L’onda verde invade anche l’ultimo pezzo di Nord-Est. Dopo il tradizionale dominio del Veneto e il trionfo più recente in Friuli Venezia Giulia, la Lega ora conquista – con grandi numeri – anche il Trentino Alto Adige. A Trento la lista dei salviniani supera il 27% e trascina la coalizione di centrodestra alla conquista del governo della Provincia. Il suo candidato, il sottosegretario alla Sanità Maurizio Fugatti, è il nuovo presidente e non serviranno alleanze: la soglia del 40% che assegna il premio di maggioranza è stata abbondantemente superata.  A Bolzano i risultati definitivi fotografano il calo dell’Svp e soprattutto la rottura dell’alleanza col Pd (crollato al 3,8): l’asse ora si sposterà verso un patto col Carroccio che in Alto Adige per questo motivo ha scelto di correre da solo.

Caduta la Regione delle due Province autonome, ultima roccaforte del Centrosinistra, l’unica chiazza rossa nell’Italia settentrionale resta il Piemonte amministrato da Sergio Chiamparino, dove però si andrà alle urne il prossimo anno. La Lega, praticamente assente cinque anni fa, ora piazza quattro consiglieri a Bolzano e fa incetta di seggi a Trento. Significa avere il controllo del consiglio regionale, formato dalla somma dei due provinciali, e strappare al Partito democratico la relazione privilegiata con la Südtiroler Volkspartei – che il 4 marzo mandò Maria Elena Boschi in Parlamento – e con le due ricche Province autonome.

Lo stesso Matteo Salvini aveva puntato forte sul progetto di conquista del Nord-Est, con una lunga campagna elettorale fatta di vari tour in Trentino come in Alto Adige, dove ha partecipato anche a feste popolari in lingua tedesca. Il risultato delle urne restituisce la conferma della Lega come  primo partito al Nord. E lo stesso ministro dell’Interno non manca di sottolineare come questa sia stata la prima prova elettorale per il nuovo governo. “Sono le prime elezioni vere dopo 4 mesi di massacro mediatico”, ha detto Salvini in conferenza stampa, aggiungendo che “a Trento e Bolzano c’è gente che sa far di conto ” e quindi il risultato del Carroccio “vuol dire che è soddisfatta di quello che la Lega ha fatto nei primi quattro mesi”. Non a caso, il secondo a esultare è il governatore del Veneto, Luca Zaia: “La Lega viene premiata come forza di Governo e come forza che è autonomista“.

Fugatti: “M5s? Ha pesato no a tunnel” – Mentre il M5s deve ancora masticare amaro in due Province dove non riesce a fare breccia nell’elettorato. “Il voto nazionale è sempre diverso da quello provinciale, in ogni caso io non valuto i risultati altrui. Certo credo che una lista che corre da sola a fronte di una coalizione di nove partiti abbia anche fatto scattare il voto utile”, ha commentato Fugatti in merito al risultato dei partner di governo. Quando gli viene domandato se il pragmatismo leghista abbia pagato di più, aggiunge: “Certo mettere in discussione il Tunnel del Brennero a una settimana dal voto… un’opera già avviata. I trentini di certo l’hanno valutato. In ogni caso il Tunnel serve, così come serve la Valdastico: ormai sono solo più l’estrema sinistra e il M5s a non essere d’accordo”. Un altro segnale, oltre alla dichiarazione di Zaia, degli intenti della Lega nel Nord-Est.

Il grande sconfitto però rimane il Partito democratico che, assente con i suoi big a Bolzano e diviso in Trentino, non ha neanche provato a resistere nella sua unica roccaforte tra le Alpi. In Trentino il centrosinistra si è presentato senza l’appoggio fondamentale del Patt di Ugo Rossi, governatore uscente, che ha scelto di candidarsi da solo dopo il rifiuto dei vertici locali dem a un rinnovato appoggio. Una situazione che ha spianato la strada al centrodestra compatto.

I numeri – Lo spoglio delle schede nei seggi della provincia di Trento ha fin da subito certificato il boom di Salvini. Terminato lo scrutinio in tutte le sezioni, si è consolidato il successo della coalizione di centrodestra, arrivata al 46%, sei punti percentuali sopra il 40% necessario per avere il premio di maggioranza e governare. Merito soprattutto dei voti al Carroccio, risalito fino al 27%. Il Pd riceve la metà dei consensi (13,8%). Come prevedibile, il centrosinistra autonomista diviso si spartisce l’elettorato: il governatore uscente Ugo Rossi mantiene i voti del suo Patt e conquista da solo il 12%, mentre il renziano Giorgio Tonini arriva sì al 25%, ma soprattutto grazie all’exploit della lista Futura 2018 – che riunisce Verdi e la sinistra della società civile – e arriva quasi al 7 cento. Il M5s non sfonda neanche a Trento: il candidato Filippo Degasperi è sempre fermo al 7%, migliorando di poco più di un punto il risultato del 2013.

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