In primo grado, nel troncone del processo “Gotha” che si è celebrato con il rito abbreviato, è stato assolto perché il fatto non sussiste. Stamattina però tutti i beni dell’imprenditore Michele Serra sono stati confiscati dalla Direzione investigativa antimafia che ha eseguito un provvedimento della Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria. Su proposta del direttore della Dia e sotto il coordinamento del procuratore della Dda Giovanni Bombardieri, la confisca ha riguardato cinque aziende, sette immobili e diverse disponibilità finanziarie per un totale di 25 milioni di euro.

Imprenditore molto noto nel settore del commercio di prodotti casalinghi ed alimentari, Michele Serra (51 anni) nel maggio 2016 era stato coinvolto nell’operazione “Fata Morgana”, poi confluita nel maxi processo “Gotha”. Era accusato di intestazione fittizia di beni con l’aggravante di aver commesso il fatto al fine di agevolare gli interessi nella grande e media distribuzione alimentare della cosca Tegano di Archi. Nel marzo scorso Serra è stato assolto. Nel frattempo, però, le indagini svolte dalla Direzione Investigativa Antimafia sull’intero patrimonio di Serra hanno portato al sequestro a carico dello stesso, di beni aziendali e personali. Oggi, secondo gli inquirenti, “la confisca ne ha acclarato la ‘pericolosità sociale qualificata’ per la contiguità con soggetti di primissimo piano della ‘ndrangheta reggina”.

In sostanza, la sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Reggio ha tenuto in considerazione le dichiarazioni del pentito Enrico De Rosa e della testimone di giustizia Brunella Latella secondo cui ci sarebbe una “stretta vicinanza” dell’imprenditore Michele Serra con la cosca Labate conosciuta con il soprannome dei “Ti mangiu”. “Malgrado la recente assoluzione dal reato di intestazione fittizia nell’operazione ‘Fata Morgana’, – è scritto in una nota stampa della Dia – la magistratura ha ritenuto che i dati emergenti da quel procedimento ‘siano ulteriormente emblematici, per le caratteristiche dei fatti, della personalità del Serra imprenditore quale soggetto capace di muoversi con abilità e spregiudicatezza nell’ambito della dimensione affaristico-mafiosa”. Ecco perché nei confronti dell’imprenditore reggino è stata disposta anche la misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di residenza o di dimora per la durata di 3 anni.

Nella prima sentenza del Riesame, che nel giugno 2016 aveva confermato il sequestro preventivo dei beni oggi confiscati a Serra, i giudici avevano fatto riferimento a una ‘ndrangheta capace “di influenzare ogni ganglio vitale della realtà istituzionale della provincia reggina in un contesto che vede, anzitutto, una sorta di riposizionamento dell’associazione mafiosa nel settore della grande distribuzione alimentare”. Ritornando alla confisca di oggi, gli agenti della Dia hanno applicato i sigilli a sette immobili, cinque aziende, di cui quattro società di capitali ed una ditta individuale, tutte con sede a Reggio Calabria ed operanti nei settori della vendita al minuto e all’ingrosso di prodotti alimentari ed ortofrutticoli, di giocattoli e casalinghi, nonché della ristorazione. Nel dettaglio, sono stati confiscati 4 supermercati di rilevanti dimensioni (con marchio “Center Stock” e “Cash&Carry”) e magazzini per oltre 3mila metri quadrati di estensione.