Taranto ha diritto a un governo coeso e a un consiglio comunale operoso”. Sono le ultime parole che chiudono la nota inviata alla stampa con la quale Rinaldo Melucci ha annunciato le sue dimissioni dalla carica di sindaco. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la sconfitta alle elezioni provinciali che nelle scorse ore hanno proclamato presidente della Provincia ionica Giovanni Gugliotti, sindaco del Comune di Castellaneta sostenuto da diversi primi cittadini del Tarantino e dal Governatore Michele Emiliano. Non è tuttavia nella sconfitta in sé che bisogna ricercare le motivazioni che hanno spinto Melucci a rassegnare le dimissioni, ma nei numeri della sconfitta che raccontano il tradimento della stessa maggioranza dell’ormai ex primo cittadino di Taranto. Alcuni consiglieri comunali che nell’assise ionica erano in maggioranza con Melucci hanno votato per Gugliotti segnando una sorta di sfiducia nei confronti di Melucci. “Il risultato del voto per la Presidenza della Provincia – ha scritto Melucci nella nota – è inequivocabile da un punto di vista politico. Prendo atto che nonostante abbia chiesto e ricevuto dalla maggioranza il sostegno per la mia candidatura, questo sostegno è venuto meno con numeri inaspettati e considerevoli”.

Eletto nella primavera 2017 con il 50,9 percento delle preferenze, Melucci era arrivato al ballottaggio con i colori del Partito democratico e il sostegno di liste civiche che al primo turno avevano sostenuto altri candidati e tra queste quelle che facevano capo a Franco Sebastio, ex procuratore della Repubblica. La sua amministrazione, tuttavia, è stata una vera e propria battaglia interna al Pd: Melucci, outsider della politica, non era mai stato digerito dalla base del partito e ancora meno era stata gradita la scelta di affidare le deleghe assessorili a una serie di nomi non tarantini e particolarmente vicini al Governatore di Puglia. Un legame, quello tra Melucci ed Emiliano, che in un primo momento era stato particolarmente forte come testimoniato anche dal ricorso contro l’allora ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda per la cessione dell’Ilva al gruppo guidato dagli indiani di Arcelor Mittal.

Tutto è cambiato, anche se lentamente, dal 5 dicembre 2017 quando Calenda si presentò a sorpresa al municipio ionico: da quel momento la Melucci ha avviato un lento, ma evidente percorso di allontanamento rispetto alle posizioni antigovernative di Emiliano. Una separazione culminata con la decisione, in queste ultime elezioni provinciali (cosiddette di secondo grado, nelle quali cioè hanno votato solo i consiglieri comunali di tutti i comuni della provincia) in cui Emiliano ha ufficializzato il suo sostegno a Gugliotti, appoggiato dal cosiddetto Patto dei sindaci e degli amministratori locali, costituito da 15 sindaci, da larga parte del centrodestra, da formazioni civiche e da alcuni esponenti di centrosinistra. Forse è stata proprio la scelta di Emiliano a convincere alcuni consiglieri di maggioranza a votare contro il loro sindaco.

Secondo indiscrezioni sarebbero almeno due, infatti, i consiglieri comunali della maggioranza avrebbe votato per Gugliotti. O forse è stata l’estrema vicinanza di Melucci al presidente uscente della Provincia, Martino Tamburrano, storico rappresentante di Forza Italia ed ex sindaco di Massafra. Al di là delle motivazioni, il risultato è stata la sconfitta di Melucci: “Non posso che ascoltare questo messaggio e rassegnare le dimissioni da sindaco” ha quindi spiegato a poche ore dall’ufficializzazione dei risultati. Commentando invece la sua vittoria, Gugliotti ha sottolineato di “avere osato, rischiato e vinto”. “La Provincia di Taranto diventa la ‘Casa dei Territori’- ha detto il nuovo Presidente della Provincia – la forza del nostro modello è stata travolgente ed ha coinvolto un largo numero di amministratori, addirittura superiore a quello dei sottoscrittori del Patto. È un segnale netto, questo voto: tutti i comuni della provincia – ha puntualizzato  Gugliotti – volevano il cambiamento e hanno trovato nella nostra proposta programmatica il modo per attuarlo”.

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