Il decreto fiscale modifica un altro pezzetto del Jobs act renziano. Dopo il decreto dignità che ha limitato l’uso di contratti a termine, arrivano ritocchini in materia di cassa integrazione straordinaria. Nel dettaglio, all’articolo 25 del decreto, il governo gialloverde concede la proroga della cassa straordinaria non solo per i casi di riorganizzazione o crisi aziendale, ma anche a seguito di un contratto di solidarietà per un periodo non superiore ad un anno “alle medesime condizioni e nel limite delle risorse finanziarie”. Che cosa significa esattamente? L’esecutivo ha ampliato lo spazio per le aziende che vogliono tentare la strada del risanamento.

“La proroga è disposta in deroga alla normativa a regime sulla durata massima dei trattamenti di Cigs, entro il limite massimo complessivo di spesa di 100 milioni di euro per ciascuno degli anni 2018 e 2019, previo accordo stipulato in sede governativa presso il ministero del lavoro e delle politiche sociali, con la presenza della Regione o delle Regioni interessate”, spiega la relazione illustrativa al provvedimento. Tecnicamente, in tempi di crisi, si tratta dunque di una boccata d’ossigeno per le imprese. “E’ stato ampliato lo spazio d’azione, ma non sono state previste risorse aggiuntive. Sono state piuttosto sfruttate quelle già esistenti che non erano state spese” spiega al fattoquotidiano.it Corrado Ezio Barachetti, Coordinatore nazionale del mercato del lavoro Cgil. Ed in effetti la relazione tecnica del 13 ottobre precisava che “l’importo totale delle risorse finanziarie necessarie per la copertura degli interventi già concordati nell’anno 2018 è pari a poco più di 39 milioni. Residuano, pertanto, 60 milioni di euro per l’anno 2018, cui si aggiungono i 100 milioni già stanziati per l’anno 2019”.

Inoltre, il decreto elimina anche il limite di accesso alla Cigs per un organico aziendale di almeno 100 unità lavorative. Alla base di questa scelta, la volontà del governo di valutare l’azienda in base al peso sul territorio. “E’ di tutta evidenza che a livello territoriale anche imprese con organico inferiore alle 100 unità possono avere un impatto occupazionale e una rilevanza strategica notevole. Pertanto, si propone di consentire anche a queste imprese l’accesso alle proroghe di Cigs”, prosegue la relazione al decreto da cui scompaiono le norme per i lavoratori degli ex impianti di Termini Imerese e Gela, oltre alla misura sulla mobilità in deroga concessa ai lavoratori delle aree in crisi che hanno cessato o cessano la mobilità ordinaria o in deroga dal 22 novembre 2017 al 31 dicembre 2018. Secondo la relazione illustrativa del 13 ottobre, quest’ultima misura avrebbe giocato a favore soprattutto della Regione Campania che, a suo tempo, aveva quantificato il suo fabbisogno in poco più di 27 milioni di euro con un effettivo utilizzo di fondi che, a metà ottobre, ammontava a 1,8 milioni. Avrebbe quindi configurato un intervento ad hoc su cui il governo non è voluto entrare nell’immediato.

Ma, con ogni probabilità, l’intervento verrà recuperato successivamente. “Credo e spero che l’eliminazione di buona parte della materia del lavoro dal decreto fiscale sia legata all’idea di superare la politica tappabuchi nelle emergenze per immaginare un più ampio intervento di sistema di cui il Paese ha bisogno – riprende Barachetti -. La riprova è negli ultimi dati Inps che mostrano come, esauriti gli ammortizzatori del Jobs Act sui 24 mesi, la Naspi aumenti inesorabilmente. Ci auguriamo che il governo chiami a raccolta sindacato e imprese che possono fornire un importante contributo nel disegnare nuove misure. Sono infatti ormai evidenti i limiti degli interventi previsti dal Jobs act e dal fondo di solidarietà. C’è bisogno di soluzioni diverse ai problemi delle imprese con nuove risorse che non possono essere quelle già stanziate dal governo Gentiloni”.

Sullo sfondo resta il rischio che anche il nuovo provvedimento del decreto fiscale finisca solo con l’allungare la vita di aziende decotte differendo nel tempo l’impatto sociale della chiusura. Non a caso in più occasioni, il sindacato autonomo Cub ha denunciato l’uso degli ammortizzatori sociali come una sorta di bancomat delle imprese per accompagnare i lavoratori verso il pensionamento. Un fenomeno che si è manifestato persino in casi di grandi gruppi come la vecchia Alitalia.

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