostro grande patrimonio culturale può aiutarli a crescere”, conclude.

Poco prima, nel suo intervento all’inaugurazione dell’anno accademico di Fondazione Milano, Bonisoli ha invece lamentato la carenza di fondi per la cultura: “In Italia gran parte della spesa culturale viene fatta dagli enti locali. A volte manca il coordinamento. Che non porta titoli su giornali, è lento e faticoso, e non è la prima scelta per chi vuole fare carriera politica, ma è importante”. Un altro aspetto di cui si deve occupare lo Stato è che “deve dare quattrini, ma non inondare di soldi il settore: le economie che hanno speso di più in cultura – ha ricordato – sono state le economie socialiste. Perché volevano fare passare un messaggio omogeneo. Io sarò contento fino a quando ci saranno spettacoli diversi, che anche detesterò, ma sarà perché non siamo dentro il pensiero unico”.