“Ci vendiamo i gioielli di famiglia. È una situazione che dimostra come il capitalismo italiano non sviluppa se stesso. Questo mi pare il primo problema”. Così la segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso, ha commentato la vendita di Magneti Marelli alla giapponese Calsonic Kansei: “Ben venga che l’azienda garantisca gli attuali livelli occupazionali. Abbiamo però delle domande sulle prospettive del gruppo Fca, sullo spezzatino (dei vari marchi, ndr.) e sul significato dell’operazione. Credo che la situazione rafforzi la necessità di aprire un confronto con il governo sul settore auto. La cessione in qualche modo cambia la natura e l’organizzazione del settore e di Fca”.

Per bocca del suo ad, Mike Manley, la multinazionale italoamericana fa sapere che “l’accordo è un’opportunità ideale per accelerare la crescita futura di Magneti Marelli a beneficio dei suoi clienti e delle sue persone eccezionali”. Il manager inglese ha ricordato che era stata “esaminata attentamente una serie di opzioni per consentire a Magneti Marelli di esprimere tutto il suo potenziale nella prossima fase del suo sviluppo”, fra cui la quotazione in Borsa dopo lo scorporo da FCA (come fatto con Ferrari), ed ha sottolineato che “le attività così combinate continueranno a essere uno dei partner commerciali più importanti di Fca e vorremmo vedere questo rapporto crescere ulteriormente in futuro”.

Ma, nonostante tutte le rassicurazioni del caso, il prossimo 30 ottobre ci sarà di che discutere all’incontro convocato dal Ministero dello Sviluppo Economico per fare il punto sulla situazione del settore automotive nel nostro Paese: alla riunione sono invitati i segretari nazionali di tutti i sindacati. Tuttavia il caso Magneti Marelli era sotto la lente di ingrandimento già da un paio di anni.

Alla fine del 2016 il compianto Sergio Marchionne, ex numero uno di FCA, aveva anticipato il processo di separazione dell’azienda di Corbetta dal gruppo Fiat Chrysler. “Non abbiamo messo in vendita la Magneti Marelli, ma nel medio-lungo termine, probabilmente, il suo futuro sarà altrove”, diceva il boss italocanadese: “Nel frattempo, fino a quando non arriverà quel momento, la Magneti Marelli è essenziale perché ci dà una base tecnologica per lo sviluppo dell’auto che altrimenti non avremmo. Bisogna tenersela vicina in maniera intelligente”.

Posizione che, un anno dopo, era già più determinata: “Ci sono delle attività che non appartengono a un produttore di auto, per esempio la componentistica. Il gruppo deve essere purificato da queste realtà”, aveva dichiarato Marchionne prima delle qualifiche del Gran Premio di F1 di Monza 2017. Il manager abruzzese, addirittura, profetizzava la data in cui si sarebbe potuto chiudere l’affare: “Spero che possa succedere prima della fine del 2018”.

Secondo Marchionne, lo scorporo (o la cessione) di Magneti Marelli, sarebbe servito a “depurare il titolo per creare valore per gli azionisti e per rendere FCA un costruttore adeguato”. Un’operazione portata a termine dal suo successore, Manley, con un intento ulteriormente chiarito da Marchionne già lo scorso aprile: “Lo spin-off consentirà a FCA di ulteriormente focalizzarsi sul proprio portafoglio core e allo stesso tempo di migliorare la propria struttura di capitale. La separazione di FCA e Magneti Marelli è un ingrediente chiave del business plan 2018-2022”.

Il bottino da 6,2 miliardi incassato da FCA per la cessione di Magneti Marelli darà una boccata di ossigeno alle finanze del costruttore – secondo alcuni analisti, a fine anno la liquidità netta di FCA potrebbe essere di 8 o 9 miliardi – consentendogli di mettere realmente in moto il piano industriale presentato a giugno. In quest’ultimo, sono previsti 45 miliardi di euro di investimenti, di cui 9 da destinare in tecnologie di elettrificazione. All’orizzonte ci sono lo sport utility di medie dimensioni a marchio Maserati e quello di taglio large di Alfa Romeo, brand che avrà anche un suv compatto: sono questi i tre progetti più importanti in termini di volumi di vendita. Poi sarà il turno delle sportive, anche se la prima del lotto ad arrivare potrebbe essere l’Alfa GTV, versione coupé della Giulia con propulsione elettrificata e 600 cavalli di potenza. Senza contare l’elettrificazione del marchio Jeep, che potrà presto contare sulla versione ibrida plug-in della Renegade, prodotta in Italia.

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