Se San Francesco d’Assisi non fosse stato diacono molto probabilmente non avrebbe inventato il presepe. In quella fredda notte di Natale del 1223 a Greccio, un paesino della provincia di Rieti, nel Lazio, il frate scelse di non proclamare il Vangelo della nascita di Gesù durante la messa. Preferì, invece, farlo interpretare dagli abitanti di quel paese affinché si rendessero conto delle condizioni umili nelle quali era nato quel bambino a Betlemme. Riprendendo quell’intuizione geniale e all’avanguardia di San Francesco, il salesiano don Giuseppe Costa ha ideato il video catechismo della Chiesa cattolica.

Si tratta di un’opera cinematografica multimediale e multilingue nata per diffondere e spiegare gli insegnamenti della dottrina cristiana attraverso il linguaggio e i segni della società contemporanea. Il progetto del video catechismo della Chiesa cattolica è stato realizzato dal regista Gjon Kolndrekaj e prodotto da CrossinMedia Group in coedizione con la Libreria Editrice Vaticana. Un’opera della durata di ben 25 ore, suddivise in 46 puntate, la cui realizzazione è stata avviata all’inizio del pontificato di Papa Francesco. Un lavoro durato cinque anni con riprese in 70 Paesi di tutti i cinque continenti per un totale di 16mila location, che hanno coinvolto 60mila persone in tutto il mondo. Oltre 3mila coloro che hanno letto il testo del catechismo in ben 37 lingue e 2.600 sono stati gli attori che hanno dato vita a fiction che ricostruiscono episodi biblici.

Per don Giuseppe Costa “chi opera nella comunicazione non può prescindere dalla nascita di nuove tecnologie e dal collegamento con esse. Un processo inarrestabile in una sorta di circolarità che rende l’apprendimento più ricco e vario. Un testo come il catechismo della Chiesa cattolica per la stessa tradizione ecclesiale non poteva restare soltanto cartaceo. Immagine e musica esaltano il testo scritto letto da un testimonial invitando il lettore-spettatore all’ascolto e al silenzio. Il processo di memorizzazione e comprensione può in tal modo essere potenziato e diventare più incisivo ed efficace”.

Una vera e propria sfida che ha recepito anche la nuova versione dell’enunciato del catechismo sulla pena di morte modificato recentemente da Papa Francesco. Ma anche l’intento di mostrare la prossimità ecclesiale come chiesto insistentemente da Bergoglio. “Assieme al regista – ha precisato don Costa – abbiamo voluto immagini che evocassero ed esprimessero l’esperienza concreta della Chiesa così come è vissuta ‘in uscita’. Non una casualità o una coincidenza con Papa Francesco ma una scelta pensata e voluta che ci onora e incoraggia. Arte e natura, volti, liturgia, opere di carità contestualizzano il testo che in tal modo viene annunziato nella storia. Testo e contesto per usare un binomio caro alla letteratura e alla stessa catechesi narrativa”.

Non a caso, rispondendo recentemente alle domande di alcuni giovani francesi, Bergoglio ha sottolineato la necessità di “evangelizzare in cammino. Gesù ha inviato a evangelizzare. Non ha detto: ‘Riunitevi, prendete il mate e così evangelizzate’. No. Ha inviato a evangelizzare. Allora, quando vi riunite pensate a dove potete andare: all’ospedale, alla casa di riposo per anziani, o a un centro per bambini. Pensate sempre: dove posso andare mezza giornata, e andate in gruppo”. Più volte Francesco ha ribadito che “non esiste l’evangelizzazione di laboratorio, l’evangelizzazione è sempre ‘corpo a corpo’, ‘personale’, altrimenti non è evangelizzazione”. E il Papa, riprendendo un concetto di Benedetto XVI, non manca mai di sottolineare anche che “la Chiesa non cresce per proselitismo ma per attrazione”.

Una sfida per una realtà la cui credibilità è spesso fortemente minata dagli scandali. Non a caso San Paolo VI affermava che “l’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni”. Lo stesso Francesco ha ricordato “le testimonianze negative di gente di Chiesa: preti nevrotici, o gente che dice di essere cattolica e fa la doppia vita, incoerenze, per il fatto di cercare dentro le comunità cristiane cose che non sono valori cristiani. Sono sempre le testimonianze negative che allontanano dalla vita di fede”. La sfida, dunque, innanzitutto per gli uomini di Chiesa è applicare davvero il catechismo.